Il rinnovamento? Che illusione!

In questo periodo siamo bombardati dalle televisioni, dai giornali e dalle dichiarazioni nelle varie sedi, di proclami rassicuranti che il nuovo è di fronte a tutti noi, anzi lo dovremmo toccare con mano. I soliti noti, a parole, dichiarano ad ogni piè sospinto di farsi da parte, se è necessario, per lasciare il posto ai giovani e mettere in pratica quel rinnovamento che tutti auspicano, salvo il fatto poi che questo deve riguardare sempre colui che  occupa la sedia accanto.

Anche questo è diventato uno sport nazionale. Critichiamo, con giusta ragione, il fatto che politici ed   amministratori locali stanno scandalizzando i cittadini per i doppi o tripli incarichi. Ma siamo proprio sicuri che sia solo un male del mondo politico, siamo sicuri che tutto dipenda dalla legge elettorale, siamo sicuri che tutto  venga regolato dagli statuti associativi? O forse troviamo comodo, a corrente alternata, scaricare il tutto con un  rigido rispetto degli articoli in essi contenuti, salvo poi concedere deroghe, nominare commissari, non prendere  decisioni per non applicare gli articoli talvolta scomodi degli Statuti che sono ben chiari e votati dai Soci nelle  Assemblee e quindi chiara volontà della base? Siamo sicuri che il rinnovamento si otterrà cambiando le leggi, gli  statuti, i regolamenti o lo si raggiunge invece riformando le menti degli uomini, sia politici che dirigenti, siano essi retribuiti, rimborsati o volontari, parola talvolta usata a sproposito.

Allora gettiamo la maschera e facciamoci veramente da parte, lasciamo la strada libera per i giovani e seguiamoli  nelle loro nuove responsabilità con i suggerimenti che l’esperienza ci permette di dar loro.

Non dovrebbe costare poi molto questo comportamento agli organismi costituiti; può costare molto invece ai  singoli personalismi che si ritengono necessariamente onnipresenti e che in caso contrario verrebbero messi in ombra, non più protagonisti e quindi non più “salvatori” della propria realtà, sia essa un partito, un movimento, un’associazione.

Stiamo inondando i nostri giornali di appelli ai giovani perché si rendano disponibili a caricarsi in spalla quello zaino che noi da anni continuiamo a portare e che in qualche caso non possiamo abbandonare sul sentiero di montagna perché si ritiene che nessuno lo vorrebbe raccogliere.

Dobbiamo allora cambiare anche noi per il bene dell’Associazione, dobbiamo mettere con convinzione lo zaino a terra e ci accorgeremo che ci sarà sempre qualcuno che lo solleverà perché i nostri principi non hanno valore in  relazione ai dati anagrafici, ma per quanto il cuore alpino riesce a sentire ed esternare.

Sono finiti i tempi in cui tutto si reggeva sul famoso detto “l’anzianità fa grado”, ora viviamo in una realtà quotidiana  dove “i giovani sono la vita”.

Presupposto per imboccare e percorrere questo sentiero, molto faticoso e scomodo per alcune mentalità, è possedere una sola dote: il coraggio del cambiamento, che potrà essere soffocata solo dal trovarsi come dirigenti  persone non gradite a titolo personale e quindi fuori dall’ottica che noi dobbiamo essere, purtroppo altre volte solo apparire, una famiglia unita, dove il dialogo, la libertà di parola e di pensiero devono primeggiare, salvo poi dimostrare che la realtà è un’altra.

Cominciamo a lasciar libere alcune sedie, i Gruppi candidino facce nuove e sempre più giovani. Questa è la vera  responsabilità dei Gruppi e non di altri, qui si vede la reale volontà di voler cambiare. I Consigli Direttivi devono  discutere le candidature ai vari livelli, assumersi le proprie responsabilità, risolvere i problemi umani al loro interno e proporre candidature credibili da poter condividere con gli altri Gruppi che devono esprimere delle preferenze.

La storia e la cronaca insegnano che quando le cose o i candidati vengono imposti, anziché condivisi dai Gruppi che costituiscono i pilastri dell’Associazione, sono più i danni morali e materiali che procurano che i benefici apparenti immediatamente ottenuti.

Così si può rinnovare condividendo, così si può far sentire veramente responsabili i nuovi eletti chiamati a dirigerci, così si può dare un esempio ai soliti noti che da decenni e decenni occupano incarichi che non riescono ad onorare.

Di esempi vicini e lontani ne abbiamo piene le scrivanie. Largo ai giovani, largo al nuovo comunque ed evitiamo di  sfogliare le pagine dello Statuto per verificare tra le righe se c’è ancora una possibilità di essere rieletti. Anche così facendo, renderemo un servizio utile alla nostra bella realtà alpina.

 

(Articolo di Ezio Caldart tratto dalla prima pagina del Col Maòr n. 1 del 2008)

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