Il monumento di Sottocastello

Il primo monumento ai caduti in provincia di Belluno

Sottocastello (Pieve di Cadore – BL) ha l’onore di aver costruito e inaugurato il primo monumento dedicato ai caduti della Prima Guerra mondiale in provincia di Belluno, il quarto in Italia: fu inaugurato il 14 settembre 1919, quando ancora le ferite del conflitto (che nel distretto di Belluno causò 17.527 morti) erano aperte e sanguinanti.

I caduti di Sottocastello furono 19 su una popolazione di 854 abitanti.

Tutto iniziò una sera del mese di marzo 1919, quando un gruppo di militari smobilitati, ma ancora non congedati, riuniti nello spaccio del paese per discutere le problematiche aperte, decise di costituire un Circolo Smobilitati per meglio difendere gli interessi loro e delle famiglie dei caduti.

Tra le decisioni prese, ci fu anche quella d’innalzare un piccolo monumento in memoria dei caduti in Guerra, per erigere il quale ogni socio avrebbe dovuto versare la somma di 40 lire. Una decisione che condizionò per mesi la vita del Circolo. Solo gli smobilitati che avevano avuto la famiglia profuga, ricevevano un sussidio mensile di 10 lire, mentre gli altri, una volta scaduti due mesi dalla smobilitazione, non ricevevano più nulla e non potevano nemmeno trovarsi un lavoro perché non erano stati ancora congedati.

Parlare di contribuire con 40 lire al monumento era perciò molto impegnativo, ma nonostante ciò, la decisione venne accettata. Dopo aver stilato l’elenco dei commilitoni caduti per la Patria, i soci del Circolo dovettero scegliere il soggetto del monumento e il luogo dove sarebbe stato collocato.

Per l’elencazione dei caduti venne scelto di metterli, con i soli nome e cognome, secondo la data della morte. Per realizzare il bozzetto fu scelto Gellio De Mas, persona nota per le sue qualità artistiche, anche se non originario di Sottocastello.

De Mas immaginò uno spaccato d’avamposto, collocato su uno spigolo roccioso, riparato da una trincea ricurva. Da un piedistallo, si alza una colonna che sostiene il tripode con la fiamma sempre accesa. Dalle bocche di tre leoni, pende un anello a simboleggiare l’accompagnamento virtuale all’ara sacrificale. La colonna, tronca, ha due sottili stele laterali. Sulla colonna alcuni simboli: la corona d’alloro, che abbraccia una pergamena con lo stemma del Cadore e sotto le scritte: “Ai caduti per la Patria”, e sotto, con caratteri più piccoli “i comilitoni superstiti”. Ai piedi del piedistallo una lapide di marmo con i nomi dei caduti. Poggiata per terra, una corona in bronzo con il cartiglio “Dono del Circolo giovanile – Sottocastello MCMXIX”.

Il bozzetto non fu però realizzato completo, ma solo secondo le disponibilità finanziarie del Circolo. Dopo oltre un mese, in cassa c’erano solo 160 lire e le quote che i soci versavano erano frazionate perché mancava il lavoro e molti smobilitati erano mutilati. Inoltre, diversi soci furono costretti ad emigrare ed allora furono le famiglie a versare le quote ogni volta che arrivavano le rimesse dall’estero.

Scelto il luogo, iniziò la costruzione del monumento.

Molti i problemi, non solo per i soldi, ma anche per il reperimento del cemento e dei materiali in bronzo per gli ornamenti. Nonostante le difficoltà, il manufatto fu completato e il 14 settembre 1919 fu inaugurato. Fu una cerimonia importante anche se il sindaco mandò un suo sostituto per togliere la grande bandiera che le donne del paese avevano preparato con le loro mani. C’erano un picchetto di militari, la banda e tanta gente. Il discorso ufficiale fu pronunciato da Antonio Merlo detto Cianino, presidente del Circolo smobilitati.

Il costo del monumento si dimostrò elevato, tanto che raggiunse la cifra di 3435,35 lire (corrispondenti a circa 8 milioni del 2001). Poichè gli smobilitati non potevano farcela, intervenne la frazione di Sottocastello che stanziò 1.500 lire, lasciando a carico degli ex combattenti 1.935,35 lire.

Alla fine del secondo conflitto mondiale la lapide venne ampliata per accogliere i nomi dei 6 caduti di quella guerra. Nel 2009, a 90 anni dalla costruzione, il monumento è stato restaurato, su idea di Luigi Tabacchi Borin, a cura dei cittadini di Sottocastello ed inaugurato una seconda volta.

 

(Articolo di Vittore Doro per il Corriere delle Alpi)

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