Hitler e Mussolini a Villa Gaggia

Toni Sirena svela i particolari dell’incontro segreto.

Ritorniamo a parlare dello storico incontro del 19 luglio 1943 a Villa Gaggia tra Hitler e Mussolini, perché sono emersi particolari fino ad oggi
sconosciuti, grazie alle ricerche di Toni Sirena, giornalista e scrittore, già caporedattore del Corriere delle Alpi.

Partiamo dalla sede dell’incontro, Villa Gaggia, residenza estiva del senatore del Regno Achille Gaggia, dimora veneziana del XVII secolo, con un parco progettato dall’architetto e botanico francese Poiteau le Terrier, giunto al seguito di Napoleone.

Vi si accede attraverso un lungo viale di carpini, che termina in un cortile dove c’è una fontana con un’epigrafe dedicata a Re Fuad d’Egitto e a Lord Eden, che vi soggiornarono nel 1927.

Si è sempre ritenuto che la scelta di Villa Gaggia fosse stata decisa all’ultimo momento, tuttavia, c’è un ordine di servizio della Questura del 24 giugno 1943 indirizzato al prefetto, ai funzionari, ai comandi dei carabinieri e della milizia volontaria, che descrive il piano di sicurezza per l’incontro.

«Mancava solo la data – osserva Sirena – che viene comunicata il giorno prima con un telegramma cifrato dal ministero degli Interni:  “Domani 19 luglio treno speciale parte Treviso dopo ore 8 arrivando a Feltre ore 9 et 20” firmato Capo della polizia Chierici”».

C’è inoltre una comunicazione del comandante della Wehrmacht in Italia, il feldmaresciallo Albert Kesserling del 20 maggio ’43 trasmessa a
Mussolini, contenente la proposta di Hitler per una conferenza al vertice. Il Duce risponde il giorno dopo all’ambasciatore tedesco a Roma
Hans Georg von Mackensen dicendo che gli era impossibile lasciare la capitale perché erano state avvistate navi anglo-americane nel mediterraneo.

La richiesta di un vertice viene poi rinnovata il 5 giugno, sempre da Kesserling a Mussolini.

E’ Hitler, dunque, secondo la ricostruzione di Sirena, a chiedere l’incontro a Mussolini, diventato improrogabile dopo le avvisaglie dell’operazione Husky ossia lo sbarco in Sicilia degli alleati (10 luglio ’43).

E Villa Gaggia era la sede ottimale, a metà strada tra Roma e Berlino. Inedito anche quello che Sirena chiama il “Piano A” di sicurezza,
predisposto per un soggiorno di tre giorni dei due dittatori a Villa Gaggia, con pernottamento nei vagoni letto sotto la galleria di Busche. «Dentro la galleria, avrebbero fatto la guardia le squadre speciali P e H, ossia la squadra presidenziale di Mussolini accasermata nelle palestre delle Gabelli e della Gil (dove oggi c’è il Palazzo di Giustizia) e quella di Hitler, accasermata alle scuole Gabelli, ciascuna di 200 uomini.

All’esterno, invece – spiega Toni Sirena – la sorveglianza sarebbe stata assicurata da polizia e carabinieri. Che avevano anche il compito di
controllare le strade e i sentieri vicini. Villa Gaggia sarebbe stata difesa da 4 cordoni di sicurezza: all’interno le squadre speciali, all’esterno la polizia, più arretrati i carabinieri e la milizia volontaria».

Un piano di sicurezza che prevedeva l’impiego di duemila uomini con quartier generale l’albergo Alle Alpi di Belluno, accasermati nella caserma 7mo Alpini di Belluno e la caserma del 7mo, la scuola commerciale di Feltre e le scuole elementari di Farra.

Oltre alle scuole elementari, lungo il percorso, di Busche, santa Giustina, Sedico, Formegan, San Fermo, Vellai e la trattoria Solagna a Busche. Il documento ritrovato precisa tutti i dettagli operativi, dal controllo del territorio lungo tutto il percorso, gli accessi alla villa, con  particolare attenzione alle zone “infette da sovversivismo” di Lentiai e Mel.

Era di Villa di Villa, infatti, Angelo Sbardellotto, l’anarchico catturato e fucilato a Roma, che nel 1932 progettò di uccidere Mussolini.

La strada doveva essere bonificata, con rimozione di tavoli, sedie, scale e tutto ciò che poteva servire da piedistallo per un eventuale attentato.

Agenti in borghese dovevano camminare come comuni viandanti in direzione del corteo per controllare qualsiasi persona presente. Particolare attenzione a preti e frati, che avrebbero potuto essere potenziali attentatori con armi e bombe sotto la tonaca. Tutto già previsto, insomma, compreso l’itinerario di ritorno del corteo di auto da Villa Gaggia alla stazione di Feltre.

Con la raccomandazione della massima attenzione allo stabilimento della Metallurgica feltrina e la galleria ferroviaria.

Un piano che non venne mai attuato, ma di cui rimane traccia nei conti da pagare ai fornitori. Vino, pane, pasta, caffè, auto a noleggio, per un totale di 27mila lire di cui 15mila alla ditta Pettazzi per 408 bottiglie di spumante.

 

(Articolo di Roberto De Nart per il Col Maòr n. 2 del 2011)

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