20 anni dalla fine della Cadore

«Quasi in silenzio, così come aveva operato per quarantatre anni, è scomparsa dai quadri del IV Corpo d’Armata Alpino lasciando dietro di sè un ricordo incancellabile, già patrimonio della storia delle genti della montagna veneta. La lenta agonia della Brigata Cadore, la più giovane delle brigate alpine dell’Esercito italiano, è terminata con un atto di eutanasia».

Così il Gazzettino dava notizia dello scioglimento della Brigata Cadore, il 10 gennaio 1997.

Dalle pagine del Col Maòr il nostro caro DEM scriveva:

ADDIO “FANFARA CADORE”

Belluno, Piazza dei Martiri, 10 gennaio 1997, lo speaker (ten. col. Giuliano Pastori) annuncia che ha inizio la cerimonia militare di saluto alla Brigata Alpina Cadore, ufficialmente sciolta con quella data, alla presenza del Capo di Stato MAggiore dell’Esercito, Bonifazio Incisa di Camerana e del comandante i 4° Corpo d’Armata Alpino, Angelo Becchio.

Fa il suo ingresso la fanfara della Brigata, ritmato dal suono dei tamburi. Sono in tribuna, accanto al presidente della Sezione Alpini di Feltre Giangi Bonzo e ilprimo groppo di commozione della mattinata mi prende: in quella piazza tanto cara ai bellunesi, detto anche il”salotto buono” della città, non rieccheggieranno più le note del “33” e di una fanfara alpina. Ciao lucidi tromboni, ciao bianchi tamburi con la rossa scritta C-A-D-O-R-E, ciao mazziere dalle coreografiche evoluzioni, addio vecchi ricordi di complicati caroselli.

Trentatre, trentatre,trentatre… e le bianche ghette degli alpini sembrano le zampedi tanti stambecchi eleganti, tutte perfettamente su e giù al passo …trentatre, trentatre, trentatre…

Ricordi vicini e lontaniaffollano la mente: tante sfilate in innumerevoli città d’Italia, tanti giuramenti alla “Salsa”, un’esibizione sulla Marmolda a termila metri nel turbinio del nevischio, un’improvvisata esibizione a Salce per allietare il pranzo dei nonni e piùlontano, trentatre anni fa, all’inaugurazione del Gruppo Alpini.

Ricordi nitidi nella memoria, ma purtropposolo ricordi che il tempo inesorabilmente renderà sempre meno nitidi.

14 gennaio 1997, il Teatro Comunale di Belluno, in occasione di una serata con le Frecce Tricolori, ospita per l’ultima esibizione la fanfara della “Cadore”. Il teatro gremito di anziani edi giovani vive il concertod’addio con calorosa partecipazione di apllausi.

I volti di quei ragazzi sono i volti di una schiera di commilitoni che li hanno preceduti in quarantatre annie ci sembrano tirati da una intima commozione di distacco dal loro maresciallo istruttore, si scioglie anche la bella compagnia strumentale legata dalla stessa passione, ma soprattutto legatada tanta amicizia.

E quei ventenni col cappello alpino trasfondono in noi la loro stessa commozione ma anche per noi è un distacco.

Applaudiamo in piedi l’inno di Mameli, applaudiamo freneticamente il loro canto “La bella del CAdore,che amore, che amore”…

E quei giovani si accomiatano dagli amici bellunesi, sì amici, con l’ultimo trentatre, sfilando lungo la corsia centrale del teatro al suono della nostra cara marcia e li accompagna un battimani che vorrebbe essereun abbracio di gratitudine.

Grazie…

La serata continua, ma fuori sulla piazza quei trenta alpini gridano un potente triplice Hurrà all’indirizzo del “loro” maresciallo e sciolgono le righe improvvisando per l’ultima volta un accorato “trentatre”.

Grazie ragazzi della nostra fanfara, ma non è un arrivedereci.

Mario Dell’Eva

 

Mario, per una volta, si sbagliava. Infatti da allora decine sono state le uscite della nostra cara “Fanfara della Cadore”, per caroselli e sfilate presso Gruppi, Sezioni e per le nostre adunate nazionali.

E a Treviso, a maggio, sarà ancora una grande emozione, ricordando le parole di Mario, aspettare i nostri ragazzi, ora “Congedanti della Fanfara Cadore”, per vederli sfilare come quel lontano gennaio del 1997.

E questo è un arrivederci!

Arrivederci, FANFARA CADORE!!!

 

Il discorso del Gen. Gadia

Ufficiali, Sottufficiali, Alpini, Personale civile della “Cadore”.
Oggi 10 gennaio 1997, serrati nei ranghi al cospetto delle nostre bandiere, testimoniamo l’inizio del provvedimento ordinativo che sancirà ufficialmente, il 31 gennaio la cancellazione del nome “ “Brigata Alpina “Cadore” ” quale G.U. elementare dal quadro di Battaglia dell’Esercito italiano.
Con tale atto è posto fine al travaglio ordinativo che ci ha investiti tutti, senza l’esclusione di alcuno, con livida consapevolezza fin da quell’ormai lontano luglio 1995 che vide lo scioglimento del 6° Rgt. A. Mon.
Già allora capimmo che la “Cadore” cessava di esistere perché privata del supporto di fuoco ed il 21 ottobre, ad ulteriore riprova, veniva contratto ordinativamente il 12° Rgt. Alpini, erede dei “Mascabroni del Cadore” costringendo, Voi del !2°, ad aggrapparvi al vostro ostinato orgoglio personale per sopravvivere ed onorare la vostra encomiabile dignità professionale.

Ci accomiatiamo qui, in veste anche di cittadini onorari, in questa piazza dell’ospitale e civile Belluno, al cospetto della cittadinanza e delle Dolomiti bellunesi che sono stati banchi di prova di assuefazione alla fatica, di addestramento, di solidarietà per generazioni di alpini in armi dall’ormai lontano 1° luglio 1953.
Idealmente ci accomiatiamo anche da Longarone, Arcade, dalla lontana Cardeto in terra di Calabria, Marostica, Bassano e Conegliano che ci hanno conferito analogo ambito riconoscimento, da Feltre, Pieve di Cadore, Agordo, S. Stefano di Cadore, Livinallongo, ove stazionano o stazionavano reparti con appunto alla manica sinistra lo scudetto della Cadore.
Ci accomiatiamo alla presenza degli ex comandanti, vice comandanti, capi di stato maggiore, che hanno incarnato la continuità della Cadore e l’hanno servita amandola come cosa viva.

Suggellano l’evento ed attestano la partecipe fratellanza della forza armata e degli alpini in armi, il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito ed il Comandante del 4° C.A. Alpini.
Si stringono attorno a noi i parlamentari, le autorità civili, militari e religiose della città e della provincia, i corpi armati, i sodalizi, le associazioni di categoria, che ringraziamo per averci espresso, in ogni circostanza la loro particolare ed affettuosa attenzione, le associazioni combattentistiche e d’arma, tra cui la fraterna associazione alpini che ci è stata vicina e che con amara consapevolezza ma con cristallina onestà intellettuale ha condiviso con noi l’inevitabile terapia della ristrutturazione affinché altri possano sopravvivere e che oggi, con la presenza del Labaro e del Presidente nazionale, ci porta il saluto di tutti gli alpini in congedo.
44 anni di presenza sul territorio hanno creato un ineguagliabile legame tra la comunità civile e la Brigata, legame fatto di solidarietà, di esaltante convivenza, di reciproco rispetto, legame sancito anche dal conferimento dell’Agordino d’Oro e del premio De Luca, espressioni tangibili del sentimento di affetto della popolazione.

Vi ringrazio, civili comunità cadorine per ciò che avete dato alla vostra Brigata e ringrazio in particolare la parte di voi che ha servito per lunghi anni in veste di U. e Su. nei nostri ranghi con onore e spirito di servizio e che ha trovato qui, in questa ospitale terra, la sua dimora. Il mio saluto va infine a chi ha arricchito con il proprio servizio di leva la nostra istituzione, portando alla “Cadore” il proprio cuore e il proprio intelletto. Un riverente pensiero ai nostri caduti ed a coloro che sono “andati avanti” indicandoci al via dell’onore e del sacrificio.
Il saluto va ora al 7° Reggimento e al 16° Reggimento Belluno che il 1° Febbraio passeranno alla dipendenze della consorella “Julia”.
Vi saluto, Ufficiali, Sottoufficiali ed alpini alla presenza del gen. Marinelli che avrà tra poco l’onore di avervi alla sue dipendenze.
Entrate nei ranghi della “Julia” orgogliosi di essere appartenuti alla “Cadore” e servitela come avete servito la “Cadore”. Vi accompagni il mio affetto e la mia gratitudine di comandante in questo viaggio ordinativo che lascerà immutate le vostre sedi stanziali di Feltre e Belluno e non comprometterà pertanto l’esaltante rapporto con l’ambiente esterno. A tutti Voi, buona fortuna.
Allo Stato Maggiore della “Cadore” e al Reparto Comando e Supporti tattici, suo braccio operativo, i sensi più profondi della mia riconoscenza per essermi stati vicini con la loro indiscussa professionalità e la loro ammirevole generosità. Lo smembramento della vostra compagine funzionale non vi rattristi più di tanto perché porterete sempre nel cuore l’orgoglio di essere stati il motore propulsore della Cadore.
Un grazie particolare alla fanfara ed al coro, nostri ingualcibili biglietti da visita presentati in maniera impeccabile in numerosissime circostanze.
A Voi tutti Buona fortuna!

Voi Superstiti del 12°, rappresentate la continuità della tradizione che alligna nelle radici del “Pieve di Cadore” con i suoi centodieci anni di storia e quale esigua compagine militare avete custodito, saldi nel morale, il vostro vessillo dal 21 ottobre 1995, giorno di contrazione a quadro del vostro reggimento.
La consegna della custodia volge ora al termine e voi vi apprestate in commozione a tributare alla vostra bandiera i massimi onori.
Anche voi, del Btg. Logistico, vi accingete a salutare la vostra Bandiera, simbolo della vostra operosità, del vostro silenzioso servire gli altri reparti della Brigata.
Non garriranno più al vento ma non cesseranno, finché vivrete voi del 12° e del Btg. Logistico, i fremiti che esse vi hanno trasmesso nel cuore, nell’adempimento del dovere e nell’esercizio della ammirevole dignità professionale che ha contraddistinto il vostro operare.
Il riordinamento sancito impone, nella fredda logica dell’efficienza, la ridistribuzione delle risorse, specie in personale e pertanto una consistente aliquota di nostri commilitoni è chiamata a prestare la propria opera in altri reparti ed in altri enti.
A voi che partite, la gratitudine di tutta la “Cadore” per averla servita nei suoi ranghi e l’augurio di buona fortuna.

Un affettuoso saluto ed un grazie alle vostre, alla nostre care famiglie che si seguono con trepidazione, condividono ansie e soddisfazioni e che pagano il prezzo più alto di ogni provvedimento ordinativo.
Chiedo loro, depositarie di caldi sentimenti, di comprendere la fredda logica della nostra trasformazione.

A tutti voi, nei ranghi e fuori rango buona fortuna !

Viva la Brigata Cadore !

 

 

Foto dal sito www.anaconegliano.it

 

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