Le medaglie dei nostri nonni

Sono sicuro che qualcuno di voi, come me, aveva il nonno o un parente che aveva appeso in salotto l’attestato con la medaglia conquistata nella Grande Guerra, oppure aveva sul taschino sinistro della “giacca della domenica” dei nastrini colorati e quando gli chiedevamo che cos’erano ci rispondeva orgogliosamente: ”Sono le medaglie che ho preso in guerra.”

Chissà che fine hanno fatto quelle medaglie?

Capita che siano andate perse, o siano dentro un cassetto, o da qualche  parte in cantina. In queste pagine voglio raccontare il significato delle più comuni di quelle medaglie, con la speranza di  risvegliare qualche ricordo lontano e di far sorgere il desiderio di volere andare in cantina a cercarle.

Quelle medaglie fanno parte della storia di persone che ci sono state care. Fanno parte della storia delle nostre famiglie.

Medaglia commemorativa della guerra Italo-Austriaca 1915-18

Fu conferita ai militari che prestarono servizio per almeno un anno durante la prima guerra mondiale. Sul dritto (la faccia principale di una medaglia) è raffigurato il Re Vittorio Emanuele III  con in testa l’elmetto e la scritta “guerra per l’unità d’Italia 1915-18”.

Sul rovescio (l’altra faccia) è raffigurata una “vittoria alata” e la scritta “coniata nel bronzo nemico”: la medaglia venne infatti coniata fondendo dei cannoni austriaci. Sul nastro a righe verticali tricolori, potevano venire applicate delle barrette indicanti gli anni di servizio. Questa fu la  medaglia più rappresentativa della Grande Guerra e fu portata con orgoglio da tutti gli insigniti. Nella foto la medaglia di mio nonno Pietro Luciani.

Medaglia commemorativa della vittoria (Interalleata)

La “medaglia interalleata” fu creata con lo scopo di dare una medaglia identica ai combattenti dei tredici stati alleati che avevano vinto la guerra, ovvero: Belgio, Brasile, Cuba, Cecoslovacchia, Francia, Giappone, Gran Bretagna, Grecia, Italia, Portogallo, Romania, Siam (Thailandia) e Stati Uniti. Per questo motivo è conosciuta anche come la “medaglia della vittoria”. Sul dritto è rappresentata una “vittoria
alata”. Sul rovescio è raffigurato un braciere e la dicitura “grande guerra per la civiltà”: chi vince si crede sempre più civile dello sconfitto! Il nastro ha i colori dell’arcobaleno, a significare l’inizio di una nuova era di pace dopo la tempesta della guerra. In Italia venne conferita  praticamente a tutti i militari che parteciparono al conflitto ed anche ai civili che operarono nelle zone di guerra. Per questo è ancor oggi una  medaglia molto diffusa. Nella foto la medaglia di mio zio Giovanni Luciani.

Croce di guerra

La croce al “merito di guerra” veniva conferita  a quei militari che si erano segnalati per atti di coraggio o che comunque avessero tenuto una condotta degna di encomio. Il  nastro era a righe verticali azzurre e bianche. Se sul nastro c’è un “gladio” (spada romana) di bronzo, significa che il decorato aveva compiuto atti di grande coraggio, ma non sufficientemente meritevoli per la concessione di una medaglia al valore. Nella foto la croce di mio  nonno Pietro. Durante la seconda guerra mondiale questa croce fu rinominata “al valore militare”.

Cavaliere di Vittorio Veneto

Nel 1968,  in occasione del 50° anniversario della Vittoria, fu costituito l’Ordine dei Cavalieri di Vittorio Veneto. Vennero nominati Cavalieri tutti  coloro che avendo combattuto per almeno sei mesi durante la prima guerra mondiale, avessero conseguito anche la croce al “merito di  guerra”.

L’ultimo Cavaliere di Vittorio Veneto è mancato l’estate scorsa: era Delfino Borroni, classe 1898. I Cavalieri  potevano fregiarsi di una croce brunita con l’immagine di un elmetto sul dritto e di una stella sul rovescio. Nella foto l’attestato e la croce di  mio nonno Pietro.

Medaglia commemorativa delle operazioni militari in Africa Orientale

Questa medaglia fu conferita a tutti coloro che  presero parte alla guerra in Abissinia nel 1935-36. Sul dritto è rappresentato Vittorio Emanuele III, Re d’Italia e Imperatore d’Etiopia. Sul  rovescio un’amba (montagna) ed il motto mussoliniano “Molti nemici molto onore”. Il nastro è a righe verticali nere ed azzurre. In questa  guerra la croce al “merito di guerra” fu sostituita da un “gladio” posto sul nastro. Nella foto la medaglia con gladio di mio zio Giuseppe  Pasini, camicia nera della 5^ Divisione CC.NN. “1 Febbraio”.

5^ Divisione Alpina Pusteria

Ricorderete che la Divisione Alpina Pusteria, la  madre della Brigata Cadore, fu appositamente costituita per la campagna d’Africa sopra citata e fu sciolta dopo l’8 settembre 1943. Questa  è la spilla della Divisione e questo è lo scudetto metallico da braccio. Chissà se Silvio Toffoli li ha ancora?

Distintivo commemorativo delle campagne di Grecia e Jugoslavia

Fu concesso ai militari che parteciparono alle operazioni militari in Grecia e Jugoslavia nel 1940-41. Silvio  potrebbe avere anche questa.

Distintivo commemorativo della  campagna di Russia

Oggi è sicuramente il distintivo che suscita maggior ammirazione verso chi lo porta. Fu concesso a tutti gli appartenenti dell’8^ Armata Italiana che avevano preso parte alla campagna di  Russia. Il distintivo raffigura una ghirlanda composta da foglie di alloro che rappresentano l’eroismo e da spine che rappresentano la  sofferenza. Grande eroismo e grande sofferenza furono le due facce di quella drammatica spedizione. In alto, alloro e spine sono legati insieme da un nodo Savoia. Al centro si incrociano due sciabole cosacche. Alla base c’è un nastro con la scritta azzurra “fronte russo”. Questo è un pezzo molto ricercato.

12° CAR

Concludiamo con qualcosa di meno “valoroso”, ma sicuramente nei ricordi di molti. La spilla  del CAR di Montorio Veronese, che fu il Centro Addestramento Reclute degli Alpini delle Brigate Orobica, Tridentina e Cadore dal 1956 al 1963.

“Cara burbetta dimmelo tu, cosa facevi tre mesi fa, andavi a spasso con la morosa e non pensavi a fare il soldà”.

 

(“CURIOSITÀ ALPINE – Spunti liberamente tratti da letteratura e racconti”, a cura di Daniele Luciani sul Col Maòr marzo n. 1 del 2009)

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1 Comment

  1. Moras Arrigo

    Mio nonno, Moras Carlo di Vittorio, nato a Treviso nel 1888, morto il 30-maggio 1951. Le informazioni che ho sono: Nonna Vendramin Angela ‘1888’ e Mamma ‘1911’ andavano a vederlo e scambiare qualche parola mentre faceva addestramento alla piazza d’armi esterna della caserma Tommaso Salsa a Treviso (probabilmente richiamato dopo la leva e graduato) e poi inviato al fronte Carsico, un polso perforato da proiettile. Rientrato a fine guerra da Serg. Magg. per meriti di servizio. Da piccolo giocavo con le sue medaglie e sciabola. (oggetti e documenti sono persi causa bombardamento 1944 e incendio 1945) (avrei avuto piacere di avere più

    )

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