Il cappello degli Alpini ha oltre 100 anni!


Nel 1910 veniva adottato il copricapo degli alpini tuttora in uso

Nel mese di giugno 2010 a Bra è stata inaugurata una bella mostra storica dal titolo: “Cent’anni e non li dimostra: il cappello alpino modello 1910”, a cura della Associazione “Tracce di Memoria”, in collaborazione con la locale sezione Ana di Cuneo.

La mostra ha voluto rendere un omaggio al cappello alpino modello 1910, tutt’ora in uso, presentando una svariata serie di cappelli alpini, sia da truppa che da sottufficiali e ufficiali, che dal maggio 1910 hanno accompagnato gli Alpini.

Cappello alpino a bombetta – 1880

Ancor prima della mostra era uscito il libro di Paolo Cera “Sulla Testa degli Alpini. La storia, gli Alpini e il loro copricapo” (pag. 400, ed. Cera, euro 36), che tratta l’evoluzione dei vari modelli che si sono succeduti dal 1872, anno di costituzione del Corpo, sino alla seconda Guerra Mondiale.

Anche per la provincia bellunese il cappello alpino 1910, che sostanzialmente è rimasto lo stesso fino ad oggi, rappresenta l’essenza stessa di tanti valori condivisi: un simbolo che accomuna generazioni di soldati, padri e figli, che in questi cento anni lo hanno portatoprima in servizio attivo e poi da congedati nelle annuali adunate, nelle ricorrenze e nei numerosi servizi di volontariato.

Il Cadore in particolare può vantare un rapporto speciale con questo copricapo, sia per aver avuto fin dal 23 marzo 1873 una compagnia di alpini di stanza a Pieve di Cadore, in località Pecol (la 14^ del Cap. De Vecchi), sia per il fatto che alpini erano in definitiva, di sembianza e di spirito, i patrioti che combatterono con Pier Fortunato Calvi nell’insurrezione del 1848, sia sulle montagne di casa, sia poi nella disperata resistenza nella laguna veneta protrattasi fino al 1849.

Calvi scelse per i suoi volontari, i “Cacciatori delle Alpi”, un cappello per molti versi simile, con un ramoscello d’abete sulla coccarda tricolore fissata ad una falda del cappello rilevata ed aderente alla cupola. E nel 1873 quando le truppe da montagna si volle dare un copricapo speciale e tipico, ci si ispirò alla tradizione risorgimentale con il modello detto appunto “all’Ernani”, con la caratteristica penna, che andava a sostituire i chepì della truppa e dei sottufficiali. Era un cappello di feltro nero, con la calotta tronco-conica terminante a cupola, e sul davanti aveva un fregio: una stella a cinque punte di metallo bianco con il numero della compagnia.

Solo nel 1878 sul cappello apparve anche una penna bianca d’oca per indicare gli appartenenti agli Stati maggiori dei battaglioni, e due anni dopo comparì un fregio di metallo bianco, disegnato esclusivamente per gli alpini, nel quale appariva per la prima volta un aquila incoronata con le ali aperte. Nello stesso anno la penna fu inserita in una nappina di lana rossa per la truppa e i sottufficiali, di metallo argentato per gli ufficiali. Nel 1882, con l’apparizione dei reggimenti, il cappello subì altre modifiche: nel tondino centrale del fregio apparve il numero del reggimento e le nappine della truppa e dei sottufficiali presero colori diversi (bianco, rosso, verde, blu) a seconda dei battaglioni del  reggimento.

Nel 1910, dopo l’adozione dell’uniforme grigioverde, alpini e artiglieri di montagna adottarono un nuovo tipo di cappello, quello destinato appunto a restare invariato fino ad oggi. Il modello della truppa e dei sottufficiali era di feltro di pelo di coniglio, grigioverde, con la calotta ornata da una fascia di cuoio intorno alla base, e aveva la tesa anteriore abbassata e quella posteriore rialzata. Sul lato sinistro la penna era inserita in una nappina di lana con il colore del battaglione. Il modello degli ufficiali era di feltro di pelo di coniglio, grigioverde, con la calotta ornata da una fascia di seta e da un cordoncino di lana attorno alla base, sempre con la tesa anteriore abbassata e quella posteriore rialzata.

La penna era inserita in una nappina di metallo argentato e nel 1912 fu adottato il fregio ancora in uso, ovvero un aquila con le ali aperte con il numero del reggimento. Un secolo di vita dunque per quello che è divenuto per milioni di giovani e meno giovani un simbolo di appartenenza e un motivo di orgoglio.

Ma se oggi dovessimo scegliere un cappello in rappresentanza di questi 100 anni, sceglieremmo un cappello privo di fregio e di nappina, ritrovato nel 1986 a Sumy cittadina dell’Ucraina a 300 km da Kiev, da un operaio italiano che lavorava con una ruspa per la costruzione di un acciaieria commissionata alla Danieli di Udine. Recuperato a 43 anni di distanza dalla spedizione in Russia, è ora conservato presso la Sezione Ana di Brescia.

 

(Articolo tratto da “L’Amico del Popolo” – W. Musizza e G. De Donà – per il Col Maòr n. 3 del 2010)

 

 

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