Feliciano Fant

Da S. Fermo.

Zio di Feliciano Fant (omonimo per tramandarne il ricordo); prozio di Adonella ed Manuela Fant. Nato l’1.02.1891, di Domenico ed Anna Da Rold. Celibe.

Contadino. Soldato di fanteria, partecipò alla guerra Italo-Turca 1911-12 (Tripolitania-Cirenaica).

Nel maggio 1915 venne inserito nel 56° Regg. e combatté, come i tre commilitoni di cui sopra, in Cadore e nella 3^ e 4^ battaglia dell’Isonzo. Il 04.12.1915 venne catturato dagli Austriaci al “Lenzuolo Bianco” (posto di medicazione e sepoltura che aveva sullo sfondo il monte Sabotino).

L’8.1.1918, dopo 25 mesi di prigionia, muore a Mauthausen (Austria), dov’è sepolto; cimitero militare italiano, tomba n° 567. Poté fregiarsi della medaglia commemorativa della guerra Italo-Turca. Concesse due medaglie a ricordo della guerra 1915-18.

Angelo Callegari, Celeste Fagherazzi, Domenico Caviola e Feliciano Fant erano tutti soldati del 56° Reggimento fanteria della Brigata Marche (55° e 56° Regg.), che in quel frangente era incorporata nella 4^ Divisione (fronte monte Sabotino) del II° Corpo d’Armata – 2^ Armata (fronte tra Plezzo ed il Podgora). Questa Brigata che operava in Cadore (vedi Vincenzo Carlin), veniva trasferita al villaggio Dol sulle pendici del monte Sabotino (nord di Gorizia), per partecipare alla 3^ battaglia dell’Isonzo (18 ottobre – 4 novembre 1915). Dal Dol, il 6 novembre, il 56° Regg. si spostava a Cosana, poi a Hum, per prendere parte, nei giorni 21 e 22, ad azioni contro le posizioni di quota 188 e della Selletta di Oslavia, dove cadeva Albino De Vecchi, di cui parleremo prossimamente. Da Pubblicazioni riportiamo: “Il 29 novembre, infine, i pochi superstiti si trasferirono nel vallone dell’Acqua (Lenzuolo Bianco). Dopo disagi d’ogni genere, sofferenze indescrivibili per la difficoltà dei rifornimenti, persistenti intemperie che trasformarono il terreno in viscida motta, le infezioni serpeggianti (colera e tifo), conferirono a quest’epico periodo una tragica grandezza.” Per quanto riguarda il colera: “In taluni l’effetto letale era immediato. Appena cominciati il vomito e la dissenteria, si stringevano angosciosamente il ventre, raggomitolandosi con le braccia, mandavano un urlo selvaggio, un ringhio e si scioglievano: erano fulminati!”.
Condividi:

Leave a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Optimization WordPress Plugins & Solutions by W3 EDGE