40 anni fa, il terremoto

Terremoto in Friuli. Fattiva solidarietà dell’Associazione Nazionale Alpini. Sottoscrizione della sezione di Belluno.

La gente del Friuli è stata ancora una volta visitata dal dolore e dalla distruzione.

Paesi bellissimi e caratteristici, dalle attrattive artistiche e con numerose fabbriche e industrie che davano lavoro e benessere, sono andati completamente distrutti.

Osoppo, Gemona, Venzone… Furono tappe di una gita del nostro Gruppo di Salce nel settembre 1975, in occasione di un incontro con gli Alpini di Reana del Rojale.

Ora non ci sono più e delle loro antiche vestigia resterà solo un ricordo in qualche vecchia cartolina.

Tutto ciò, unito ad un migliaio di morti ed agli indescrivibili disagi di quelle popolazioni che non si possono immaginare se non si provano, tutto ciò è andato irrimediabilmente distrutto, assieme agli usi, alle consuetudini, al calore delle vecchie abitazioni e delle vecchie contrade, alle tradizioni popolari religione.

Svanito crudelmente e spaventosamente per un sisma durato solo una manciata di secondi.

Si ricostruiranno le case, le fabbriche, i paesi, ma quei Friulani avranno perso per sempre un po’ del loro cuore, di loro stessi, abitanti “nuovi” in un ambiente “foresto”.

Ed a quella gente alpina di valli alpine, gli Alpini di tutta Italia hanno voluto essere vicini più tangibilmente e più affettuosamente possibile.

Solo chi è vissuto al “campo base” della Sezione di Udine (come il nostro presidente nazionale Franco Bertagnolli), dove arrivavano e partivano le cose più impensate e più necessarie per le vallate disastrate, potrebbe avere un quadro di quanto e come hanno fatto gli Alpini.

Potrebbe dare innumerevoli testimonianze di piccoli e semplici episodi che danno l’esatta dimensione della reale fratellanza alpina.

Lì ci siamo recati subito col presidente della Sezione Mussoi, per renderci conto sul posto di che cosa ci fosse bisogno e che cosa avremmo potuto fare.

“Restare in attesa di ordini ed intanto raccogliere contributi!”, ci disse Bertagnolli.

E gli ordini sono venuti ed abbiamo fatto quanto era nelle nostre possibilità.

La raccolta di contributi, che è andata sotto la sigla “Per i fradis furlans”, ha fruttato in tutta la sessione una cifra di 6 milioni e che non è poco, perché effettuata in una parte della nostra provincia che conta 80/90.000 abitanti, contemporanea alle sottoscrizioni aperte dalle parrocchie, dai comuni, dai sindacati, da il Gazzettino, da L’amico del Popolo, dalle Associazioni Industriali, Commercianti, Artigiani, eccetera.

È doveroso evidenziare che il solo gruppo di Salce ha raccolto nella nostra piccola zona ben 850 mila Lire ed alla sottoscrizione ha aderito spontaneamente anche la locale Associazione Volontari Assistenza Ammalati bisognosi con 160.000 Lire. Il gruppo di Ponte nelle Alpi ha registrato una raccolta di L. 1.906.000!

Ma anche le altre più modeste cifre sono state tutte date col cuore e secondo le possibilità contingenti, tutte e meritevoli di citazione.

Lavoro di ricostruzione

Ora il Presidente Nazionale, Franco Bertagnolli, ha chiamato gli Alpini d’Italia a dare prova che la bandiera della fratellanza e della solidarietà che da anni sbandieriamo non è vano simbolo, vuoto di significato.

È arrivata l’ora di fare sul serio “senza tante ciacole” e subito, in favore dei friulani.

La Sede Nazionale, con l’approvazione di tutti i Presidenti di Sezione convenuti a Milano, ha organizzato 10 cantieri di lavoro per la sistemazione di quelle case che sono state considerate danneggiate e riparabili. Bisogna lottare contro il tempo, bisogna arrivare prima dell’inverno che per quelle zone vuol dire ottobre. I lavori inizieranno quindi il 14 giugno e si protrarranno fino a metà settembre.

Gli operai (muratori, carpentieri, idraulici, elettricisti, falegnami, manovali) osserveranno turni di otto giorni, con vitto, alloggio e trasporto a carico dell’ANA; è sottinteso senza retribuzione, ma con regolare assicurazione.

Occorrono anche tecnici (geometri, capimastro, ragionieri) che dovranno fermarsi, se possibile, una quindicina di giorni. Occorrono anche materiali da costruzione ed attrezzature e le Sezioni e i Gruppi dovranno interessare imprese ed impresari per reperire quanto sarà possibile, perché non basta la sola manodopera.

Appena lanciata, l’idea ci sembrava un’utopia, una bella poesia da libro “Cuore”, ma visti la serietà e l’impegno dell’organizzazione, ci siamo ricreduti.

Non tutto sarà perfetto e non tutto riuscirà, però avremo la soddisfazione di poter dire: abbiamo provato.

Inoltre abbiamo sempre affermato di essere fatti diversamente dagli altri: è giunto il momento di dimostrare e dare un esempio (non uno smacco!), sperando che possa dare buoni frutti in campo nazionale per altre iniziative e che contribuisca a tenere su di corda e di morale i fratelli del Friuli.

La Sezione ha convocato tutti i Capi Gruppo e alcuni tecnici per vedere cosa si può e si deve fare.

Ha fatto anche affiggere dei manifesti per portare a conoscenza dei nostri soci, dei simpatizzanti e dei valligiani i nostri intendimenti e cercare adesione per tutte le 12 settimane di lavoro.

Il cantiere dovrà contare su 80/100 presenze per ogni turno. Quello delle Sezioni di Belluno, Cadore, Feltre, Palmanova e Trieste svolgerà la sua opera ad Attimis, uno di quei comuni considerati dagli accertamenti “distrutti” e che si trova nel cividalese.

Ora tocca a noi rimboccarci le maniche a fianco dei friulani.

Un grazie a tutti i soci del gruppo di Salce ed ai simpatizzanti che hanno avuto fiducia della nostra sottoscrizione e che hanno dato. Grazie di cuore!

Mario Dell’Eva per il Col Maòr n. 3 del giugno 1976

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