La tragica fine di Pietro Zandomenego

Sarebbe diventato il Buffon degli anni ‘40/50.

Nel 70° anniversario della morte, vogliamo ricordare il diciassettenne studente Pietro  Zandomenego, portiere dell’Associazione Fascista Calcio Piave (futura A.C. Belluno), in procinto di passare in serie A con l’Ambrosiana (Inter), che morì per annegamento a Sottomarina di Chioggia il 19.08.1936, dove si era recato con la squadra in gita premio.

Nacque a Prade, allora parrocchia di Salce, il 03.03.1919; la sua famiglia vi giunse alla fine del 1800, proveniente da Dogna di Longarone.

La sua immatura scomparsa destò vivissima impressione sia nel Bellunese che nel Veneto, perché era conosciutissimo e benvoluto, non solo per le eccezionali doti atletiche ma anche per la sua bontà d’animo. Sono trascorsi tanti anni ma l’emozione che provoca il ricordo di Piero, nei vecchi sportivi, è ancora forte.

Parlo in particolare di Mario Bianchet, Duilio Pitto e del cugino Attilio Zandomenego.

Ricordano, come fosse adesso, quel ragazzino con ai piedi gli “scarpet”, ai primi approcci con il calcio sul Pra Grant e dintorni, che destava tanta ammirazione per le sue parate acrobatiche.

Scriveva Mario Dell’Eva (appunti sul calcio salcese, inediti): “…se la cavava discretamente come portiere Vittorio Caldart, anche se con un ginocchio bloccato, ma quello che ben presto si distinse in porta fu Pietro Zandomenego. Aveva la stessa agilità di Barluzzisenior o di Gigi Dal Magro da Belluno, ma era più alto di statura, più poderoso nella presa, sia a terra che in volo e dotato di una buona posizione tra i pali.

“Zando”, come veniva chiamato dagli amici, entrò nella squadra del Belluno e fece meraviglie.

La Juventus e l’Ambrosiana (Inter) avevano messo gli occhi su quel portiere strepitoso, certamente destinato alla maglia azzurra…”.

Ma sentiamo dalla viva voce di Mario Bianchet “Coppi” cosa ha da dire dell’amico Pietro: “A 13 anni comincia la carriera di Piero, giocando con una squadra a livello locale. A 14 fa parte
dell’A.F.C. Piave, appena costituita, e vince il campionato di III^ divisione 1933-34, alla maniera forte. Poi la Piave vince anche quelli di II^ (1934-35) e di I^ (1935-36, soprattutto per merito di Piero. Era un fenomeno, lo chiamavano “saracinesca”, “pantera nera”, dicevano che la sua porta era stregata. I giornalisti non sapevano più che appellativo dargli per esaltarne la bravura.

Pietro “Zando” Zandomenego

Ricordo che una domenica di maggio del 1935, andai a Venezia in bicicletta con Giordano Bolzan, per assistere alla partita contro la “Serenissima”, vinta dai nostri per 2 – 1. “Zando” parò un rigore calciato a mezza altezza ed a fil di palo. Gli avversari, ammirati, lo portarono sulle spalle in trionfo. Ma, continua Mario, tutto ciò non sarebbe avvenuto se, nell’estate del 1932, non lo avessi salvato dalla morte certa, tirandolo fuori dall’acqua del Piave. Egli sapeva nuotare ma talvolta, per cause sconosciute, veniva colto da malore e se qualcuno non lo soccorreva, affogava.

Ciò avvenne anche al lago di Vedana, dove venne salvato dai suoi compagni di scuola”.

Poi prosegue con tono accusatorio, ricordando il fattaccio di Sottomarina: “come è potuto succedere una cosa del genere quando tutti i presenti (accompagnatori e compagni di squadra) ed in particolare l’interessato, erano a conoscenza del rischio che correva se entrava in mare, visto anche che nessuno, come sembra, sapeva nuotare?!”

Mario Bianchet conclude con voce commossa: “Le ultime parole che mi disse, qualche tempo prima, furono: Io si vado a Milano a giocare con l’Ambrosiana, ma il mio obiettivo futuro è Torino con la Juventus. Era juventino!”.

(Articolo di Armando Dal Pont per il Col Maòr n. 4 del 2006)

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