Il patriota tradito

150 ANNI FA MORIVA PIER FORTUNATO CALVI – “L’EROE DEL CADORE” TRADITO DA UNA DONNA BELLISSIMA

Carpire i segreti nell’alcova, grazie al potere di seduzione di una donna, rientra tra i classici dello spionaggio. Al cinema, conMicheal Douglas in “Attrazione fatale” e poi insieme all’affascinante Sharon Stonein “Basic Instinct” è sempre l’attrazione fisica a dominare la scena del thriller.

Qualcosa del genere è successa anche centocinquant’anni fa, in relazione alla cattura e alla condanna a morte di Pier Fortunato Calvi, patriota risorgimentale ed eroe del Cadore, dietro alla quale c’è una storia parallela di fatale attrazione, che si trasforma in un cocktail di sesso, soldi e sangue. Lei si chiama Felicita Bonvecchiato, è una donna affascinante, che ama sguazzare nel lusso, adora la bella vita e per denaro non esita a tradire senza farsi tanti scrupoli. Del resto, possiede tutti i requisiti necessari per sostenere il ruolo: ha una straordinaria presenza fisica alla quale unisce doti nascoste che fanno impazzire gli uomini sotto le lenzuola.

Almeno questo si intuisce leggendo la descrizione che un certo Celestino Bianchi fa di lei in un libro pubblicato nel 1863 dal titolo “P.F. Calvi e la spedizione in Cadore”.

“E’ di portamento distinto – scrive Bianchi – alta di persona, bella di una bellezza regolare, maestosa, affascinante, una voluttuosa, mobile, perversa di una perversità, di una nequizia che non hanno nome, ambiziosa all’ultimo grado, sitibonda d’ogni sorta di piacere, anche i più inverecondi, vana all’estremo, orgogliosa, superba, amante del fasto e della pompa”.

La Bonvecchiato è moglie dell’avvocato Breda di Burano, che lascia per seguire Demetrio Mircovich, un ricco medico dalmata naturalizzato veneziano, ardente patriota, distintosi nell’assedio di Venezia e presidente del Comitato distrettuale di Mirano. A seguito della sua attività patriottica, Mircovich finisce nella lista di proscrizione austriaca con la conseguenza di vedersi sequestrare i beni che possiede nel Veneto. Con le ricchezze sensibilmente decurtate, fugge a Torino insieme alla bella Felicita, diventata sua amante fissa ed anche convivente; la sua casa è luogo di ritrovo degli esuli veneti, tra i quali c’è anche il prete bellunese don Sebastiano Barozzi.

Felicita partecipa attivamente all’attività politica clandestina del suo uomo diventando un efficiente corriere che trasporta proclami da Torino a Venezia tra i cospiratori. Si conquista, insomma, la totale fiducia dei patrioti, conosce i loro spostamenti ed anche i disegni segreti dell’insurrezione nelle vallate alpine che Mazzini ha preparato dalla Svizzera nel luglio del 1853. E che giungono nelle mani di Pier Fortunato Calvi tramite il conte bellunese Carlo Rudio (quello che parteciperà all’attentato del 14 gennaio 1858 contro Napoleone III con Felice Orsini e sopravvive alla battaglia di Little Bighorn del 25 luglio 1876 dove gli indiani Sioux e Cheyenne sconfiggono il 7mo Reggimento cavalleggeri del generale Custer). Con quel caratterino e quelle ambizioni che si ritrovava, cosa mai avrebbe potuto fare secondo voi la bella Felicita dopo che le ricchezze dell’amato dottor Demetrio andavano assottigliandosi sempre di più costringendola a delle continue rinunce?

Ebbene, sempre giocando su quel potere di seduzione cui accennavamo in premessa, lei che conosce alla perfezione nomi e piani dei patrioti, decide di trasformarsi in spia per gli austriaci.

C’è, infatti, una ghiotta taglia di diecimila fiorini che pende sulla testa di Pier Fortunato Calvi, istituita a seguito della sua attività di resistenza organizzata contro l’Austria in Cadore. Del resto, è lo stesso Calvi che ai primi di aprile del 1855, in occasione dell’ultimo incontro con la madre e la sorella, riesce a passare a quest’ultima tre fogli di memorie difensive nei quali indica inequivocabilmente “la Mircovich” – così Calvi chiama Felicita Bonvecchiato, che egli conosce fin da ragazzo, dopo che è diventata amante del Mircovich – come traditrice, responsabile del suo arresto e di quello degli altri patrioti. Tutte circostanze confermate anche da Ulisse Salis che nelle sue “Memorie” racconta il ruolo avuto dalla Bonvecchiato, quale suggeritrice della polizia valtellinese.

L’arresto di Pier Fortunato Calvi, insomma, nel settembre del 1853 in un’osteria di Cogolo (un piccolo Comune a 1173 metri con 755 abitanti, nella Val di Peio all’interno della Val di Sole in provincia di Trento), diventa un gioco da ragazzi per i gendarmi. Che conoscono i nomi falsi indicati nei passaporti contraffatti, dietro ai quali si nascondono i patrioti ed anche il loro itinerario. La Bonvecchiato firmerà addirittura una deposizione e sosterrà un confronto nel castello di Mantova con i compagni di Calvi: Morati, Chinelli, Marin, Fontana e don Barozzi. Ma inspiegabilmente non verrà posta a confronto con lo stesso Calvi, per motivi definiti “innominabili” dal Marin. La storia si conclude con la morte in circostanze misteriose di Felicita Bonvecchiato, avvenuta il 14 febbraio 1854 a Venezia, stroncata da un morbo misterioso.

O molto più probabilmente, avvelenata dai mazziniani, oppure dagli stessi austriaci, per i quali oramai la donna era diventata una spia inutile, oltre che troppo appariscente ed ingombrante. L’anno dopo sarà la volta di Pietro Fortunato Calvi, che dopo esser stato rinchiuso nel Castello di San Giorgio a Mantova per un paio d’anni, rifiuta di chiedere la grazia e viene impiccato il 4 luglio 1855 sul patibolo di Belfiore (Mantova) mentre inneggia all’Italia, dopo che il Tribunale Marziale gli aveva confermato la condanna a morte.

Pier Fortunato Calvi
Nato a Briana di Noale, il 15 Febbraio 1817, frequenta il ginnasio a Padova (attuale Liceo “Tito Livio”) e poi  l’Accademia Militare di Neustadt, in Austria. A vent’anni è alfiere e subito dopo tenente nel XIII Reggimento fanteria Wumpfen. Dà le dimissioni dall’esercito austriaco quando è capitano, ed abbandona il suo reggimento a Gratz per diventare patriota. Daniele Manin lo invia con Luigi Coletti a difendere il Cadore, dove fin dal Febbraio 1848 fermentava lo spirito di rivolta. Qui organizza e dirige un’audace resistenza contro l’Austria, che rappresenta una delle pagine più belle del nostro Risorgimento. Quando cessa la resistenza in Cadore, Calvi fugge a Venezia ancora in lotta. Poi quando cade anche la Repubblica di Venezia, egli ripara prima a Torino e poi in Svizzera. Nel 1853, tenta di tornare in Cadore per organizzare una nuova insurrezione, ma viene arrestato in Val di Sole e tradotto prigioniero nel Castello di San Giorgio di Mantova. Il Tribunale Marziale conferma la condanna a morte pronunciata contro di lui nel 1851; ed egli, senza mendicare alcuna grazia, sale fiero al patibolo il 4 luglio 1855.
Da “PALPITO VENETO”
di Mario Alberici
Condividi:

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.