Angelo Schiochet

Il Diavolo delle Tofane

Diavolo delle Tofane: con questo soprannome la storia della Grande Guerra consacrò alla leggenda degli alpini Angelo Schiochet. Angiolin o “el diaol” come lo chiamavano i commilitoni, era alpino del battaglione Belluno e concluse la guerra con il grado di caporale, guadagnandosi anche due medaglie di bronzo e una d’argento al valor militare. Allo scoppio della guerra, nel maggio del 1915, si trova nell’ampezzano, a Forcella Bois, Conosce il terreno in modo perfetto. Ogni più piccolo anfratto delle Tofane e della Val Travenanzes gli è noto.

Quelle montagne non hanno segreti per lui. La sua vicenda di soldato era iniziata con la campagna libica dove Schiochet mise in mostra le sue doti di combattente ma anche il suo modo di essere alpino, amante del buon bere e poco avvezzo alla disciplina. In Libia fi nisce agli arresti per aver consumato i viveri di riserva.

A differenza dei commilitoni che al momento dell’ispezione facevano ricorso a tutte le astuzie della naja per giustificare l’assenza delle razioni, Angiolin senza esitazione, di fronte all’uffi ciale che gli contesta la mancanza, allargò le braccia e mostrò le sue grandi mani vuote, dicendo sicuro: «gaveo fame!». Scontati gli arresti rientra al plotone dove scopre che gli è stata revocata la qualifi ca di zappatore cosa che lo cruccia molto più della pena subita. Rientrato in Italia non fa che lamentarsene.

Il nuovo maggiore lo spedisce a Rocca Pietore, a preparare gli accantonamenti del battaglione raccomandandogli di fare attenzione al vino che ogni tanto gli fa «perdere la sinderesi e sciogliere, più del necessario, lo scilinguagnolo».

A Rocca Pietore Schiochet si comporta bene e quando in paese scoppia un incendio non esita a lanciarsi con i compagni tra le fi amme per soccorrere gli abitanti di una delle case aggredite dal fuoco. Sembra che tutti siano in salvo «quando s’alzano grida disperate: «Manca el vecio! Manca el vecio! Ah Signor! Me pare, me pare!». «Dove, dove elo?» domanda Schiochet. Gli viene indicata una fi nestrella sopra una camera in fi amme. Il nostro uomo afferra una scala, vi si arrampica come scoiattolo, sparisce nella fi nestrella.

Passano pochi istanti, e Schiochet riappare recando sulle sue robuste spalle un vecchio, ancora vivo».4 Nel maggio del 1915 è in linea a Forcella Bois che sarà teatro di combattimenti sanguinosi. Cominciano così le imprese che lo avrebbero reso famoso. Schiochet, el diaol, agiva spesso da solo. Una volta, dopo un’impegnativa scalata portata a termine con l’agilità d’uno stambecco, sbucò alle spalle di un gruppo di austriaci e, senza l’aiuto di alcun compagno, catturò nove prigionieri. Dopo averli legati e condotti fi no alle nostre posizioni, si presentò al maggiore Grandolfi dicendogli semplicemente «I go trovai che i ne spiava».

La sua specialità era attaccare di sorpresa gli avamposti avversari sopraffacendoli senza nemmeno dar loro il tempo di fi atare. Si materializzava all’improvviso dal nulla. I soldati della duplice monarchia che si misurarono con lui sulle Tofane presero allora a chiamarlo Teufel (diavolo).

Spesso, forse assieme ad altre insolenze, gli urlavano contro rabbiosi questo appellativo dal Col dei Bois, dal Lagazuoi e dal Nuvolau. Angelo non se la prendeva mai a male ma rispondeva con una grossa risata dicendo: «Sta note, tugnitt, vegno a trovarte». La sua azione più famosa resta comunque quella eseguita contro il Col dei Bois la notte del 10 luglio 1915. Si offrì volontario per evitare che la sua compagnia venisse spedita ad attaccare frontalmente la cima della montagna che era presidiata da un nucleo di tiratori avversari.

Con il suo usuale modo di fare si presentò al comandante spiegandogli pacatamente che l’azione, così com’era congegnata, non poteva produrre i risultati sperati e ci sarebbe anzi costata numerose vittime. Quindi, con due compagni, arrampicò la parete del Col dei Bois che domina la Val Costeana. Si trattava di un’impresa dalle diffi coltà alpinistiche tanto elevate da far ritenere a molti esperti quella parete inaccessibile. Dello stesso parere dovevano essere anche gli austriaci del presidio in alla cima della montagna i quali, infatti, non si aspettavano da quel lato nessuna minaccia. Il Diavolo delle Tofane comparve all’improvviso in compagnia delle altre due penne nere, coi tascapani pieni di bombe a mano…

Per quell’azione Schiochet ebbe la medaglia d’argento al valor militare con la seguente motivazione: «Offrivasi volontariamente con due compagni per snidare dei tiratori nemici da una posizione dalla quale disturbavano coi loro tiri i nostri reparti. Disimpegnò tale compito con singolare perizia, ardimento e sprezzo del pericolo nella lotta che seguì in cui due compagni caddero uccisi ed egli rimase ferito. Alla sera tornò sulle posizioni per recuperare la salma di uno dei caduti. Cima Bois (Tofane), 7-12 luglio 1915».

Due settimane più tardi, Angelo Schiochet si rese protagonista di un altro brutto tiro giocato agli austriaci. Il 25 luglio una nostra pattuglia era caduta in un’imboscata. Ne seguì una sparatoria al termine della quale l’alpino Antonio Luisetto rimase a terra ferito. Luisetto sarebbe morto dissanguato tre giorni dopo perché gli avversari, con il loro fuoco, impedivano alle penne nere di avvicinarsi per portargli soccorso. Schiochet amareggiato dalla ferocia di quel gesto era deciso a rendere pan per focaccia. Fece dunque puntare un cannoncino sulla cima della Tofana di Rozes, dove si era installato un presidio austriaco. Sembra si fosse accordato per questo con un sergente dell’artiglieria da montagna. Per attirare gli avversari nel punto prestabilito ricorse ad un machiavellico stratagemma. Scesa la sera, chiese ad un commilitone di suonare con il violino un serenata di Schubert, sicuro che i tugnitt si sarebbero radunati sulla cima della Tofana per ascoltarla.

Accadde proprio così. A quel punto sarebbe bastato sparare un solo colpo per provocare una strage. Sembra però che la dolcezza delle note di Schubert avesse indotto Angelo e gli alpini che lo circondavano a non fare più fuoco. Ma quando il violinista smise di suonare gli austriaci dalla vetta salutarono la fi ne dell’esecuzione con un coro di urla e sberleffi . A quel punto el diaol tirò il cordino di sparo del pezzo e dopo l’esplosione dalla cima della Tofana non giunsero altro che lamenti…

Angelo Schiochet non amava vantarsi di se stesso né di quanto aveva fatto in guerra. Oltre alla medaglia d’argento ne ottenne due di bronzo. La prima la guadagnò a Passo Ombretta, il 28 maggio del 1915, perché
in uno scontro «Dando prova di grande ardimento contribuì alla resa di un posto di guardia». La seconda gli venne invece assegnata sul Monte Sief, l’11 novembre 1915, perché «Rimasto gravemente ferito l’ufficiale presso cui prestava servizio di guida, sotto il continuo fuoco delle artiglierie nemiche, da solo e allo scoperto si lo caricava sulle spalle e lo trasportava al posto di medicazione». Angelo Schiochet era nato nel 1891 a Sois, dove si spense a 77 anni il 30 agosto 1968. Condusse sempre un’esistenza modesta lavorando al
macello comunale di Belluno.

Tratto da “ALPINI – Le grandi battaglie – Storia delle Penne Nere” (Edizioni “Il Messaggero Veneto”)

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