Ad Asiago per non dimenticare

“Venti giorni sull’Ortigara……” quante volte l’abbiamo cantato o fischiettato.

Ancor oggi il nome di questa montagna evoca una tragedia immane che ebbe luogo dal 10 al 29 giugno del 1917. Ora narreremo gli avvenimenti di quei “venti giorni”.

Con l’entrata in guerra il 24 maggio 1915, il comando supremo italiano presieduto dal Generale Cadorna concentrò la sua offensiva sul fronte della venezia-giulia. Questa scelta strategica voleva sfruttare le difficoltà che l’esercito austro-ungarico stava avendo sul fronte orientale (Galizia) ed aveva lo scopo di impegnare anche sui confini occidentali l’esercito asburgico con l’obiettivo di sfondarne le linee per avanzare verso Vienna e Lubiana e di liberare la città di Trieste conquistandone l’importantissimo porto.
Sul fronte tridentino il nostro esercito assunse un atteggiamento di attesa e di difesa e nello stesso modo si comportarono i nostri nemici, che in quel momento non potevano permettersi di togliere truppe dai fronti già aperti.

La vendetta di Conrad

Il 15 maggio 1916 il capo di stato maggiore dell’esercito imperiale, il Generale Franz Conrad, sferrò la Strafexpedition, la famosa “spedizione punitiva” contro l’ex-alleato italiano.
L’effetto sorpresa, una netta preponderanza numerica e qualitativa delle truppe e dei materiali ed una migliore disposizione tattica furono fattori determinanti per il successo dell’offensiva nemica.
Le truppe nemiche dilagarono nel lungo tratto montano tra i fiumi Adige e Brenta occupando tutta la parte settentrionale dell’Altipiano di Asiago. Il 28 gli Austriaci entrarono ad Asiago, evacuata e distrutta.
Con enormi sforzi le nostre truppe fermarono gli imperiali al limitare della pianura veneta (vedi le linee rosse della cartina). La situazione era davvero molto critica. I nemici erano ad un passo dalla pianura padana che rappresentava il centro vitale dell’industria bellica e dell’apparato logistico per il rifornimento del nostro esercito e costituiva una straordinaria risorsa alimentare.
Inoltre il nostro esercito, schierato sull’Isonzo, rischiava di trovarsi il nemico alle spalle.
Fortunatamente la Strafexpedition fu interrotta il 16 giugno dagli stessi comandi asburgici preoccupati per l’incalzante offensiva russa sui confini orientali e quindi bisognosi di truppe esperte su quel fronte. L’azione fu sospesa anche su insistenza dei Tedeschi (alleati degli Austro-ungarici) che non ritenevano importante il fronte italiano.
Suo malgrado, il generale austriaco Conrad stabilì rapidamente quali sarebbero state le posizioni migliori per il ripiegamento ed individuò una linea pressoché invalicabile contro la quale si sarebbero infranti tutti i successivi tentativi di attacco italiani.
Questa linea partiva dal paese di Roana, correva lungo i monti Mosciagh, Zebio e Zingarella e proseguiva verso i monti Campigoletti, Ortigara fino al Passo dell’Agnella (vedi la linea blu della cartina).

Altipiano Asiago

Tra il 24 e 25 giugno, con un abile manovra di arretramento, Conrad spiegò i suoi uomini su questa muraglia naturale dalla quale qualsiasi attacco nemico poteva venire individuato, fermato e represso. All’inizio di luglio il nostro comando lanciò l’offensiva su tutto questo fronte, ma ormai era troppo tardi. A fine mese le nostre operazioni vennero sospese per la necessità di truppe sull’Isonzo e poi definitivamente rinviate alla primavera successiva.
In questi due mesi di battaglia sull’Altipiano il nostro esercito perse 25 mila uomini tra morti e feriti.
Va ricordato che durante l’offensiva austriaca di maggio, gli Alpini di origine vicentina dei Battaglioni Bassano e Sette Comuni del glorioso 6° Alpini, che avevano appena “scritto una pagina di storia” conquistato alla baionetta i Monti Cukla e Rombon, chiesero di essere trasferiti a combattere sull’altipiano per poter difendere le loro famiglie e la loro terra.

L’offensiva del 1917

Per riorganizzare gli organici in vista della ripresa delle operazioni, fu appositamente creata la VIa Armata. Questa Armata era così formata:
XXVI Corpo d’Armata: composto da 5 Brigate di Fanteria. Competenza: settore sud del fronte.
XXII Corpo d’Armata: composto da 7 Brigate di Fanteria e 2 di Bersaglieri. Competenza: parte centrale del fronte.
XX Corpo d’Armata: composto da 6 Brigate di Fanteria e 2 Raggruppamenti Alpini comprendenti 18 Battaglioni Alpini. Competenza: settore nord del fronte ; quello decisivo (vedi lo schema).

Schema fronte nord

XVIII Corpo d’Armata: composta da 1 Brigata di Fanteria, 1 di Bersaglieri e 2 Battaglioni Alpini. Schierato in Valsugana e sul Lagorai.
Si trattava quindi di 114 battaglioni di Fanteria, 20 di Alpini, 18 di Bersaglieri e 10 di Zappatori per un totale di 162 battaglioni che, aggiungendovi i genieri, i mitraglieri, i cavalleggeri ed i reparti d’artiglieria raggruppavano circa trecentomila uomini. Il parco d’artiglieria complessivo ammontava a millecento pezzi e 600 bombarde. Una forza tripla rispetto a quella nemica schierata a difesa e composta dal III° Corpo d’Armata Austriaco comprendente 50 battaglioni (prevalentemente Schuetzen e Kaiserschuetzen) e 350 pezzi d’artiglieria.

I venti giorni di battaglia

L’inverno del 1916 fu particolarmente rigido ed abbondante di nevicate e questo costrinse al rinvio la ripresa dell’offensiva italiana. A giugno, malgrado il perdurare di condizioni avverse, la VIa Armata passò all’attacco. Ecco la cronaca dei principali avvenimenti di quei giorni.

10 giugno: alle 05:15 ebbe inizio la battaglia con il tiro preparatorio dell’artiglieria. Nell’altopiano c’era una fitta nebbia che ostacolava la visuale dei bersagli ed i rilevamenti degli osservatori. Alle 15:00 sotto una pioggia insistente le truppe furono lanciate all’attacco con esiti disastrosi: i nostri reparti si trovarono di fronte alle opere difensive austriache scarsamente danneggiate dai bombardamenti e furono decimate dal tiro delle mitragliatrici nemiche. Il compito più difficile fu affidato ai reparti del 6° Alpini. I Battaglioni Bassano e Monte Baldo conquistarono quota 2003 del Passo dell’Agnella. Poi si congiunsero a rinforzo ai Battaglioni Sette Comuni e Verona i quali conquistarono la quota 2101 dell’Ortigara. Quel giorno questi reparti alpini persero oltre 2500 uomini. Il Bassano perse anche il suo comandante ed i comandanti di tutte le compagnie.
Questo primo giorno di battaglia fu funestato da un’altra disgrazia: la Brigata Sassari (tutti fanti sardi) che avrebbe dovuto sferrare l’attacco al Monte Mosciagh, fu decimata dal tiro corto delle artiglierie italiane.
11 giugno: gli Alpini, con in testa il Btg. Sette Comuni, furono lanciati alla conquista di quota 2105 dell’Ortigara, ma la potentissima difesa nemica respinse tutti gli attacchi. Quel giorno caddero altri 600 Alpini.
15 giugno: alle prime ore del mattino, dopo un breve ma violentissimo fuoco d’artiglieria, iniziò il contrattacco nemico per riconquistare le postazioni perse, ma i nostri respinsero l’attacco.
18 giugno: dopo un proficuo fuoco d’artiglieria gli Italiani attaccarono a pieno organico la cima dell’Ortigara.
19 giugno: il Sette Comuni ed il Verona raggiunsero vittoriosamente il pianoro di quota 2105. Il tributo di sangue fu terribile: i due battaglioni persero quasi tutti gli ufficiali ed il 70% della truppa. Successivamente altri reparti giunsero sulla vetta e la confusione bloccò il proseguo dell’azione verso gli altri obiettivi. I nostri soldati divennero così un facile bersaglio per le artiglierie e le mitragliatrici nemiche posizionate sulle cime circostanti ed in particolare sui monti Campigoletti e Castelnuovo, due cime colpevolmente trascurate nei piani di manovra italiani.
20 – 24 giugno: furono giorni in cui gli Italiani lavorarono, esposti ai tiri nemici, per rinforzare le linee sull’Ortigara ed al passo dell’Agnella. Inoltre i provati reparti alpini furono rimpiazzati e messi di rincalzo.
25 giugno: gli Austriaci attaccarono. Alle 02:30 iniziò un violentissimo fuo-co d’artiglieria. Mezz’ora dopo le truppe d’assalto imperiali avanzarono tra i reticolati divelti facendo uso di bombe a mano e lanciafiamme.
Conquistarono subito quota 2105 e dopo accaniti corpo a corpo conquistarono in sequenza quota 2101 ed il Passo dell’Agnella. Nel pomeriggio i comandi italiani ordinarono un contrattacco, ma i reparti di rincalzo furono ostacolati da quelli in ritirata e da quelli in sosta creando un incredibile ammasso di uomini, animali e mezzi. Su quella calca di soldati iniziarono prontamente a cadere i colpi dell’artiglieria nemica. Quel giorno altri 3000 Alpini caddero sul campo.
26 – 28 giugno: le truppe austriache attaccarono e conquistarono gli ultimi capisaldi italiani posti all’estremo nord del nostro schieramento ed iniziarono un’azione accerchiante.
29 giugno: il comando della VIa Armata decise il ripiegamento di tutto il fronte retrocedendo sulle antiche posizioni.
La battaglia dell’Ortigara era così finita. Tra il 10 ed il 29 giugno la nostra VIa Armata aveva perso 28 mila uomini senza ottenere alcun successo territoriale.
I caduti Austriaci furono circa 8 mila.

Il ricordo

Nel settembre 1920 i reduci Alpini vollero ricordare questo immane massacro e si radunarono sul Monte Ortigara. Quella fu la prima adunata delle Penne Nere.

storia5_1 Ortigara 1920

In quell’occasione, a quota 2105, fu inaugurato quello che è probabilmente il più suggestivo monumento della Grande Guerra: la “colonna mozza”. Sulla colonna vi sono incise tre semplici parole:” Per non dimenticare”.

(Articolo di Daniele Luciani per il Col MAòr n. 1 del 2006)

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