La Chiesa di S. Bartolomeo

La Chiesa di San Bartolomeo di Col Di Salce

In posizione elevata rispetto alle adiacenti abitazioni e al piano stradale che dalla località di San Gervasio conduce verso Sedico, sorge la chiesa dedicata all’Apostolo la cui esistenza è certa sin dal XIV secolo in quanto nei documenti dell’Archivio vescovile di Belluno già da tale secolo si accenna alla circoscrizione ecclesiastica di Salce.

La modesta struttura cultuale era però impreziosita da una mirevole tavola d’altare dipinta da Simon da Cusighe nel 1394 (oggi alla Ca’ d’Oro a Venezia). Rappresenta la Madonna della Misericordia o dei battuti, attorniata da otto scene della vita di san Bartolomeo e venne venduta forse attorno al 1813 ad un collezionista bellunese in modo da rimpinguare il fondo economico che sarebbe poi stato indispensabile per la realizzazione degli estesi interventi di restauro da tempo progettati.

Nel 1605 l’originaria cappella venne trasformata quasi nell’attuale redazione architettonica, attorniata dal cimitero sul sagrato (rimarrà in funzione sino al 1854). Dall’inedito testo della visita Pastorale del 1618 si apprende che l’area presbiteriale era tutta affrescata (forse era una parte muraria antica inglobata nella nuova struttura?); oltre all’altar maggiore, sul quale spiccava il dipinto di Simon da Cusighe, ne esisteva uno minore dedicato alla Madonna e gestito dalla Confraternita dei Battuti.

Tale pia istituzione laicale si riuniva nella sottostante cripta; ambiente che – salvato dalla distruzione – era stato incorporato nelle opere d‟ampliamento di inizio Seicento. Non mancava, infine, la sagrestia ubicata a nord ed il portico esterno.

Detta fisionomia si riconosce sostanzialmente nei testi archivistici vescovili sino al 1813, quando vennero realizzati significativi interventi di rimaneggiamento e di restauro finalizzati a rendere più efficiente il luogo di culto che, dal 1834, diverrà sede parrocchiale. Il terremoto del 1873 arrecò estesi danni riparati, non senza fatica, grazie alla generosità dei fedeli; pertanto nel 1878 fu possibile espletare la cerimonia di consacrazione.

Nuovi e variegati interventi di consolidamento, manutenzione e abbellimento si succederanno per tutta la seconda metà del Novecento sino ai nostri giorni.

 

EMERGENZE ARTISTICHE

L’altar maggiore in pietra policroma, giunto a Salce per acquisto nel 1844 dalla chiesa di Tambre d’Alpago, reca la pala dipinta dal pittore locale Luigi Speranza (1819-1879) il quale fu sostenitore convinto dell’unità italiana e per questo perseguitato dal governo austriaco. Il dipinto raffigura i Santi Giovanni Battista e Bartolomeo che pur attraverso una personale rielaborazione cromatica, rievoca inequivocabilmente una suggestiva componente di influssi mediati dall‟arte di Hayez.

Probabilmente sempre allo Speranza si debbono i due piccoli olii (sant‟Antonio da Padova e san Rocco) inclusi nei fornici laterali dell‟altare minore la cui mensa è datata 1605.

L’alzata lignea intagliata, dorata e policromata è costituita da un’elaborata struttura a due registri con archi spezzati e gattoni espansi. Completamente interessata da un insistente decoro vegetomorfo, può essere annoverata tra i dignitosi prodotti della bottega seicentesca degli Auregne. La nicchia centrale – incomprensibilmente rivestita di un manto di mosaico nel 1969 – custodisce la pregevole statua lignea dell‟Addolorata dello zoldano Valentino Panciera Besarel (1829-1902). Manufatto di pacata eleganza nella cadenza lineare e di forte impatto sul piano emotivo.

 

NEI DINTORNI

A poca distanza dalla parrocchiale, alla sommità di una collina, in uno stupendo contesto paesaggistico dal quale si gode la visione dell‟amena vallata bellunese, si erge la chiesa di San Pietro la cui primitiva fondazione è documentata antecedentemente l’anno 1363. La sua antichità viene, infatti, sottintesa dal diario di Visita Pastorale del 1577 quando si accenna sia alla sua antichità sia alla necessità di interventi di restauro. Sempre da fonti d‟archivio si apprende che nel 1639 funzionava quale chiesa parrocchiale. Possedeva tre altari, alla piccola sagrestia si accedeva a nord passando per il coro nel pavimento del quale c’erano alcuni sepolcri nobiliari. Il campanilino era in asse con l‟ingresso maggiore e sul sagrato trovava posto il cimitero. Nel 1666 nell‟aula venne posizionato un quarto altare. Demolita nel 1812 poiché fatiscente, nel 1815 partì la ricostruzione, terminata nel 1833. La chiesa, di monumentale impianto architettonico, venne ultimata soprattutto per la generosità del pontefice Gregorio XVI, assai affezionato alla sua Terra natale e sempre disposto a concedere aiuti per luoghi di culto. Gli altari minori sono attualmente decorati da tele del pittore settecentesco Antonio Bettio e su quello maggiore – in marmi pregiati – spicca la grande tela di Antonio Federici (1790 – 1869) che illustra l‟episodio evangelico di Cristo mentre consegna le simboliche chiavi a Pietro.

L’altra chiesa minore, intitolata a Sant‟Antonio da Padova, venne innalzata nella frazione di Giamosa a partire dall’anno 1706 per assolvere ad un legato testamentario del gentiluomo Domenico Gervasis. Parzialmente ricostruita e comunque rimaneggiata nel 1866 perché ridotta in uno stato quasi fatiscente, fu gravemente lesionata dal sisma del 1873; danni risanati solo con gli interventi conclusi nel 1909. Il piccolo edificio, oggi assai curato, si segnala per l‟altar maggiore con un‟alzata seicentesca di scuola auregnana, includente la pala dell‟ottocentesco Luigi Speranza che raffigura la Visione di sant‟Antonio. Sull‟arpese si notano due statue angeliche sedute provenienti, come l‟alzata, da un altro contesto chiesastico.

Tra i luoghi di culto visitati dal Vescovo nel 1578 si accenna anche a quello di San Giovanni Battista di Canzan. L’edificio è modestamente arredato e, già dal 1639, viene documentata l‟attuale pala con la Madonna ed il Bimbo tra i santi Giovanni Battista e Francesco. Se il dipinto qualitativamente non suscita molto entusiasmo va però ammirato il dossale intagliato e dorato. Infatti si configura come un manufatto di rigorosa ed essenziale concezione strutturale, valorizzata dalla cifra stilistica dell‟intaglio che risulta di rimarchevole finezza anche nella resa del particolare.

Sebbene l’oratorio seicentesco dell‟Annunziata a Salce non sia un edificio di culto giuridicamente dipendente dalla parrocchia, dal momento che già più volte è stato oggetto di attenzione in diverse pubblicazioni, va almeno rammentato per l’armoniosa pala d’altare con l’Annunciazione del bellunese Goffredo Sommavilla, da lui dipinta nell‟inoltrata seconda metà dell’Ottocento.

 

Tratto da “TESORI D’ARTE NELLE CHIESE DEL NELLUNESE”
Amministrazione Provinciale di Belluno

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