Il milite ignoto

Il Milite Ignoto è un militare morto in una guerra il cui corpo non è stato identificato e che si pensa non potrà mai essere identificato.

Al termine del primo conflitto mondiale (1914-1918), in tutte le nazioni nelle quali si era combattuto, si procedette alla pietosa opera di ricerca delle salme insepolte dei caduti ed alla loro dignitosa tumulazione.

Nella nostra nazione l’opera non fu facile. L’Italia aveva avuto settecentomila caduti su un fronte che si estendeva dallo Stelvio all’Adriatico. Questi caduti erano tumulati prevalentemente in piccoli cimiteri, allestiti dalle stesse unità combattenti, a ridosso delle trincee.

Ai caduti italiani dovevano poi aggiungersi quelli dei paesi alleati e soprattutto di quelli avversari, verso i quali la pietà ed il rispetto umani imponevano un analogo trattamento.

Nel 1920, mentre le opere di ricerca dei caduti e di bonifica dei campi di battaglia erano ancora in corso, il colonnello italiano Douhet lanciò l’idea di commemorare i sacrifici e gli eroismi dell’intera nazione onorando la salma di un nostro soldato non identificato, collocandola in un luogo che fosse il simbolo della grandezza di tutti i soldati d’Italia, segno della riconoscenza dell’Italia verso tutti i suoi figli ed altare del sacro amore per la Patria.

La proposta di Douhet ebbe subito un’enorme risonanza : idealmente si vedeva nel caduto senza nome colui che poteva rappresentare il marito, il padre o il figlio di quanti non avevano la possibilità di onorare le spoglie del familiare disperso. Questa idea varcò anche i confini nazionali e fu rapidamente realizzata da Francia, Inghilterra e Stati Uniti.

Nell’agosto del 1921 la proposta di Douhet fu presentata in Parlamento ; il relatore concluse il suo intervento dicendo : “Noi pensiamo che una cerimonia austera debba aver luogo a Roma il prossimo 4 novembre. Noi pensiamo che il luogo della sepoltura debba essere l’Altare della Patria.”

Una commissione composta da decorati provenienti da tutte le Armi venne incaricata della selezione delle salme, dalle quali si sarebbe poi scelta quella da destinare a Roma. Le disposizioni prescrivevano che le ricerche dovevano essere condotte nei tratti più avanzati dei principali campi di battaglia : Rovereto, Pasubio, Asiago, Monte Grappa, Montello, Caposile, Cadore, Gorizia, Fiume Isonzo, San Michele, Monfalcone.

Quando il lavoro fu terminato, rimase da stabilire chi degli undici selezionati (uno per ciascuno dei campi di battaglia sopra citati) doveva essere il prescelto. Fu deciso che la mamma di un soldato disperso in guerra avrebbe proceduto alla scelta di una delle casse.

I feretri, tutti rigorosamente uguali, furono portati nella basilica di Aquileia dove, il 28 ottobre 1921, nel corso di una suggestiva cerimonia, la triestina Maria Bergamas, madre dell’irredentista Antonio Bergamas (caduto sull’Altopiano dei Sette Comuni e mai più ritrovato), effettuò la triste scelta. Le undici bare furono allineate nella navata centrale della basilica ; di fronte alla seconda bara Maria non resse all’emozione e s’accasciò con un pianto disperato sul feretro.

Il Milite Ignoto era stato scelto: Egli riposerà per sempre all’Altare della Patria a Roma.

Bara

I dieci rimasti furono tumulati in forma solenne nel cimitero retrostante la cattedrale di Aquileia e Maria Bergamas li raggiunse in quella stessa terra alcuni anni dopo.
Nel pomeriggio di quel 28 ottobre il feretro, avvolto nel tricolore e collocato su un affusto di cannone, venne caricato su un convoglio ferroviario appositamente predisposto.
Il viaggio si compì sulla linea Aquileia-Venezia-Bologna-Firenze-Roma a velocità modestissima.

Il convoglio si fermò in tutte le stazioni, grandi e piccole, in modo che la popolazione avesse modo di onorare il suo nuovo eroe. La risposta della popolazione fu stupefacente. Migliaia e migliaia furono gli Italiani che accorsero a rendere omaggio al feretro nel suo ultimo viaggio.

Molte furono le scene commoventi e strazianti. Non mancarono nemmeno gli incidenti: ci fu chi, sventolando bandiere rosse, contestò quella manifestazione militarista e nazionalista, provocando la reazione di ex combattenti e reduci che spesso indossavano la camicia nera. Il bilancio di sangue di quegli scontri fu di una decina di morti e circa duecento feriti.

La sera del 3 novembre il convoglio arrivò alla stazione Termini di Roma ed il feretro fu trasportato in piazza Esedra nella basilica di Santa Maria degli Angeli (la sede della diocesi militare) dove, vegliato dai commilitoni, il Milite Ignoto attese l’alba del terzo anniversario della vittoria.

E così il 4 novembre 1921, tra il suono di tutte le campane di Roma, il corteo lasciò la basilica di Santa Maria e raggiunse Piazza Venezia in un tripudio di popolo. Portato a spalla da reduci decorati di medaglia d’oro al valor militare, il Milite Ignoto salì al Vittoriano e collocato nel sacello posto sotto la statua della dea Roma, mentre le bandiere di guerra di tutti i reggimenti che avevano preso parte al conflitto rendevano onore.

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Al Milite Ignoto fu concessa la medaglia d’oro al valor militare con questa motivazione :
“Degno figlio di una stirpe prode e di una millenaria civiltà, resistette inflessibile nelle trincee più contese, prodigò il suo coraggio nelle più cruente battaglie e cadde combattendo senz’altro premio sperare che la vittoria e la grandezza della Patria”.

Questa fu la più grande manifestazione patriottica che la nostra nazione abbia mai vissuto.
La regia celebrativa fu così coinvolgente che il monumento in onore del re Vittorio Emanuele II, fondatore dello stato unitario, non sarà più ricordato come il Vittoriano, ma come l’Altare della Patria. E fu in questo clima di commozione che i paesi italiani iniziarono ad erigere i monumenti a ricordo dei loro cittadini che dalla guerra non tornarono.

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Il monumento ai caduti di Salce (Belluno)

(Dal Col Maòr n° 2 del 2005)

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