Il giorno della memoria

Il 27 gennaio si è celebrato il “Giorno della Memoria”, ricorrenza istituita con la Legge 211/2000 dal Parlamento Italiano, che ha in tal modo aderito alla proposta internazionale di dichiarare questa come la giornata per commemorare le vittime del nazismo e dell’Olocausto. La scelta della data è dovuta al fatto che il 27 gennaio del 1945 le truppe dell’Armata Rossa, durante la loro avanzata verso Berlino, arrivarono nella cittadina polacca di Oswiecim (Auschwitz) e scoprirono il tristemente famoso campo di sterminio, liberandone i pochi superstiti e rivelando al mondo l’orrore del genocidio nazista.

Ma quando ebbe inizio l’Olocausto? Tutto iniziò con la “Notte dei cristalli” o, più correttamente, “Notte dei
cristalli dell’Impero”, termine di scherno fatto circolare dai nazionalsocialisti, riferito alle vetrine distrutte, con cui viene indicato il pogrom condotto dai nazisti nella notte tra il 9 e 10 novembre 1938 in tutta la Germania.

L’antefatto

Il 7 novembre 1938 presso l’ambasciata tedesca di Parigi, il diciassettenne Herschel Grynszpan sparò al diplomatico tedesco Ernst Eduard vom Rath. Il movente furono le sofferenze imposte ai genitori di Grynszpan nel loro esilio forzoso dalla Germania alla Polonia nel 1938.
Due giorni dopo vom Rath morì.
Dal 7 al 9 di novembre La “rappresaglia” tedesca non si fece attendere. Già dal 7 novembre ci furono pogrom in molte
località tedesche, con danneggiamenti a sinagoghe e abitazioni ebree. È ormai accertato che le azioni avessero una
guida centralizzata.
La sera del 8 novembre fu data alle fiamme la sinagoga di Bad Hersfeld e vi furono ripetuti maltrattamenti di persone di religione ebraica fino a giungere alla prima vittima nella località di Felsberg (Assia).
Nel pomeriggio del 9 novembre la violenza dilagò.

La notte del 9 novembre 1938

10 Novembre 1938: Tre passanti di fronte alla vetrina di un negozio ebraico in Berlino, distrutta la notte del 9 Novembre. (Photo by Hulton Archive/Getty Images)

Il 9 novembre, durante l’incontro fra Hitler e i reduci per l’anniversario del fallito putsch del 9 novembre 1923, il
Ministro della Propaganda Goebbels tenne un acceso discorso nel quale incolpava “gli ebrei” della morte di vom Rath. Goebbels precisò che il partito non organizzava azioni antisemite ma, laddove fossero accadute, non le avrebbe ostacolate.
I comandanti delle SA e SS presenti interpretarono questa frase come un invito e passarono gli ordini alle squadre, che entrarono in azione. Quella tragica notte vennero uccise 91 persone, date alle fiamme 267 sinagoghe e devastati 7500 negozi. La polizia ricevette l’ordine di non intervenire e i pompieri badavano solo che il fuoco non attaccasse altri edifici.
Nessuno tra i vandali, assassini e incendiari venne processato.
L’atteggiamento di beffa nei confronti dei cittadini ebrei culminò con l’obbligo imposto alle comunità ebraiche di rimborsare il controvalore economico dei danni arrecati.

10 novembre 1938

In alcune zone rurali i pogrom si protrassero fino nel pomeriggio del 10 novembre. Nei giorni seguenti circa 30.000 uomini di religione ebraica furono arrestati e deportati nei campi di concentramento di Buchenwald, Dachau e Sachsenhausen.
La maggior parte fu rilasciata solo quando si “dichiararono” disposti all’esilio, ma a centinaia persero la vita
durante la detenzione.

Dai pogrom all’olocausto

Il 12 novembre 1938 vi fu una conferenza presieduta da Hermann Göring, per coordinare il prosieguo delle politiche statali nei confronti della popolazione di religione ebraica, con l’allontanamento sistematico dalla vita economica e culturale tedesca di tutti gli ebrei e costringerli all’emigrazione.
Le aziende di proprietà di ebrei furono chiuse e molti furono espropriati o costretti a vendere le loro proprietà.
Furono esclusi dalla partecipazione a eventi pubblici dalla frequenza di scuole e scuole superiori e dall’assistenza pubblica.
Con lo scoppio della seconda guerra mondiale le repressioni aumentarono (restituzione della patente di guida e dei veicoli, esilio forzato, orari fissi per la spesa, coprifuoco, sequestro di biciclette, ecc.) e come identificazione
pubblica vi fu, a partire dal 1 settembre 1941, la stella ebraica.
Le misure di oppressione culminarono nella ghettizzazione sistematica, nella deportazione e infine nell’Olocausto.

M.S.

(Articolo di Michele Sacchet per il Col Maòr n. 1 del 2006)

 

 

“L’esperienza di cui siamo portatori noi superstiti dei Lager nazisti è estranea alle nuove generazioni dell’Occidente, e sempre più estranea si va facendo mano a mano che passano gli anni. (…)

Per noi parlare con i giovani è sempre più difficile.

Lo percepiamo come un dovere, ed insieme come un rischio: il rischio di apparire anacronistici, di non essere ascoltati. (…)

È avvenuto, quindi può accadere di nuovo: questo è il nocciolo di quanto abbiamo da dire”.

Da “I sommersi e i salvati” di Primo Levi

 

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