LA MADONNA DEGLI ALPINI

LA MADONNA DEGLI ALPINI TRASPORTATA IN ELICOTTERO

Le peregrinazioni dell’icona si sono concluse a Mestre dopo una cerimonia a Maiano. Era la protettrice dei soldati in Russia.

“La Madonna del Don — afferma categoricamente l’ex Cappellano Militare Padre Policarpo dal Valdagno, al secolo Narciso Crosara — è soltanto la protettrice degli Alpini che hanno combattuto su tutti fronti. Nessuno, e tantomeno , io, ha detto e sostenuto che è la patrona dei reduci del Battaglione Tirano. Lo è stata, è vero — prosegue — durante la guerra, IV’Ia una volta cessate le ostilità è diventata patrona senza dis tinzioni territoriali. E’ all’insegna di questa tesi che si è fatta la crociata della pace e del perdono, quel pellegrinaggio che ha portato la Madonna del Don in una ottantina di città italiane. E solo cosi siamo riusciti a interpretare veramente e compiutamente il messaggio della storia dell’icona” .

Sulla storia dell’icona si è scritto e si è detto molto, e non sono mancate le polemiche, anche in questi giorni trionfali per il simulaco che è stato posto in trono nella ricostruita Chiesa dei Cappuccini di Mestre, dopo che, a Maiano del Friuli, il cesellatore Agelindo Modesto ha modellato un’artistica cornice.

Che questa immagine sia venuta dalla Russia e delle plaghe del fiume Don è fuori discussione; però da qualche parte, in Valtellina, ad esempio, si sostiene che quest’immagine della Madonna Addolorata è solo la patrona di un Reparto di Alpini. L’A.N.A. naturalmente è insorta contro questa e altre distinzioni. E così il frate Cappuccino ha avuto il suo daffare per mettere tutti d’accordo e risolvere, una volta per tutte, la controversia.

Padre Policarpo dice: “Chi la voleva qua, chi la voleva là, e tutti perchè sono convinti di essere stati loro a trovarla, Gli Alpini, naturalmente, lombardi e bergamaschi. E non sanno e non vogliono sapere che la storia nata, tutta diversa da quel che si è finora creduto. L’ho scritta e fatta controfirmare da testimoni oculari su un foglio legalizzato e depositato da un notaio, a Milano. Se sarà il caso, lo tirerò fuori. Sono beghe che non mi vanno proprio”.

“Si era — racconta l’ex Cappellano Militare — sulle rive del Don, nel novembre a Balgorje. L’avevamo appena occupata e i russi se ne erano andati con tutta la popolazione del villaggio. Tempi brutti.

Un giorno — prosegue — mi si avvicina una donna. Ha capito dalla mia Croce che sono un sacerdote. Comprendo che vuol darmi qualcosa, vuole ringraziarmi concretamente per quel che hanno fatto gli Alpini alla sua gente. La sua casa è distrutta. Mi ci porta e mi fa capire che dentro, sotto i cumuli di macerie, c’è il regalo per noi penne nere, un’icona della Vergine Addolorata. Questa la verità che sono pochi a conoscere. Poi sono venuti gli Alpini con il Tenente Perego e gli altri e hanno estratto il simulacro che aveva la cornice rovinata. L’abbiamo prelevato e sistemato nella mia cappella sotterranea di trincea.

Nel gennaio del 1943 – continua – prima della “sacca”,   ho avuto la occasione di mandarla in Italia e è stato effettivamente un alpino bergamasco, Isaia Acerbi se ricordo bene, che, dovendo recarsi in licenza perchè aveva la madre moribonda, la prese e la consegnò a mia madre, a Vicenza. Là l’icona rimase sino al 1951″.

Il resto della storia della Madonna del Don si sa. L’icona fu portata in giro per l’Italia, per la crociata della pace e del perdono; fu a Maiano nel 1958, quando fu posata la prima pietra della Chiesetta di Casasola a lei dedicata, di nuovo a Maiano un mese fa. Ieri le peregrinazioni della Madonna del Don sono finite, E’ stata posta in trono a Mestre, su un altare tutto simbolico, che ricorda con lampade cesellate i reggimenti alpini in guerra, le medaglie d’oro alpine, Giulio Slataper e gli internati, e che i due artistici tripodi rievoca le vicende delle penne nere. La nuova cornice è anch’essa un simbolo. Ha incastonato quattro medaglioni, due raffiguranti gli Alpini che raccolgono nell’isba l’icona e la consegnano a una mamma, uno la Madonna di Fatima per il suo messaggio di pace nel mondo e uno con la reliquia della Vergine delle lacrime di Siracusa, dono dell’Arcivescovo di quella città a monsignor Nogara. La Madonna del Don è un dipinto che, secondo quanto ha accertato Padre Policarpo, ha anche valore artistico. Si tratterebbe di un’opera italiana (lo testimoniano i sette stiletti conficcati nel cuore) del seicento, trasmigrata in Grecia e da lì in Russia.

Da Maiano a Mestre il simulacro è stato portato in elicottero. La partenza è stata salutata dai Gen. Sangiorgio delle Truppe Carnia e Apollonio della Brigata Alpina Julia e dalla popolazione del paese. Si sono scelte le rive della Laguna per la sua sede definitiva perchè lì converge il punto d’incontro tra occidente ed oriente.

 

Articolo del numero 5 del 1966 di “Col Maòr”, che riprendeva l’articolo apparso su “Il Gazzettino” del 10 giugno 1966

 

 

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