Evviva l’Italia unita!

La storia del cane “Garibaldi” e della pecora “Italia” al Caffè Manin

In occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, il cui decreto (che proclamava il Regno d’Italia) venne pubblicato il 17 marzo 1861, riportiamo due fatti realmente avvenuti.

ANNO 1860:

Siamo al primo anno, sotto la dominazione austriaca. A Belluno dopo la messa festiva, approfittando della bella giornata, la gente passeggiava in Piazza Campitello, ora Piazza dei Martiri. Narra Luigi Zacchi: <<Mio padre Osvaldo in compagnia del suo grande amico, Antonio Pagani – Cesa, notaio, trovavasi seduto presso un tavolo del Caffè Manin in Piazza Campitello, che allora chiamavasi Caffè Scopici. Li presso c’era un gruppo di giovani ufficiali austriaci, insolenti e quanto mai tracotanti, che sghignazzando andavano ripetutamente esclamando: “Garibalda, Garibalda!” Mentre stavano applicando alla collana d’un cane una grossa coccarda tricolore. Mio padre fremette, ne si poté contenere; si alzò da sedere e certamente dimenticando in quel momento di avere famiglia, rivolse agli ufficiali la frase: “Avete forse raccolto quella coccarda sui campi di Palestro, di Magenta o Solferino?”. Pagani – Cesa ed altri presenti trepidarono, ma per grande fortuna nulla successe, perché forse quei soldatacci non capirono la terribile ironia in quelle parole, o non conoscevano per nulla la lingua italiana; mio padre, bisogna dirlo, fu quanto mai imprudente>>.

ANNO 1982:

Siamo alla sera dell’11 luglio 1982, è appena finita la partita di calcio Italia – Germania, vinta dagli azzurri per 3 – 1, che laurea l’Italia Campione del Mondo per la terza volta. In tutta la penisola c’è un’esplosione di gioia che coinvolge chiunque, una festa di popolo. “Il Gazzettino” riporta quanto segue: «…..ha avuto anche a Belluno e negli altri centri grandi e piccoli della provincia, eco di indescrivibile entusiasmo… I pazzi caroselli di automobili, da cui sporgevano grappoli sbandieranti di persone, i rombanti passaggi delle motociclette, i  bagni nella fontana, le migliaia di persone che si sono assiepate a Belluno, per esempio in Piazza dei Martiri, hanno partecipato ai cori, ai balli improvvisati». In questo clima di euforia e confusione faceva ingresso al Caffè Manin, al grido di Italia, Italia! una pecora “vestita” in tricolore, proveniente da Salce. Tracannò un’ombra di vino rosso, offertale per digerire l’abbondante pasto di fiori che aveva consumato in piazza. Venne scambiata per un cane, ma a coloro che commisero tale errore venne chiesto: «Avete mai visto cani mangiare fiori?!». Quindi dalla sorpresa allo scalpore, e di conseguenza il salcese Mario De Bona e la sua pecora chiamata “Itala”, vennero invitati a trasferirsi altrove.

Per concludere diciamo che i due episodi, che avvennero a 122 anni di distanza, sono simili perché hanno in comune: ambiente, animali, gente, tricolore e patriottismo, e nello stesso tempo differenti per il movente che li anima.

Il primo avviene in un momento storico decisivo per l’Unità d’Italia, quando gli ideali di Patria erano vivissimi, si voleva un solo stato che riunisse tutta l’Italia sotto la stessa  bandiera.

Il secondo episodio si verifica 121 anni dopo l’Unità in una Repubblica senza ideali, dove c’è poca credibilità nelle Istituzioni e nello Stato. A tutto ciò si reagisce sfogando il proprio patriottismo soprattutto nello sport. Le bandiere tricolori sventolano quasi  esclusivamente, in occasione di vittorie in ambito sportivo.
(Articolo di Armando Dal Pont per il Col Maòr n. 1 del 2011)

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