Delcroix e il valore degli Alpini

GLI ALPINI VISTI DA CARLO DELCROIX

Carlo Delcroix, uomo politico italiano, nacque a Firenze nel 1896. Nel 1917 perse, in guerra, la vista e le mani e fu decorato di medaglia d’argento.

Dal suo libro “Guerra di popolo”, del 1922, in cui parla con enfasi del primo conflitto mondiale esaltando il valore dei nostri soldati, riportiamo il brano:

“Gli Alpini, taciturni come tutti i montanari, avevano i muscoli e l’anima temprati dalla montagna; silenziosi come le cime e sereni come le valli, resistevano alla neve come gli abeti delle natie foreste e sfidavano le tormente come i picchi famigliari. Abituati alla solitudine, trovavano tutte le risorse in se medesimi; rotti alle difficoltà nessuna impresa era impossibile; allenati dalla natura a tutte le battaglie, avevano braccia e volontà a prova di scoglio. Nei canti delle truppe alpine si sentivano tutte le nostalgie della solitudine, tutti i rimpianti della lontananza e le cadenze erano gravi e lente come quelle della marcia sui monti, i ritornelli eguali come la vegetazione di montagna. Sul cappello c’era una penna d’aquila e gli Alpini erano degni di portarla; issati sulle guglie erano padroni della vertigine e nessuna cima appariva inaccessibile; con la corda e con la picca, con tenacia e ardimento scalavano terrazzi e canaloni, lame di roccia e pareti di cristallo, cuspidi aguzze e snelle torri, sempre soffrendo, sempre combattendo, mai stanchi, mai vinti. Le fiamme verdi ornavano il colletto, erano del colore delle malghe, smeraldine come i pascoli nativi e i soldati alpini le portavano sui ghiacciai e sulle rocce per ricordo della valle, per il desiderio di una fresca foglia nella inanimata e nuda solitudine. La guerra sui monti non era di masse, era di individui; movendo all’attacco, si rompevano le file e ogni soldato prendeva la sua strada ed il suo fucile, sceglieva il suo crepaccio nella roccia, il suo sentiero nella neve, imbracciava il suo coraggio e la sua sorte e con la pagnotta e la sua lama si avviava a combattere e a morire. Così gli Alpini partivano all’assalto, senza grida, senza speranza di soccorsi e senza promesse di rincalzo; uomini soli nella notte fonda, anime sperse nell’orrida natura, carni strappate sulle pietre e volontà spuntate sul macigno inerte; si rompevano le file, adunata nella trincea nemica, chi non era precipitato nell’abisso doveva ritrovarsi sulle cime.”

Al medico di Malga Ciapela, tenente Ravazzoni, benché febbricitante e quasi dissanguato, disse di non perdere tempo con lui, che si sentiva di dover morire ma non aveva paura.”Mi spiace di non essere rimasto sotto i cavalli di frisia del Sasso di Mezzodì!”.

Ricoverato a Milano e Torino, riuscì a superare con notevole forza d’animo il fatto di aver perso le mani e la vista e dunque di aver finito di vivere la sua giovinezza come avrebbe sognato di fare, e si prodigò per tenere infuocati comizi inneggiando allo spirito guerriero italico.

Tra il settembre 1917 e il novembre 1918 tenne 35 discorsi in tutta Italia, davanti a folle di militari e anche di civili, sviluppando una notevole abilità oratoria.

Fu tra i fondatori dell’ Associazioni Mutilati ed Invalidi di Guerra e nel 1924 ne divenne il presidente.

Delcroix si spense il 25 ottobre 1977.

 

(Articolo di Armando Dal Pont per il Col Maòr n. 4 del 2006)

 

Centro Multimediale C. Delcroix – Sottoguda
centro_multimediale 22Il Centro informativo sulla Grande Guerra è situato in Località Sottoguda, presso l’edificio intitolato a Carlo Delcroix, sede dell’Ufficio Turistico, dove durante la Grande Guerra gli italiani e gli austriaci, tra il 1915 e il 1917, erano uno di fronte all’altro. Centro dei combattimenti è stata la rete di tunnel sotterranei “Città di ghiaccio”, nel cuore della Marmolada, ora sempre più spesso, con lo scioglimento dei ghiacci, riappaiono ovunque reliquie di storia militare. Dalla cresta del Padon al Col di Lana, da Malga Ciapela al Fedaia, lungo i sentieri che attraversano questa zona, il visitatore ha davanti a sè uno splendido e suggestivo paesaggio naturale, per visitare quelli che furono il teatro delle gesta dei nostri “veci”.

 

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