C’è un guerriero nel cielo

Nelle limpide notti invernali se guardiamo il cielo verso sud, sopra il Nevegal, vediamo una costellazione molto grande a forma di clessidra.

E’ la costellazione di Orione, una delle più grandi e splendenti del firmamento. E’ costituita da un grande quadrilatero e le sue quattro stelle  sono tra le venti più luminose del cielo.

Betelgeuse, la stella in alto a sinistra, è una “supergigante rossa”. Rossa perché emette una luce rossastra. Il suo diametro è 400 volte  quello del Sole ed è a una distanza di 310 anni luce dalla terra.

Bellatrix, la stella in alto a destra, è  a una distanza di 250 anni luce ed ha una luminosità 6400 volte superiore a quella solare.

Saiph, la stella in basso a sinistra, è una “supergigante blu” (luce azzurra). Si stima che sulla sua superficie ci sia una temperatura di 26mila gradi.

Riegel, la stella in basso a destra, è invece una “supergigante biancoazzurra” (luce azzurrina). Dista da noi 910 anni luce ed ha una luminosità pari a 57mila volte quella del Sole.

Come termine di paragone considerate che il Sole è una stella di medie dimensioni classificata come “nana gialla”. Ha una temperatura superficiale di 6mila gradi e dista 8 minuti luce dalla terra. L’unità di misura astronomica “anno luce” indica la distanza percorsa da un raggio di luce in un anno. La luce si muove con una velocità approssimativa di 300mila chilometri al secondo, per cui un “anno luce” equivale a 9,46 milioni di milioni di chilometri.

Al centro del quadrilatero di questa costellazione, ci sono tre stelle, anch’esse molto luminose, allineate in diagonale. Da sinistra a destra sono: Alnitak, Alnilam e Mintaka.

La costellazione di Orione è situata a destra della Via Lattea ed è visibile in ogni parte del globo. Nel nostro emisfero (emisfero boreale) è visibile da ottobre a marzo, poi scende sotto l’orizzonte ed appare nel cielo dell’emisfero australe.

Stelle e leggende

Fin dai tempi più remoti l’uomo ha cercato di dare un senso a tutto ciò che lo circonda. Fu probabilmente per questo che le stelle ispirarono leggende e credenze popolari.

Osservando il cielo apriamo quindi un libro di figure scritto dalla fantasia di uomini vissuti migliaia di anni fa. Furono i Sumeri (circa 3500 a.C.) i primi ad associare a questo gruppo di stelle un significato mitologico, identificando nella costellazione il loro eroe Gilamesh.

Gli antichi Greci dedicarono invece queste stelle così luminose al loro semidio Orione. Orione era figlio di Euriale, la figlia di Minosse (il re di Creta) e di Poseidone (il dio del mare). Nella iconografia greca Orione è raffigurato armato di clava e con una pelle di leone che affronta un toro. Questa immagine venne trasferita dai greci nel cielo, infatti la costellazione a destra di Orione è quella del Toro. Le tre stelle in  diagonale costituiscono la “cintura” di Orione.

Il nome Orione deriva dal termine greco Oarion, che significa guerriero. Un’altra rappresentazione classica legata a questa costellazione è  narrata da Omero. Lo scrittore dell’Iliade e dell’Odissea racconta che Orione era un coraggioso cacciatore. Un giorno offese Artemide, la dea della caccia (Diana per i Latini), affermando di essere più abile di lei nel cacciare ed in grado di affrontare qualsiasi animale sulla terra. La dea furiosa fece apparire un terribile scorpione. Orione lo affrontò, ma venne punto e morì. Sia Orione che lo Scorpione furono portati in cielo, ma collocati in punti opposti, affinché il velenoso animale non potesse più insidiare il grande cacciatore. Infatti quando le stelle della costellazione dello Scorpione sorgono ad est, la costellazione dello sconfitto Orione tramonta ad ovest. La morte di Orione lasciò soli e disperati i suoi due fedeli cani, Sirio e Procione, che ulularono tristemente per giorni e giorni. Zeus impietosito trasformò anch’essi in due costellazioni e li mise nuovamente al fianco del loro padrone. Sono le costellazioni del Cane Maggiore (canis major), la cui stella Sirio è la più luminosa di tutto il cielo e del Cane Minore (canis minor) con la stella Procione.

Al cacciatore ed ai suoi cani non poteva mancare la preda; sotto Orione si può vedere un piccolo gruppo di stelle: è la costellazione della  Lepre.

Esiste un’altra storia che lega Orione al gruppo di stelle delle Pleiadi. Le Pleiadi erano sette sorelle figlie di Atlante, di cui il nostro   cacciatore si era innamorato. Pare che questi le abbia importunate più volte, tanto da indurre Zeus a sistemarle al sicuro in cielo, sotto la  protezione del Toro.

A questa versione si ricollegano le leggende degli aborigeni australiani, che narrano di un gruppo di giovani donne (le Pleiadi) che fuggivano dagli indesiderati approcci di un cacciatore (Orione). Anche le leggende dei Pellerossa d’America, dei Lapponi, degli Esquimesi e degli  Indiani dell’India sono molto simili a quelle sopra raccontate. E’ affascinante pensare come nell’antichità queste storie, raccontate dai marinai, dai mercanti, dai pastori e dai viandanti siano state divulgate su tutti i continenti. Ancor oggi in molte regioni d’Italia le tre stelle  della “cintura” sono identificate con i Re Magi. Gli appassionati di cinema ricorderanno che i quattro cavalli bianchi che trainavano la biga di  Ben Hur avevano i nomi delle stelle principali della costellazione.

Orione = Osiride

Per gli antichi Egizi questa costellazione era sacra, perché era considerata la dimora di Osiride, il dio che aveva dato origine alla civiltà nella terra del Nilo. La sua consorte Iside era personificata dalla brillante stella Sirio.

Uno dei siti archeologici più famosi del mondo è la piana di Giza, dove sorgono la Sfinge e le piramidi dei potenti faraoni Cheope, Chefrem e Micerino. Questi faraoni regnarono 2500 anni prima di Cristo e conseguentemente si ipotizza che queste opere risalgano a quel periodo. La disposizione di queste tre piramidi ricalca esattamente l’allineamento in cielo delle tre stelle della cintura di Orione. Inoltre le tre piramidi sono collocate a occidente del fiume Nilo, così come Orione è ad occidente della Via Lattea.

Ora preparatevi a leggere  alcune cose sorprendenti. Innanzi tutto la piana di Giza non è naturale, ma fu spianata al termine di lavori di cui   ci si può immaginare la grandezza. Questa piana è esattamente al centro della massa terrestre, ovvero all’incrocio tra il meridianoed il parallelo che coprono la maggior porzione di terra emersa: una specie di “centro del mondo”. La più imponente delle tre piramidi è quella di Cheope. E’ l’unica delle “sette meraviglie” del mondo antico giunta fino a noi. Ha lati di 230 metri di lunghezza e si innalza per 146 metri: come un grattacielo di 50 piani. Il perimetro espresso in “pollici piramidali”, l’unità di misura di allora, corrisponde a cento volte 365,24 , ovvero il numero di giorni dell’anno solare inclusa la frazione che determina l’anno bisestile. I suoi quattro angoli sono incredibilmente prossimi alla perfezione (90°).

La piramide ha una superficie di 53mila metri quadrati e per costruirla furono utilizzati 2.300.000 blocchi di pietra perfettamente squadrati del peso di oltre 2 tonnellate. Questi blocchi sono uniti a secco con un perfetto incastro, al punto che non è possibile far passare una lama di coltello tra due blocchi. In antichità la piramide era ricoperta di lastre di calcare bianco levigato che la facevano risplendere alla luce del sole.

Lo storico greco Erodoto (500 a.C.) narra che queste lastre fossero incise da geroglifici che gli stessi Egizi non sapevano leggere.  Erodoto dice anche che furono impiegati 23 anni per costruire questa piramide. Facciamo allora qualche calcolo: 2.300.000 blocchi di pietra diviso 23 anni significa che furono piazzati 100mila blocchi all’anno. 100mila blocchi diviso 365 giorni vuol dire 274 blocchi di pietra al giorno. 274 blocchi diviso 24 ore dà 11 blocchi posizionati all’ora ovvero un blocco ogni 5 minuti. Le quattro facce della piramide sono allineate con i quattro punti cardinali con uno scostamento verso il nord magnetico di soli 3 minuti di grado, pari allo 0,0015% di errore, esattamente la metà di quanto ottenuto dagli architetti che hanno recentemente edificato l’ osservatorio astronomico di Parigi. Il peso della piramide  moltiplicato per un miliardo di miliardi si avvicina moltissimo al peso stimato della terra. Le pareti esterne non sono dritte, ma  impercettibilmente convesse.

Questa curvatura corrisponde al valore in gradi della curva terrestre. La temperatura interna della piramide è esattamente la temperatura media della terra e varia con il passare del tempo. In base a questi valori, la piramide di Cheope sarebbe una rappresentazione in scala 1 a 43.200 della Terra. Inoltre i rapporti tra i perimetri e le altezze delle piramide e delle sue stanze si basano sul numero 3,1416. Questo  numero è il pigreco, che sarà calcolato con questa precisione solamente nel sesto secolo dopo Cristo. Sono numeri che lasciano  esterrefatti.

Come si spiega che un popolo appena uscito dal neolitico, le cui conoscenze tecniche si limitavano all’uso della leva e del piano inclinato, possa aver costruito un’opera simile? Come possono essere stati eseguiti calcoli astronomici e matematici così evoluti?

Molti sono i misteri che avvolgono questo luogo.

Chi ha realmente progettato e costruito questa piramide? E’ vero che al suo interno il tempo rallenta o va all’incontrario?

E’ veramente la porta per entrare in contatto con altre dimensioni?

Io mi pongo una domanda più semplice: chissà cosa raccontava Otzi ai bambini del suo villaggio, indicando nel cielo la costellazione di Orione.

 

(Articolo “CURIOSITÀ – Spunti liberamente tratti da letteratura e racconti”, a cura di Daniele Luciani dal Col Maòr n. 4 del 2008)

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