28 ottobre 1940: attacco alla Grecia

“Sul Ponte di Perati Bandiera nera E’ il lutto degli Alpini Che fan la guerra”

Sulla rivista “L’Alpino” di qualche mese fa è stato scritto del rifiuto del governo greco di porre delle targhe commemorative in alcune località teatro di duri scontri tra le nostre truppe e quelle greche durante la seconda guerra mondiale.

La richiesta era stata fatta dall’Associazione Nazionale Alpini, con l’intento di ricordare e rendere onore nella stessa misura ai soldati italiani ed a quelli greci, che in quel conflitto furono valorosi avversari.

Il rifiuto greco non deve sorprenderci, ricordiamo che a distanza di oltre sessant’anni anche noi non riusciamo a discutere  con la dovuta serenità di argomenti quali il fascismo, l’armistizio e la liberazione.

A mio parere stupisce invece il tono duro con il quale un “paese amico” ha risposto negativamente ad una chiara richiesta di riconciliazione: ”…sussiste l’incognita di non essere gradito all’opinione pubblica greca in quanto possa far emergere, non del tutto passate in oblio, tuttora, sgradevoli memorie storiche”. Vediamo allora cosa successe sessantanove anni fa.

La campagna di Grecia

Il 28 ottobre 1940, diciottesimo anniversario della marcia su Roma, le forze armate  italiane attaccarono la Grecia. Le motivazioni che spinsero Mussolini a prendere questa decisione sono ancora poco chiare.

Pur essendo alleata all’Inghilterra, la Grecia non rappresentava  una minaccia, anzi il suo primo ministro Metaxas non nascondeva i suoi sentimenti filofascisti. Secondo alcuni storici Mussolini fu spinto da un desiderio di rivalsa nei confronti di Hitler, che senza avvertirlo si era impadronito dei pozzi petroliferi di Ploesti in Romania.

“Hitler mi mette sempre di fronte al fatto compiuto. Questa volta saprà dai giornali che ho occupato la Grecia” sembra che abbia detto il Duce stando ai diari di Ciano, ma probabilmente Galeazzo Ciano volle scaricare su altri colpe che in realtà erano sue. Ciano fu infatti il primo a  pensare all’invasione della Grecia e con questo scopo iniziò a corrompere politici e militari greci. Certo della loro complicità, egli aveva alla  fine convinto suo suocero, il Duce, che l’invasione della Grecia sarebbe stata così facile da consentire alle truppe italiane una strepitosa  vittoria in pochi giorni.

Il piano d’attacco fu predisposto con grande pressapochismo dal comandante delle truppe in Albania generale  Visconti-Prasca ed approvato dal Capo di Stato Maggiore Badoglio, probabilmente anch’essi convinti che Ciano avesse già sistemato tutto. Il piano prevedeva l’impiego di sette divisioni per un totale di 87mila uomini, che avrebbero attaccato dal montuoso confine albanese, quindi con la prospettiva di dover scavalcare una catena di rilievi dietro l’altra. Tra questi reparti c’era anche la Divisione Alpina “Julia”, che si trovava in Albania dal  1939. La Julia era composta dall’8° e dal 9° Reggimento Alpini e dal 3° Reggimento Artiglieria da Montagna.

L’ambasciatore italiano ad Atene aveva avvertito che i soldati greci mobilitati erano più di 250mila ed erano prevalentemente schierati verso la frontiera a nord, ma non fu minimamente ascoltato. Chi organizzò l’azione non si preoccupò di prevedere anche un attacco dal mare, allo  scopo di chiudere i Greci in una morsa e di distogliere truppe preziose dal confine greco-albanese. Anche l’alleato tedesco si era dichiarato contrario ad un intervento militare italiano nei Balcani.

Con queste premesse la campagna di Grecia iniziò come detto il 28 ottobre. Alle sei  del mattino i nostri soldati varcarono i confini sotto una pioggia battente. Era anche la stagione meno adatta per scatenare un’offensiva, ma cosa importava? Tanto la guerra doveva durare solo pochi giorni !!

Come mostra la cartina, il XXV° Corpo d’Armata si diresse verso l’Epiro, che era l’obiettivo principale dell’attacco. Il XXVI° Corpo d’Armata avanzò verso la Macedonia. Gli Alpini della Julia avanzarono al centro con lo scopo di occupare il passo di Metzovo e di incunearsi tra lo schieramento avversario. L’euforia dell’invasione durò poco.

Uomini e mezzi avanzavano faticosamente impantanandosi in strade trasformatesi in torrenti. Il maltempo ostacolò anche le operazioni della nostra aereonautica che non potè fornire il dovuto appoggio alle forze di terra. Già dopo pochi giorni scattò la decisa controffensiva dei Greci che, com’era logico, combatterono eroicamente per difendere la loro Patria.

Le nostre armate ai lati dello schieramento furono fermate e costrette ad arretrare (vedi cartina). Gli Alpini della Julia che con grandi sacrifici erano avanzati verso l’obiettivo assegnatogli (Metzovo) si ritrovarono accerchiati e senza più collegamenti e rifornimenti. Una settimana dopo l’inizio delle ostilità, alla Julia fu dato l’ordine di ipiegare. La Divisione arretrò prima fino a Konitsa e poi fino al Ponte di Perati, che segnava (e segna) il confine a la Grecia e l’Albania, con l’intento di difendere la vallata del fiume Vojussa.

“Sui monti della Grecia – C’è la Vojussa Col sangue degli Alpini – S’è fatta rossa”

A Roma finalmente iniziarono a rendersi conto della gravità della situazione. Saltarono le teste (metaforicamente) di Visconti-Prasca e di Badoglio e si decise l’invio di nuove divisioni dall’Italia.

Non solo la Julia

A metà novembre arrivò la Divisione “Tridentina” che andò a  rafforzare il XXVI° Corpo d’Armata. Era composta dal 5° e dal 6° Reggimento Alpini e dal 2° Reggimento Artiglieria da Montagna.

Alla fine di  novembre entrò in linea la nostra Divisione “Pusteria”, composta dal 7° Reggimento Alpini con i Battaglioni Belluno, Feltre e Pieve di Cadore, dall’11° Reggimento Alpini con i Battaglioni Bassano, Bolzano e Trento, dal 5° Reggimento Artiglieria da Montagna con i Gruppi Belluno e Lanzo e dal V° Battaglione Genio Alpini.

Fu schierata alla sinistra della Julia. A metà dicembre giunse la Divisione “Cuneense” e fu anch’essa assegnata al XXVI° Corpo d’Armata. Era composta dal 1° e dal 2° Reggimento Alpini e dal 4° Reggimento Artiglieria da Montagna. Molti furono i comandanti di questi Reggimenti che caddero sul campo insieme ai loro uomini; tra loro il tenente colonnello Rodolfo Psaro, comandante del 7° Alpini. Gli fu conferita la Medaglia d’oro al Valor Militare.

Nel frattempo l’Inghilterra era corsa in aiuto ai Greci, lieta di avere finalmente un compagno di sventura in una guerra fino a quel momento solitaria. Gli aerei della RAF (Royal Air Force) si insediarono negli aeroporti greci riuscendo ad allargare il loro raggio d’azione fino ai preziosi pozzi petroliferi dei tedeschi in Romania. Gli Inglesi si erano inoltre impadroniti dell’isola di Creta, trasformandola in una insidiosa base navale e non attesero molto ad entrare in azione.

La notte di Taranto

Con l’inizio della campagna di Grecia, Taranto era diventata la base più importante della Marina Italiana; da questo porto partivano i convogli destinati al fronte libico ed a quello greco-albanese. Era considerato un porto estremamente sicuro sia per la conformazione geografica che  per la munita difesa; la base era infatti protetta da 21 batterie di artiglieria, da 68 postazioni contraeree, da reti antisommergibile, da palloni  di sbarramento e dalle armi di bordo delle navi.

La sera dell’11 novembre 1940, in barba alle più elementari regole di sicurezza, tutte le corazzate e gli incrociatori delle nostra flotta erano in quel porto. Il fatto che gli Inglesi abbiano attaccato proprio quella sera e che conoscessero con precisione il sistema difensivo della base, fa pensare che qualcuno “della stanza dei bottoni” della nostra Marina li tenesse informati.

Comunque gli Inglesi dimostrarono come si organizzano ed eseguono le azioni di guerra. Venti aerosiluranti Swordfish (vedi disegno a destra), decollati da una portaerei, lanciarono i loro siluri contro le nostre navi all’interno del porto. Il primo siluro centrò la corazzata Cavour, il fiore all’occhiello della nostra marina; la contraerea abordo della corazzata abbatté lo Swordfish, ma fu una magra consolazione.

Altri siluri colpirono la corazzata Caio Duilio, un vero gioiello di ingegneria navale ed entrata in servizio da pochi mesi. Furono colpiti anche  gli incrociatori Littorio e Trento e due cacciatorpediniere. Quella notte la Marina Italiana perse in novanta minuti il cinquanta per cento della  sua potenza e conseguentemente il controllo del Mediterraneo.

Solo due aerosiluranti inglesi non rientrarono alla base. La batosta di Taranto, unitamente all’inizio fallimentare dell’invasione della Grecia, ebbe ripercussioni gravissime sull’opinione pubblica italiana. Arrivano i Tedeschi Malgrado i rinforzi giunti dall’Italia, l’avanzata greca non si arrestava. Conquistarono la città di Argiocastro ed arrivarono alle porte di Klisura. Un terzo del territorio albanese era ormai in mano ai Greci (vedi cartina).

A questo punto Mussolini si trovò costretto a  chiedere l’aiuto militare dell’alleato germanico. Hitler aveva pianificato di attaccare la Russia all’inizio di maggio del ’41 ed a questo scopo  aveva stipulato patti di alleanza con la Romania, l’Ungheria e la Bulgaria per garantirsi importanti riserve alimentari ed energetiche e per salvaguardarsi le  spalle durante il suo attacco.

Ora, grazie al “colpo di testa” degli Italiani, si trovava gli Inglesi alle spalle.

Il Fuhrer decise quindi di posticipare l’attacco alla Russia di un mese ed ordinò ai suoi generali di procedere senza indugi contro la Grecia per cacciare gli  Inglesi dal sud dell’Europa. Il blitz iniziò i primi di aprile e non ebbe storia. Le divisioni corazzate provenienti dalla Bulgaria non incontrarono ostacoli. Soltanto allo storico Passo delle Termopili i soldati australiani e neozelandesi fermarono per alcuni giorni i Tedeschi.

La Grecia si arrese ed alla fine di aprile la bandiera con la croce uncinata sventolava sull’Acropoli. I soldati greci si ritirarono dall’Albania incalzati dalle nostre truppe.

Quando i soldati italiani giunsero sul confine grecoalbanese trovarono le truppe tedesche che proteggevano la ritirata dei Greci. Tra le condizioni di resa ai Tedeschi, i Greci avevano chiesto ed ottenuto di non arrendersi agli Italiani.

“Alpini della Julia – In alto i cuori Sul Ponte di Perati – C’è il Tricolore”

 

 

(Articolo tratto da “CURIOSITÀ ALPINE – Spunti liberamente tratti da letteratura e racconti” di Daniele Luciani per il Col Maòr n. 3 del 2009)
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