33 anni di naja…

Ricordando il colonnello Pierantonio Chiaradia

Il Colonnello Chiaradia, un tempo chiamato “il bocia” per quella adolescente paffuta freschezza che lo accompagnò durante tutto il primo conflitto mondiale, ci ha lasciati per sempre il giorno 11 marzo (1969 ndr). I “veci” del “Belluno” che solevano ogni anno ritrovarsi, anche al di fuori delle adunate, in un primaverile convegno per rievocare i tempi della loro giovinezza ed i comuni ricordi di una guerra da giganti mitici, fra i torrioni delle Dolomiti, saranno quest’anno uno di meno.

La Julia marcia verso il confine greco dall’interno dell’Albania occupata, nel 1940

E speriamo che la storia si fermi lì, per qualche tempo ancora. Per il piacere di rivederci e di riabbracciarci, null’altro.

Sparì in silenzio, quasi di soppiatto, stroncato da un infarto, dopo una serie di acciacchi, che più o meno travagliano tutti ad un’età come la nostra. E non voleva farlo sapere che dopo le esequie, per non disturbare nemmeno gli amici a venire ad accompagnarlo alla fatale dimora…

Pochi mesi prima – lo scorso anno – eravamo stati assieme a seppellire a Pavia di Udine, il suo caro e indimenticabile comandante della 79ma al Col di Lana, il Tenente Colonnello Tito Brida, uomo di eccezionale bontà e valore. Non avrebbe certo pensato che prima di un anno sarebbe toccato a Lui di seguirlo. Del resto, la cosa non fa meraviglia perchè ormai tutti noi rimasti siamo dei frutti destinati ad una saltuaria vendemmia non lontana.

La sua biografia e la cronistoria dei passaggi della sua vita non sono dissimili da quella di uno qualsiasi di noi, ufficiale del vecchio “Belluno”, battaglione di fedelissima gente che molto diede alla Patria nella Grande Guerra e poco ebbe in cambio.

Sappiamo che era nato nel ’95, che fu allievo ufficiale all’8° Alpini, ancora nel dicembre del 1914. Sottotenente al 7°, fu assegnato alla 79ma del “Belluno” nel luglio 1915, con cui combattè alle Tofane, Col dei Bois, Falzarego, ecc. ecc., finchè nell’ottobre fu sul Col di Lana, ove si distinse e guadagnò il bronzeo segno del valore. Nel 1916 passa in S.P.E. imboscandosi a Col, sotto la tutela del vecchio colonnello Coletti di buona memoria, come comandante le salmerie del “Belluno” e di questo relativo imoboscamento molto si rise, molti discorsi si fecero e molti stornelli appropriati si cantarono nelle nostre veglie di trincea ove spesso lo vedemmo apparire, sempre solerte e attivo, a portarci a dorso di mulo le munizioni di bocca. Poi nel 1917, eccolo ancora con noi alla Bainsizza e, negli infausti giorni di Caporetto, al Kosliach, a Selletta Senza, al Ponte Ternova, al Monte Stoll. E di lì fino al Cansiglio, in disperata eroica via crucis col battaglione. Qui cadde prigioniero.

Alpini in Montenegro

Rientrò dopo l’armistizio; ma per lui non era finita, essendo ufficiale effettivo. Nel 1927 è Capitano al 6° Alpini,poi al Btg. “Trento”, poi al 5°. Nel 1940 lo troviamo coi gradi di Maggiore nel settore del Monte Bianco, ove ebbe alle dipendenze Curzio Malaparte. Nel 1941 è in Albania, nel 1942 in Russia col Corpo d’Armata Alpino; Segretario particolare del Generale Nasci, con cui riuscì a tornare in Italia uscendo dalla famosa sacca. Ma a Merano i tedeschi lo prendono di nuovo e lo deportano in Germania per la seconda volta. Finalmente, dopo il rimpatrio, nel 1947, si congeda col grado di colonnello. Trentatre anni (come quelli di Cristo) di servizio militare in pace, in guerra e in prigionia.

Ora è finita sul serio anche per Lui; ma quante cose avremo da raccontarci quando ci ritroveremo nell’aldilà.

Emilio Sartorelli

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Ricordiamo che l’allora tenente Chiaradia, in servizio a Belluno al 7°, fu uno dei soci fondatori della nostra Associazione nel 1919 e nel 1921 fu uno dei promotori per la costituzione della Sezione ANA di Belluno che allora comprendeva tutti gli Alpini della Provincia.

Lo incontrammo per la prima volta a Cortina ed al Bivio di Val Costeana nel luglio del 1966, in occasione del raduno dei superstiti del Battaglione “Belluno”. Si fermò al piano – relativo – perchè il cuore non gli permetteva di correre il rischio di salire fino a Forcella Bois. Lì, con le lacrime agli occhi e la barbetta al vento, accompagnò collo sguardo i suoi amici e di tanto in tanto salutava qualcuno dei suoi vecchi compagni d’arme. Ricordiamo il fraterno abbraccio col sergente Costante Coletti (lo precederà di un paio d’anni nella tomba), il quale gli si rivolse con la semplice frase, dopo cinquant’anni che non si vedevano: “Caro el me bocia”.

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La breve biografia di Chiaradia ci è stata fornita dal Dottor Emilio Sartorelli.

E’ un altro “vecio” del Battaglion “Belluno” – classe 1891 – che nel 1916 doveva entrare coi primi nella galleria dopo il brillamento della mina del Castelletto. Ma dovette limitarsi – era sottotenente medico – all’opera di soccorso degli alpini che erano stati presi dal “poian” appena entrati nella galleria, invasa dai gas tossici sprigionati dall’enorme esplosione.

Il Sartorelli, che conserva ancora intatto uno spirito scanzonato e arguto, fu per molti anni medico condotto in provincia di Udine, poi dentista nel capoluogo friulano. Scrittore e appassionato di caccia ricordiamo il suo libro “Beccacce al bosco e coturnici al monte” e un articolo rievocativo apparso sulla Domenica del Corriere del 15 aprile scorso, essendo stato segnalato nel concorso “Il medico scrittore”.

E’ sempre stato l’animatore scherzoso degli incontri fra i “veci” del “Belluno”, ancora perfettamente lucido nei ricordi e nelle rievocazioni.

Gli amici alpini, semplicemente e affettuosamente, lo chiamano “el dutor”.

DEM

 

 

Pierantonio CHIARADIA
di Gaetano e Caterina Pontini, nato a Caneva il 23 agosto 1895, colonnello degli Alpini
Medaglia di Bronzo:
Tenente al 7° Rgt, Btg Monte Bianco, in combattimento in condizioni difficilissime sotto violento fuoco di fucileria, mitragliatrici e bombe a mano, animò e condusse all’assalto il suo reparto, riuscendo a ristabilire la prima linea di trincea fortemente minacciata e compromessa dal contrattacco nemico. Cima Lama, Alto Cordevole, Dolomiti Orientali, 16 dicembre 1915

 

 

Dal Col Maòr n. 4 del 1969

(Nella foto un Alpino del 3° Art. Alpina della Julia, nel 1940, fraternizza con la popolazione albanese)

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