Pietro Zaglio

IL GENERALE PIETRO ZAGLIO – L’esempio è sempre stato la forza del suo comando.

Dalla pubblicazione “DALLE DOLOMITI AL GRAPPA – la ritirata dal Cadore dopo Caporetto” Edizioni DBS, con orgoglio riprendiamo una testimonianza con la dichiarazione scritta stesa da Cesare Viarengo, cl. 1893, già alpino dell’8° Reggimento, Btg “Monte Nero”, S.i.d., ma probabilmente nel 1934. Ci da modo di capire e conoscere ancor più da vicino la grandezza del nostro Generale che prima di dare un ordine, voleva essere di persona il primo esecutore qualunque fossero le condizioni, comprese quelle fisiche personali.

“Il giorno 28 ottobre 1917 il maggiore Zaglio cav. Pietro comandante del battaglione “Monte Nero” della regione Zellonkofel (alto But) riceveva l’ordine di far ritirare le truppe su altra linea.

Imperversando sulla regione di M. Coglians una violenta tormenta, non era stato possibile fino a sera far giungere l’ordine di ripiegamento ai reparti in regione Coglians, essendo stati impossibilitati i porta ordini a raggiungere gli elementi colà dislocati, non funzionando i telefoni ed impedendo la tormenta di vedere.

Il maggiore volle di persona vedere e salì alle scalette del Monte Coglians, senonchè per l’oscurità, e il vento, vicino alle scalette, cadde da alcuni metri in un vallone, riportando una grave ferita al braccio destro. Lo raccolsi con l’aiuto di due alpini e lo accompagnai a Casera Val Collina, dove lì venne fatta da un caporale di sanità una medicazione alla meglio e dovette proseguire la ritirata per poi raggiungere le posizioni sulle quali si doveva raccogliere il battaglione “Monte Nero” che trovavasi sparso in altre località, senonchè essendo stati cambiati gli ordini dopo essere stati a M. Vierz-M. Arvenis-Villa Santina, avemmo qui notizie che il nostro battaglione aveva avuto ordine di portarsi ad Ampezzo.

Il maggiore che aveva dovuto fare tutta la strada a piedi, aveva la febbre forte, il braccio e la mano gonfi e non poteva mettere la giubba. A Villa Santina è giunta una motocicletta a prenderlo perché doveva andare da un generale. Ricordo che stemmo fermi sul ponte sul Degano, poi al ponte di Mediis perché il mio maggiore comandò la retroguardia della divisione.

Da Ampezzo salimmo a Casera Fantinielis dove il maggiore che aveva una forte febbre venne alloggiato nella notte dal Comando della Brigata “Lazio” (Col. di Brigata Colombini).

Il giorno dopo arrivammo al Battaglione a Casera Costapaton, dove il medico del battaglione medicò il maggiore e lo voleva mandare all’ospedale, ma questi non volle lasciare il Battaglione e restò con noi.

Abbiamo fatta tutta la ritirata: Mauria, Monte Piduel, Longarone, Monti di Belluno, rientrammo in Valle del Brenta nelle nostre linee.

Il maggiore a Bassano dovette mettersi a letto con forte febbre, andammo poi a Sandrigo, dove il maggiore passò al battaglione “M. Clapier” del 1° Alpini. Il medico del gruppo voleva mandarlo all’ospedale, ma egli non volle lasciarci in quei giorni e salì al Grappa con il suo Battaglione.”

Altra testimonianza di questi avvenimenti la riscontriamo anche nella dichiarazione stesa a Torino il 10 novembre 1934 dall’Avv. Pietro Rivano , già Ten. Aiutante maggiore in II^ del Btg. Alpino “Monte Nero” (8° Alpini) fino allo scioglimento, agli ordini del maggiore Cav. Zaglio Pietro.

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