108 anni per L’Amico del Popolo!

Nel primo numero, uscito il 3 gennaio 1909, una lettera da un emigrante Salcese.

Quest’anno si festeggia il 108° anniversario della prima uscita del settimanale cattolico L’Amico del Popolo, infatti il numero 1 porta la data di Domenica 3 Gennaio 1909.

In quel numero, tra i vari argomenti, veniva riservato lo spazio “La pagina dell’emigrante”, introdotto con alcune osservazioni:

“Ben volentieri il nostro giornale consacra le sue colonne per la causa santissima dell’emigrante italiano, costretto a portarsi ogni anno in terra straniera, affine di procurare un tozzo di pane a se ed alla famiglia. Noi lo seguiremo al di là della patria, prenderemo parte ai suoi dolori ed ai suoi sacrifici, cercheremo di interessarci del suo bene morale ed economico, di far giungere fino a lui una sincera parola di conforto e di aiuto. Oggi incominciamo col pubblicare una breve letterina la quale rivela le tristi condizioni morali dei nostri poveri emigranti e mostra l’assoluta necessità della stampa cattolica.”

“Caro amico del popolo, appena ho sentito che nella nostra provincia deve uscire un giornale cristiano mi sono rallegrato assai e dissi dentro di me: sia lodato il Signore.

Io amo il lavoro, poiché dal mattino alla sera le mie braccia sono sempre in moto, ma amo, nel tempo stesso, anche la religione che imparai dalla bocca dei cari genitori, vecchi di santa memoria che ora non sono più e che non dimenticherò mai. Sì amo la religione e lo dico con voce forte senza paura e senza rossore, perché l’esperienza mi ha  insegnato, tanto qui in Italia quanto all’estero, che coloro i quali stanno con Dio ed osservano la sua legge, sono più buoni e più giusti degli  altri, lavorano con maggior interesse, frequentano meno le osterie, hanno più affetto alla famiglia, portano a casa maggiori guadagni.

Da 12 anni io conduco una vita di povero emigrante. Ogni primavera devo prendere il mio fagotto, dare un bacio alla sposa ed ai figli, passar  il confine e stabilirmi a Lucerna.

Nessuno sa quello che ho sofferto nell’anima e nel corpo, là sui lavori. Nel corpo, sudori continui, fatiche immense, vitto e alloggio pessimo: nell’anima, pericoli, inganni d’ogni sorta.

Bestemmie, imprecazioni, parole scandalose, sono il  linguaggio comune degli operai………, e tutto il giorno bisogna sentir questa antifona. La sera, quando si ritorna stanchi a ricovero, si fa innanzi il venditore di giornali, tutti lo assalgono tutti vogliono leggere. Che razza di giornali!!……

Parlano contro Dio, la Madonna, il Sommo  Pontefice, i sacerdoti: infondono a piene mani l’immoralità e l’ingiustizia, spingono continuamente allo sciopero: insegnano a diventare cattivi per forza. Qualche volta ho comperato anch’io il foglio dei compagni, per vedere se vi erano notizie dei nostri paesi, ma subito, indispettito e nauseato, lo gettai nel fuoco.

Venga, adunque oh! Si, venga un buon giornale, il quale s’interessi di noi emigranti, procuri il vero nostro bene, senza offendere la religione dei nostri padri e la santità delle nostre famiglie. Io cercherò di farlo conoscere agli amici e spero quanto prima di mandare alcuni abbonamenti.”

Pensate che questa lettera è partita proprio da Salce.

Infatti riporta: Salce di Belluno, 24 dicembre 1908, firmata con la lettera “G”.

Credo non sarà facile risalire al firmatario, ma sarebbe certamente interessante sapere chi ne è stato l’autore o la sua famiglia.

Che dire; la tradizione di Salcesi dalla penna “facile” è una realtà che viene da lontano.

 

(Dal Col Maòr n. 1 del 2009)

 

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