Buon compleanno “Pianeta Difesa”!

Il progetto, voluto dal ministro della Difesa, spegne la sua prima candelina. L’esordiente infornata, alla metà di settembre dello scorso anno e soprannominata “mininaja”, era arrivata a S. Candido composta da 100 ragazzi e 40 ragazze tra i 18 e 25 anni, mentre qualche centinaio di iscritti hanno dovuto rimanere a casa per questione di spazio.

Tra i chiamati anche dieci giovani bellunesi fra i quali tre donne, segnalati dalle Sezioni di Belluno e Feltre. Lo si sarebbe voluto chiamare Pianeta Alpino, visto che il primo “contingente” era stato affidato al Comando Truppe Alpine.

L’addestramento prevedeva attività teoriche e pratiche e vertevano in lezioni di disciplina militare, ruolo delle forze armate nelle calamità naturali, cenni di diritto umanitario, conoscenza dei principali mezzi in dotazione agli Alpini, nozioni di movimento e sopravvivenza in montagna, smontaggio e rimontaggio di armi e tutto questo osservando rigorosamente il ritmo della caserma degli alpini di ferma.

Quindi sveglia, adunata, esercitazioni, aula, rancio, libera uscita, contrappello e silenzio. Durata 15 giorni, al termine di questo stage informativo e formativo ci sono stati il saluto e la consegna del cappello alpino da parte del Comandante delle Truppe Alpine, il generale di divisione Alberto Primicerj.

Sembrava che il progetto dovesse rimanere un episodio isolato per motivi puramente economici ed invece, dopo qualche tentennamento del Ministero, è ripreso presso altri reparti anche alpini.La brevità dello stage non permette un quadro completo di esperienze per poterlo chiamare “naja”, ma certamente ha fatto conoscere quello spirito di corpo che è caratteristico degli Alpini; questa “toccata e fuga” alpina è sufficiente però per far nascere e crescere quello spirito di corpo che è il frutto dell’aria pura che si respira in montagna, vera palestra di vita per un soldato, attraverso la quale si è in grado di vivere e sopravvivere in tutte le circostanze.

Montagna che valorizza la fiducia in se stessi e negli altri, rende consapevoli dei propri limiti, insegna a rispettare l’ambiente e soprattutto fa crescere la solidarietà verso chi è in difficoltà. Ma c’è un problema; non per i partecipanti che ricordano questa esperienza con entusiasmo, ma per l’ANA che non può tesserare i “mini-alpini” come soci ordinari. E il cappello!! Il copricapo è stato consegnato afine stage dallo Stato Italiano e quindi è patrimonio personale di chi lo ha ricevuto come qualsiasi alpino che ha prestato servizio militare.

Con orgoglio e anche un po’ di emozione, perché sotto quel cappello c’è il ricordo del nonno, del padre o dello zio, li abbiamo visti sfilare con il loro cappello alpino, tanto pulito quanto in sagoma, all’adunata di Bergamo, confinati prima degli Alpini certificati, solo perché i 15 giorni di mininaja non sono sufficienti per maturare il diritto di essere soci ordinari e di chiamarsi Alpini.

Serve allora da parte del Consiglio Nazionale un momento di riflessione sull’argomento, senza alcuna fretta, ma con buon senso e moderazione, senza farsi influenzare dai “duri e puri”, ma nemmeno dai “siamo tutti fratelli”. Per un problema, perché tale si presenta, così delicato ed attuale, non sarebbe utile sentire il parere vincolante dei Capigruppo, vero termometro della nostra Associazione?

Una decisione che venendo dal basso, visto che non si perde occasione per definire i Gruppi le colonne portanti dell’Ana, sarebbe accettata con quel senso di responsabilità che ogni alpino rispettato ha dimostrato di avere nelle decisioni difficili per il nostro futuro.

Presidente Perona, dobbiamo aspettare che il Ministero della Difesa, più facile dell’Economia, porti la durata della mininaja a due mesi! Vedere questi meravigliosi giovani sfilare in gruppo con entusiasmo e fierezza davanti al Labaro Nazionale, perché non alpini, mi sembra una forzatura che alimenta tanto disagio e poca comprensione.

50° AUC (Ezio Caldart)

 

(Articolo dal nostro trimestrale “Col Maòr” n. 3 del 2010)

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