Il Maestro Bregani

A trent’anni dalla scomparsa ricordiamo un salcese d’adozione.

Per parlare esaurientemente di questa personalità poliedrica, che era Giancarlo Bregani, ci vorrebbero più pagine, perciò, visto l’esiguo spazio a disposizione, ci limitiamo a riportare dei “flash” colti da articoli e libri che lo riguardano.

Da “La voce amica”, periodico della Parrocchia di Salce – giugno 1983: “Sabato 21 maggio è stata la volta del Coro Cortina, un complesso corale, a sole voci maschili, di grande prestigio internazionale che onora, oltre la città di cui porta il nome, anche tutto il bellunese e l’Italia. Non avevo il coraggio di invitarlo nella nostra piccola comunità, abituato com’è a platee più vaste, ma il maestro Giancarlo Bregani, da qualche anno diventato nostro parrocchiano, ha voluto farci questo bel regalo, e il Coro ci ha fatto ascoltare i pezzi migliori del suo repertorio…..”.

Da “La voce amica” dell’agosto 1987, un laconico dato statistico: “Bregani Giancarlo da Bettin di anni 56, morto il 24 luglio”.

Sempre nel bollettino parrocchiale del settembre 1989, troviamo scritto: “La famiglia Bregani ha donato alla Parrocchia di Salce un bellissimo organo. Il dono è stato molto apprezzato e gradito dalla nostra corale che l’ha accolto come un caro ricordo dell’indimenticabile Maestro Giancarlo”.

Come dicevamo era un personaggio eclettico, ma anche dinamico, intraprendente, carismatico, espansivo e polemista arguto; aveva preparazione e cultura.

Leggiamo: “Di lui ogni complesso corale riconosce il maestro di calibro superiore e il critico attento e sensibile”.

In gioventù divenne alpinista provetto, aveva un amore profondo per le montagne e per la gente di montagna, amore che portò dentro per tutta la vita, diceva: “La montagna mi aveva preso e pervaso”. Era scrittore, critico musicale e poeta. Scrisse “Escursioni in quattro” del 1950, diario giovanile di alpinismo; un libro autobiografico “C’è sempre per ognuno una montagna” (1969), dove parla della sua passione per le scalate ed il canto corale; un libro pubblicato postumo “Voci di cristallo”, con prefazione di Dino Bridda, che è un saggio storico e critico sul canto corale d’ispirazione popolare; infine scrisse vari articoli per riviste e giornali.

Fu apprezzato socio accademico del Gruppo Italiano Scrittori di Montagna. Fece il cineasta di montagna, i suoi documentari ottennero premi e riconoscimenti anche internazionali.

Aveva occupato nel mondo del lavoro posti di prim’ordine, come alla “Marcolin” di Domegge dov’era stato direttore amministrativo. Si  distinse anche in campo associativo e culturale: F.I.S.I., C.A.I., Lions e A.N.A.. Era Cavaliere della Repubblica. Bregani, però, aveva  dedicato le migliori energie alla musica: Fisarmonica classica, “ Aveva vinto anche il titolo italiano di fisarmonica, strumento che suonava con straordinaria sensibilità”, musica jazz e “in particolare a quella legata alle montagne di cui aveva composto e musicato numerosi brani, spesso armonizzati ai ricordi degli Alpini, dei quali era Ufficiale”.

Aveva cominciato con un piccolo coro di amici, che “cantavano in rifugio, a sera, dopo una giornata di ascensione o di ozio tra i pascoli”.

Dopo qualche anno formò il coro “Penna nera” di Gallarate, città dove era nato e risiedeva, che diresse per 7 anni e che abbandonò dovendo trasferirsi altrove per necessità professionale. Giunto a Cortina d’Ampezzo nel 1967, prese in mano il “Coro Cortina” e ne fece uno dei  migliori cori italiani.

E per concludere riportiamo quanto ha scritto, tra l’altro, Dino Bridda in occasione del 10° anniversario della morte del Maestro: «Giancarlo Bregani ha lasciato un triplice testamento per la coralità: lo splendido canto “Montagne addio”; il lavoro documentato in tante incisioni; il  libro “Voci di cristallo”. Ed un rimpianto in chi è rimasto, perché di Bregani la coralità aveva ancora bisogno. Tanti “addetti ai lavori” non se  ne sono accorti».

MONTAGNE ADDIO

Cade lenta già la sera
sulle cime incantate
ed or lassù
solo il vento può cantare
sol la luna può arrampicare.

Montagne addio,
addio vallate,
io parto addio,
non so se tornerò.

Qui lascio il cuor,
qui lascio la mia vita,
montagne addio,
non vi scorderò!

(A.D.P.)

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