Impazzire in trincea

La Somme: 100 anni fa il massacro britannico. Ma nulla è cambiato, ancor oggi, per chi sopravvive a una guerra

La “Battaglia della Somme” è stata una delle battaglie più sanguinose e più aspramente combattute della Prima Guerra Mondiale. L’offensiva logorante durata oltre cinque mesi ha visto più di un milione di vittime: nel solo primo giorno di combattimenti l’esercito britannico subì la più grande perdita di tutta la guerra.

La battaglia fu anche la prima ad essere combattuta in gran parte da volontari civili, piuttosto che da soldati professionisti. Questi uomini patriottici divennero noti come i “Pals Battalions“, termine coniato da Lord Derby, molti dei quali hanno visto la loro prima azione importante, il primo giorno dell’offensiva della Somme. A seguito di ciò le unità soffrirono perdite maggiori: circa 19.000 uomini morirono solo nel primo giorno di combattimento.

Gli eventi della Somme hanno avuto un tale impatto su coloro che sono sopravvissuti che la Gran Bretagna vide una marea crescente di vittime psichiatriche e il mondo medico iniziò a prendere in considerazione per la prima volta i disturbi psicologici come una branca della medicina tradizionale.

Durante la prima guerra mondiale, il livello generale di causalità psichiatrica rispecchiò, nel numero, quello delle vittime fisiche, tanto che il termine signature injury” della Grande Guerra è stato ritenuto “trauma da bombardamento” (shell shock) dal capitano Charles Myers già nel 1915. Questo termine era usato in generale per descrivere varie manifestazioni che colpivano gli uomini in guerra, che dimostravano per esempio scatti nervosi, tremori e incubi.

Lo “Shell shock” ha una grande varietà di cause e colpì una serie innumerevole di coloro che videro e testimoniarono gli orrori della guerra: da soldati regolari che prestarono servizio in prima linea per lunghi periodi di tempo, alle persone che semplicemente non erano state adeguatamente preparate per la battaglia, avendo ricevuto il minimo di formazione poco prima di essere gettate nel mezzo dei combattimenti.

Anche se non è un termine medico, “shell shock” deve essere utilizzato solo quando ci si riferisce alla Prima Guerra Mondiale e all’esperienza di chi la combattè.

Oggi molti dei sintomi associati alla “shell shock” sarebbero considerati inspiegabili dal punto di vista medico, tuttavia durante il periodo 1915-1916 molti soldati furono dimessi dal servizio militare perché i medici semplicemente non sapevano come trattarli.

Il grande numero di congedati per motivi psichici determinò – in particolare dopo la Somme – una grande crisi di manodopera: l’esercito britannico aveva così un disperato bisogno di trovare un modo per mantenere la forza di combattimento.

La soluzione arrivò con la “Forward psychiatry” a cui è stato dato poi l’acronimo “PIE” (che sta per stava per “Prossimità, Immediatezza e Aspettativa”). Prossimità: i soldati con reazione di stress da combattimento dovevano essere trattati in prossimità della linea del fronte (vicino a dove il combattimento stava accadendo). Immediatezza: questi soldati dovevano essere trattati subito. Aspettativa: ogni soldato era a conoscenza di dover tornare a combattere.

Il modello di trattamento PIE è stato sviluppato da Thomas W. Salmon. Prima impiegato dai francesi, era un metodo per trattare reazioni contro lo stress con lo scopo di prevenire malattie psichiatriche a lungo termine. Da quando fu iniziato il trattamento “PIE”, circa l’80% dei soldati trattati presso il “Not Yet Diagnosed, Nervous Centers” tornarono a combattere. Tuttavia, alcuni di questi soldati non erano in grado di fare un buon lavoro al ritorno in prima linea. Furono così istituite stazioni di compensazione per le vittime situate nelle immediate “prossimità” (10-20 miglia) dalla prima linea, permettendo “immediatezza” del trattamento con la “speranza” di una ripresa.

Al momento in cui si affermò il metodo PIE vide il 70% dei soldati tornare al fronte entro due settimane. Tuttavia, la ricerca ha poi dimostrato che tali statistiche di esito erano imprecise e fuorvianti.

Anche se i principi della “Forward psychiatry” sono ancora in vigore in conflitti in corso, il suo studio e la sua evoluzione ha ora superato l’apice.

Un nuovo “Shell shock”?

Anche se il tasso di vittime dei conflitti più recenti è relativamente basso rispetto alla Prima Guerra Mondiale, sembra che ci sia una sovrapposizione tra i sintomi associati con la “shell shock” e le piccole lesioni cerebrali traumatiche (mTBI), principale motivo di congedo dei militari coinvolti nei conflitti in Iraq e Afghanistan.

C’è una forte somiglianza sulle motivazioni dei danni psichici in campo di battaglia: 100 anni fa i soldati erano stati esposti alle esplosioni dei colpi di artiglieria, nelle più recenti campagne i soldati sono stati esposti a ordigni esplosivi improvvisati (IED – improvised explosive device).

A chi gli chiedeva cosa si prova nel subire una tale esplosione, Gary Joynson, che ha servito nell’esercito britannico nelle operazioni in Iraq e Afghanistan, ha dichiarato: “Le onde d’urto passano attraverso di voi così in fretta, chee tutto il tuo corpo ha la stessa sensazione che si ha con un tuffo di pancia in una piscina per bambini con l’acqua alta un pollice.”.

Le onde esplosive da IED espongono il corpo a un’enorme quantità di energia cinetica, che si propaga come un’onda d’urto che passa attraverso il cranio e essenzialmente danneggia il cervello. Una recente ricerca ha suggerito che ci possa essere un modello unico di danni fisici al cervello umano dopo l’esposizione all’esplosione. Questo danno distintivo avviene nelle zone del cervello dove tessuti di densità diverse si intersecano. I ricercatori hanno identificato regioni del cervello (per esempio, l’amigdala, corteccia la cingolata anteriore e la corteccia orbitofrontale) la cui funzione era stata alterata a causa di esposizione all’esplosione.

Le regioni del cervello identificate con l’esser state colpite con “cicatrici da esplosione” sono le stesse regioni la cui funzione, se interrotta, si tradurrà nei sintomi inspiegabili che molti soldati hanno evidenziato durante la prima guerra mondiale, così come alcuni di quelli attualmente attribuiti a PTSD (disturbo post-traumatico da stress (DPTS) o Post-Traumatic Stress Disorder, PTSD). Considerando questo, bisogna contemplare ora la possibilità che non tutti i sintomi di PTSD possano essere puramente psicologici – alcuni possono essere il risultato di un danno fisico al cervello. Questi risultati iniziali richiedono ulteriori indagini, tuttavia, e devono essere interpretati con cautela – anche se forniscono alcune informazioni sulla possibile causa di fondo delle manifestazioni inesplicabili presentate dai soldati di 100 anni fa.

Inoltre non è ancora chiaro a quale livello di pressione dell’esplosione si verifica il danno al cervello. Anche se la nuova tecnologia sviluppata per registrare la pressione e l’accelerazione sperimentata dai soldati potrebbe avere la risposta. Una “scatola nera” informerà senza dubbio la ricerca attuale e futura in questo campo, e potrebbe guidare gli sforzi per ridurre l’esposizione all’onda d’urto dell’esplosione, così come informare gli interventi di trattamento per coloro che continuano a soffrire le ferite invisibili subite durante il conflitto.

La guerra è, come è sempre stato, un affare sporco. Vivendo in condizioni critiche per lunghi periodi di tempo non è raro che sopravvenga un rischio negativo. Vi è una netta differenza tra la formazione pre-dislocamento ricevuta dai “Pals Battalions“, rispetto alla nostra forza militare altamente qualificata di oggi, ma preparare gli individui per la brutalità emotivamente impegnativa della guerra è ancora difficile da raggiungere. Tuttavia, cento anni dopo la Battaglia della Somme, possiamo finalmente dire che è risolto il mistero dietro alcune delle vite rovinate dalle condizioni psicologiche alterate, sperimentata da coloro che hanno combattuto per il loro paese.

(Da uno studio di Leanne K Simpson, Facoltà di Psicologia dell’Università di Bangor)

 

Charles Samuel Myers

Charles_Samuel_Myers_circa_1920Charles Samuel Myers, (13 marzo 1873 – 12 Ottobre 1946) è stato un medico inglese che ha lavorato come psicologo. Ha scritto il primo articolo sullashell shock” nel 1915, ma non ha inventato il termine. E’ stato co-fondatore della British Psychological Society e l’Istituto Nazionale di Psicologia Industriale.

 

Condividi:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.