La misteriosa morte del Generale Cantore

Antonio Cantore fu il primo generale italiano caduto nella Grande Guerra (la prima guerra mondiale: 1915-18). Il 20 luglio 1915, mentre da una postazione sulle montagne sopra Cortina osservava gli schieramenti nemici, una pallottola lo centrò in fronte forandogli la visiera del berretto e trapassandogli il cranio.

Strane voci presero subito piede : chi aveva ammazzato Cantore? Un cecchino austriaco, come recita ancor oggi la versione ufficiale o invece, stando a “radio scarpa” ed ai chiacchierii della popolazione locale, ad uccidere il generale erano stati i suoi stessi ufficiali esasperati dalla sua durezza ed arroganza?

Cantore

Se si fosse aperta subito un’inchiesta e si fosse fatto qualche interrogatorio, non ci sarebbe provabilmente voluto molto a risolvere questo giallo.

Si sarebbe potuto quantomeno identificare il tipo d’arma che sparò il colpo, che è ancor oggi uno dei misteri.

Gli Austriaci e gli Italiani usavano infatti armi con calibro diverso (il calibro è la lunghezza del diametro della canna di un’arma espressa in millimetri). Il fucile Mannlicher degli Austriaci aveva otto millimetri di calibro, il famoso fucile “91” italiano sei millimetri e mezzo.

Analizzando la ferita o misurando il foro nel berretto si sarebbe quindi potuto capire da quale tipo di arma proveniva il colpo mortale.

Ma eravamo in tempo di guerra, i morti erano centinaia ogni giorno e provabilmente conveniva chiudere in fretta la faccenda. Così si fece un bel funerale con tutti gli onori al generale, il berretto con la visiera forata fu posto sopra la bara e dopo le esequie funebri fu restituito alla famiglia con gli altri effetti personali e nessuno lo vide più.

Il caso si riapre.

Nell’estate 1998 si tenne a Cortina una mostra sulla Grande Guerra.

Tra gli oggetti esposti spiccava il famoso berretto, prestato alla mostra dal nipote del generale, circondato sapientemente dai proiettili dei due fucili sopra citati.

A occhio nudo si poteva constatare che il foro sulla visiera era troppo piccolo per essere della misura dei proiettili del fucile austriaco.

Questo fece riaccendere i dubbi sulla versione ufficiale dell’accaduto : erano stati proprio gli Italiani ?

Bisogna però considerare che la visiera del berretto è di cuoio ed il cuoio si restringe ed irrigidisce con il tempo e questo dimostrerebbe che il foro era stato prodotto da una pallottola di calibro maggiore.

Come l’8 millimetri austriaco per l’appunto o… …le pistole degli ufficiali italiani.

Infatti gli ufficiali italiani avevano in dotazione due tipi di pistola: la Bodeo (modello 1874) calibro 10 e 35 e la Glisenti (modello 1910) calibro 9.

E’ quindi difficile a distanza di quasi un secolo dedurre il calibro della pallottola che provocò quel foro.

Berretto Cantore

A Cortina hanno sempre sostenuto che ad uccidere Cantore fossero stati i suoi uomini. Ricordiamo che a quel tempo Cortina era da oltre quattrocento anni un “capitanato” (provincia) del regno austro-ungarico e gli Ampezzani già dal luglio 1914 combattevano fedelmente per l’imperatore Francesco Giuseppe nelle file dei Kaiserjager (le truppe da montagna austriache) e dei Landsturm (la milizia territoriale).

L’eroe leggendario.

Ma torniamo al generale Cantore. Possibile che quest’ uomo entrato nella leggenda della truppe alpine e decantato come un eroe nella “bibliografia alpina” fosse davvero così odiato?

Antonio Cantore era nato a Sampierdarena (Genova) nel 1860. Prestò alternativamente servizio in Fanteria e negli Alpini. Nel 1909, con i gradi di colonnello, assunse il comando del neo costituito 8° Reggimento Alpini (motto : “O là o rompi”), che condusse negli anni successivi nella guerra italo-turca in Libia (1911-1912). Fu proprio in Libia che Cantore iniziò a farsi conoscere per la sua baldanza e determinazione.

Allo scoppio della Grande Guerra (24 maggio 1915), Cantore, promosso nel frattempo maggior generale (una stella), era comandante della 3^ Brigata Alpina ed ebbe il comando del settore del monte Baldo (la zona nord orientale del lago di Garda). Il 27 maggio le sue truppe si impadronirono di Ala, uno dei primi paesi trentini in territorio austriaco. Quest’azione lo portò alla ribalta nazionale e D’Annunzio lo ricordò così :

Il valor rise come il fiore sboccia

Ala, una città presa per amore

E l’eroe d’Ala avea nome Cantore

E il suo spirito è scolpito nella roccia

Cantore giunse a Cortina nel giugno 1915 con i nuovi gradi di generale di divisione (due stelle) e galvanizzato dal fresco successo. Lo volle Cadorna in persona (il capo di stato maggiore dell’esercito, ovvero il capo supremo delle forze armate), che voleva sferrare un attacco all’intera linea nemica sulle Dolomiti, iniziando con la conquista del monte Castelletto, un punto strategico posto tra le tre Tofane ed il Lagazuoi.

Il piano d’azione.

Cantore arrivò con l’intento di far le cose in fretta e di agire anche senza l’appoggio delle artiglierie, “incredibilmente” non ancora schierate in quel settore.

Decise che avrebbe attaccato sulla forcella di Fontananegra per poter scendere in Val Travenanzes e poi prendere alle spalle il Castelletto.

Dobbiamo purtroppo dire che l’assalto previsto da Cantore andava contro le regole basilari di tattica militare (almeno quelle insegnate a noi ) e del buonsenso : un attacco in salita, su terreno impervio e contro forti linee difensive. Per gli Austriaci un facile tiro al bersaglio. Per gli Italiani un massacro.

A favore di Cantore c’era il fatto che disponeva di due Divisioni (una Alpina ed una di Fanteria), ovvero un mucchio di uomini.

Questa strategia fu comunque molto comune durante la Grande Guerra; molto spesso infatti i nostri comandi lanciarono le truppe in attacchi senza speranza ed incontro a prevedibili carneficine.

La cronaca.

La mattina di quel fatidico 20 luglio, Cantore lasciò l’Hotel Posta, dove alloggiavano gli ufficiali superiori e si diresse verso l’abitato di Vervei per incontrare gli altri generali ed esporgli il piano di battaglia.

Lungo la strada incontrò alcuni ufficiali della Brigata Como (il primo reparto italiano ad essere entrato a Cortina) e li riprese rudemente perché non erano presso i loro reparti.

Giunto a Vervei entrò nella palazzina adibita a mensa, dove i soldati stavano consumando il rancio e disse indicando con l’indice il cielo : “ Domani sarete tutti lassù.”  Non è chiaro se con quel “lassù” il generale intendesse Fontananegra, dov’era previsto l’assalto, o il Paradiso, visto che ci sarebbero stati molti caduti. Non è difficile immaginare che molti dei presenti allungarono la mano sotto il tavolo per toccarsi i ….  “gioielli” e mandarono mentalmente “a quel paese” il generale.

Da questo punto iniziano le diverse versioni della cronaca di quella giornata.

Versione ufficiale.

Finita la riunione con i generali, Cantore sale con quattro Alpini del Battaglione Belluno verso la postazione di Fontananegra. Le postazioni nemiche sono più in alto, a circa duecento metri di distanza. Cantore, berretto in testa con i fregi da generale in bella mostra (era così temerario ? oppure, era così sprovveduto ?) e cannocchiale in mano, si sporge col busto da una roccia per osservare la disposizione del nemico. Un primo colpo lo sfiora. I presenti gli dicono di scendere, ma Cantore non ha paura e risponde :” Non sono mica un passerotto”. Nell’aria si ode un secondo colpo : questa volta il cecchino austriaco non sbaglia la mira. Cantore stramazza al suolo colpito in piena fronte. I sopra citati quattro Alpini portano a valle il corpo senza vita del generale su di una barella coperto da una coperta.

Ufficialmente i quattro Alpini non furono mai identificati e sentiti come testimoni.

Seconda versione.

Alla versione ufficiale viene aggiunto questo episodio. Giunto a Fontananegra Cantore incontra un maggiore ed un capitano di fanteria, ai quali ordina di conquistare il rifugio Tofana durante la notte. Sembra che tra i tre si sia accesa un’animata discussione. Poi Cantore va ad osservare le linee nemiche ed il seguito già lo conosciamo.

Altra versione.

Molti sostennero che Cantore fu ucciso nel villaggio di Vervei durante il sopra menzionato “briefing” (incontro operativo) con i suoi ufficiali.

Proviamo ad immaginare questo generale che dà in escandescenze perché il suo piano è contestato.

Forse inizia ad offendere, punire, minacciare corti marziali ed un suo subalterno estrae la pistola e gli spara a distanza ravvicinata tra gli occhi. Questo anonimo ufficiale potrebbe aver avuto il coraggio di fare ciò a cui tutti i presenti stavano pensando : ecco perché tutto fu messo a tacere.

E’ solamente un’ipotesi, ma non è poi così fantascientifica.

Questa versione continua dicendo che per nascondere la realtà, il cadavere sia stato portato a Fontananegra ed inscenata la storia del “comandante impavido colpito dal perfido cecchino”.

Sembra anche che sul registro parrocchiale di Cortina, in data 20 luglio 1915, il parroco don Cristoforo Rizzardi abbia annotato :” Il generale Cantore restò ucciso. Dicesi sia stato ucciso da un franco tiratore ampezzano, altri dicono …..”.  Sarebbe interessante poter dare un’occhiata a quel registro!

Si disse anche che dopo la morte del generale gli Alpini fecero festa per una settimana e che l’unico ad essere triste al funerale fosse il suo cavallo bianco.

La conquista del Castelletto.

Nel prosieguo dell’estate del 1915 le nostre truppe riuscirono ad occupare, dopo combattimenti aspri e sanguinosi, la Forcella Fontananegra, la Forcella Bois e le cime delle tre Tofane, ma questi sforzi non portarono al raggiungimento dell’obiettivo finale, che era lo sfondamento in Val Badia e Val Pusteria.

Il Castelletto restò ancora per molti mesi una barriera insuperabile per il nostro esercito.

Fu possibile occupare questo baluardo solo dopo l’esplosione di una potentissima mina (35 T di gelatina) collocata in una galleria scavata dalla base della Tofana di Rozes fin sotto le postazioni avversarie.

Era l’ 11 luglio 1916.

Il ricordo.

Il corpo di Cantore fu sepolto, dopo la guerra, nell’ossario di Pocol sopra Cortina e la sua immagine figura sul monumento ai caduti di quel monumento.

Nel 1921 la seconda Adunata Nazionale degli Alpini si tenne a Cortina, in ricordo di tutti coloro che caddero nella guerra in montagna, Cantore in testa.

Nel 1935 l’Adunata fu a Tripoli (Libia) e Cantore fu il simbolo dell’ “Alpinità” sulla medaglia (ora introvabile !!) commemorativa.

Adunata Tripoli

Al generale fu concessa la medaglia d’oro al valor militare.

“Esempio costante e fulgido d’indomito ardimento alle sue truppe,

le condusse attraverso regioni difficilissime ove il nemico si era annidato, riuscendo a sloggiarlo.

Cadde colpito da una palla nemica nell’Osservatorio dal quale esplorava e preparava nuovi ardimenti”.

Ricordiamo Cantore come soldato valoroso e servitore della Patria.

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  1. La Storia è piena di casi del genere. Poichè comunque l’uomo ha bisogno di figure di riferimento positive e poichè comunque Cantore era un valoroso,accettiamo la versione eroica ed immaginiamolo nel “Paradiso di Cantore” dove vanno gli Alpini a spasso per sempre sulle loro montagne….

  2. I vincitori scrivono la storia a loro uso e consumo. E’ noto che nella Grande Guerra il corpo degli ufficiali superiori, provenienti in gran parte da famiglie nobili e dell’alta borghesia erano inetti, arroganti ed incapaci di strategie tanto da usare masse di soldati per la conquista di avamposti, a volte insignificanti, ma con perdite umane oltre l’inverosimile. Questa casta di comando era ben rappresentata dal comandante in capo del nostro esercito generale Cadorna la cui inettitudine porto’ alla sconfitta di Caporetto che ne determinò la sostituzione al vertice dell’esercito, sostituzione chiesta ed ottenuta a gran voce dai Governi alleati!