Buona Pasqua col Col Maòr n° 1 del 2016!

NOI AMIAMO IL LUOGO COMUNE DEL FARE

Difendiamo tutti il nostro impegno e il nostro Paese dalla stupidità di pochi

Esattamente un anno fa, nell’articolo di apertura del Col Maòr n° 1 del 2015, parlavamo del “coraggio di vivere da Alpini”, tentando di perseguire quell’etica che può permetterci di uscire con dignità dai pantani che la vita di oggi ci fa affrontare.

Niente di più attuale, quindi, dati gli ultimi eventi che hanno scosso le nottate della nostra città, durante le festività natalizie. Una “Belluno by night” costellata di scorribande di allegri “bimbiminkia” (neologismo creato proprio dalle giovani generazioni, per definire certi giovani nullafacenti che non hanno nulla di meglio da fare se non spararsi dosi di adrenalina, con comportamenti anche oltre il lecito, alternando le stesse con momenti di ozio totale e pomeriggi davanti alla Playstation, se non su una “slack line” o a gironzolare senza meta su uno skate) con i loro zainetti stracolmi di bombolette di vernice spray.

E di questo cosiddetto “popolo della notte” aveva scritto anche il nostro capogruppo, in un articolo che faceva ben capire quanto fastidio siano per i Bellunesi questi comportamenti da vandali, che a Salce trovano spazio nelle nottate post-discoteca.

Contrariamente al nostro articolo di un anno fa, però, questi non sanno cosa sia neppure il “senso di vita dell’esteta”, e il loro impegno è solo quello di passare le nottate a rovinare facciate di edifici e crear danno alle altrui proprietà.

Di responsabilità, quindi, neanche a parlarne…

La cosa che però ci ha lasciati stupiti, dopo la nostra idea di passare una mattinata a ripulire almeno in parte le vie cittadine dalle “pisciate di vernice” lasciate sui muri e sulle vetrine del centro dai vandali, è stata la reazione che è arrivata da alcuni loro sostenitori, anche impegnati nel sociale, che hanno trovato il modo per far  capire come per certi ambienti sia più importante dare l’idea di vivere in un paese libero (anche se libero solo di far danni, in odor di allegra anarchia), che non di vivere in un mondo in cui gli uomini del domani inizino fin da giovani a prendersi la responsabilità dei loro gesti e delle loro scelte di vita.

La sensazione è stata di avere a che fare con personaggi (che si professano impegnati e portatori di esempi) che hanno un solo credo, il loro. Senza dare agli altri la possibilità di creare un dibattito o un momento di confronto. Perchè solo quello che condivide la loro combriccola è il verbo, tutto il resto sono idee “da vecchi” o addirittura da fascisti.

Da parte loro nessun tentativo di confrontare idee, anche se ovviamente in contrapposizione, nè di dialogo. Solo critiche e accuse. Bagnate di ideologie oramai note ai più, tanto annacquate quanto obsolete. Quasi che essere Alpini o un po’ più in là con gli anni debba per forza essere considerata una colpa.

Di tutto questo cosa ci resta?

Da un lato la tristezza nell’aver capito che certi ambienti  ideologicamente impegnati non possono far altro che seminar zizzania e idee (difficilmente condivisibili) che però per altri, con poco sale in zucca, possono diventare una pericolosa spinta a continuare nel perpetrar vandalismi. Dall’altro la certezza, per fortuna, che anche a Belluno c’è chi, come noi, vuole avere a che fare con una cittadinanza attiva, fatta non solo di “scazzo e adrenalina” ma di proposte, impegno sociale e duro lavoro, per il bene comune.

Siamo certi che per queste persone, che possono comunque avere idee diverse dalle nostre, sia chiaro che la nostra è comunque un’Associazione d’arma (apolitica come da statuto) e che quindi opera nel perseguire gli scopi sociali, ma assolutamente slegata da vecchie idee militariste e sempre più legata alle esigenze del nostro territorio.

Così, agli illuminati rappresentanti di quella “intellighenzia bellunese” (limitata sia nel numero – fortunatamente – che nelle idee) vogliamo ricordare che grazie agli Alpini, nel corso degli ultimi anni, sono decine gli interventi manutentivi effettuati sul territorio e non solo sulla nostra sede sociale.

Se, però, vogliamo allargare a tutti i Gruppi Alpini sparsi in ogni piccolo paese della Provincia di Belluno, allora il numero degli interventi, delle manifestazioni e delle attività con cui gli Alpini, rimboccandosi le maniche, hanno dato le loro ore di lavoro e il loro impegno per il bene della comunità, allora questo numero aumenta esponenzialmente.

E a chi tenta di sminuire le nostre idee e le nostre fatiche, vantandosi di voler “combattere quel degrado funzionale di cui troppo spesso si riempiono la bocca quelli che hanno poco da dire”, diciamo orgogliosamente e con forza che mentre si lavora non c’è tempo per
il dire, ma solo per il fare.

M.S.

Clicca per scaricare il Col Maòr n° 1 del 2016

 

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