Le “Fugàze de Pasqua”

Dalla rubrica “MAGNAR BELUNESE – A tòla come na òlta” del Col Maòr n. 2 del 2011

Un’altra bella tradizione che alcune delle nostre famiglie continuano a mantenere viva, grazie alle ricette delle loro nonne, è il dolce che veniva cotto in occasione delle festività di Pasqua.

Questo è ancora possibile grazie alla conservazione dei vecchi forni (ahimè! Quanti sono stati demoliti per far posto al garage!) che nelle borgate davano la possibilità a tutte le famiglie, anche a quelle sprovviste, di poter cuocere il pane che veniva usato quotidianamente.

I tempi sono cambiati, ma “al pan de Pasqua” ritorna puntualmente ogni anno e rigorosamente cotto a legna. Puntuale la preparazione
dell’impasto, la confezione della classica pagnotta a quattro punte e la più ricercata colomba con al centro l’uovo dipinto, la fase di lievitazione sulle apposite tavole con l’impasto ben coperto per ripararlo dall’aria primaverile ancora frizzantina.

Fatti i turni per le varie famiglie, venivano portati al forno, preparato dal “maestro fuochista” alla temperatura e umidità ideali, con dei parametri che solo lui era in grado di interpretare. Infornato il pane e chiusa la “portina” del forno, il tempo necessario in base al peso dei pani e delle colombe per la cottura, le donne ritornavano al forno con i loro cesti ricoperti di canovacci per coprirlo e mantenere la sua naturale umidità.

Un forno ancora efficientissimo e in uso lo si può trovare a Peresine, quello della famiglia Dell’Eva. Molti di noi hanno potuto riassaporare il  gusto del “pan de Pasqua dè ‘na òlta” grazie alla tradizione che a Peresine si tramanda nei secoli e che le famiglie Dell’Eva e Fratta  continuano puntualmente e ogni anno a rinverdire.

(E.C.)

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