Le Truppe Alpine danno il benvenuto

L’esperienza di Chiara Feltrin a “VIVI LE FORZE ARMATE 2010”

Così è iniziato il mio sogno…

Un sogno avuto fin da bambina, nato vedendo le medaglie (medaglia d’oro e medaglia di ferro di Cavaliere di Vittorio Veneto) di mio nonno Pietro e cresciuto vedendo i ragazzi del 7° Reggimento Alpini di Belluno correre davanti casa.

Ho mandato la domanda per partecipare a questo progetto governativo per sfidare me stessa, per vedere se riuscivo ad aderire ai valori che le Forze Armate hanno giurato di difendere ovunque necessario.

Chiara, seconda accosciata da sinistra, con i suoi “compagni d’avventura”

Sono così partita il 13 settembre per Bousson, un paese in provincia di Torino, nell’Alta Valle di Susa. Fin dall’inizio siamo stati trattati da veri soldati, aspettando di salire sul Cacciamali ci hanno fatto l’appello e poi ci hanno consegnato il cubo, la divisa e la chiave dell’armadietto.

Pochi minuti per vestirci ed eravamo parte di loro, del corpo degli Alpini della Taurinense. I primi giorni ci hanno insegnato a marciare, ad affardellare il nostro zaino alpino ed il tattico per le bravi “missioni” e a cantare “33, l’inno degli Alpini”.

Il 17 settembre c’è stata la prima missione, quella di orienteering, dove ogni plotone era indipendente e  diretto da un ragazzo dello stesso, non più dai nostri superiori. Nel plotone femminile sono stata nominata io responsabile delle ragazze; è andata bene, abbiamo fatto il miglior tempo e anche tutti gli esercizi erano perfetti, peccato però che una ragazza si sia storta la caviglia e dopo aver chiesto il permesso al Sergente Berto di lasciarla in un punto di esercizi, con il permesso accordato da Lei, ci è stata inflitta ingiustamente una penalità. Così siamo arrivate seconde.

Nei giorni successivi abbiamo avuto diverse “lezioni” tra cui: i pericoli della  montagna (valanghe, ricoveri di fortuna, le stazioni Meteomont, etc.), lo scenario internazionale, le missioni FFAA, la struttura della difesa, l’organizzazione dell’esercito, le operazioni fuori area, le cooperazioni Civilemilitare, i punti di stazione e la formula del sito.

Per quanto riguarda l’educazione civica ci hanno portato a vedere il Forte di Exilles, il 3° Reggimento Alpini stanziato a Pinerolo, il Nizza Cavalleria e una esercitazione con colpi a salve, la simulazione di un attacco in Afganistan con un ferito da armi da fuoco poi portato via con l’elicottero.

Le emozioni più belle, però, sono state quelle che ho provato il giorno che ci hanno portato ad arrampicare e a fare la ferrata. Non ci sono parole per descrivere quello che vedi dalla cima di una parete; la libertà, l’aria che ti accarezza veloce e il brivido di essere attaccato ad un filo ed un moschettone.

Un’ altra bella esperienza è stata quella della “marcia al lago Nero” con pernottamento in quota. Camminare e vedere quei paesaggi, aiutare i compagni che non riescono a portare lo zaino alpino e quindi arrivare alla meta con due zaini per un totale di 40 kg, sentirsi fare i complimenti, riposarti di fronte a quella meravigliosa distesa d’acqua. Sono emozioni che non riesco a descrivere, sono uniche!

E che dire della “razione K”? Colazione, pranzo e cena a base di… …scatolette. Anche questa una esperienza che non puoi capire se non hai i Valori dell’Esercito nel sangue.

Torino, 1/10/2010 – La famiglia Feltrin festeggia la consegna del cappello alpino a Chiara

Come premio di quella giornata i nostri superiori, Alpini del 2° e del 9° Rgt., ci hanno preparato per cena una bella grigliata con salcicce,
fettine e polenta. Che cosa volere di più?

La nottata invece è stata un po’ dura, nelle biposto in quota era parecchio freddo e siamo stati costretti a tenere la mimetica e il resto
degli indumenti dentro il sacco a pelo perché sennò la mattina successiva erano congelati. Sveglia all’alba, smontaggio tende, colazione
con la razione Kappa e… …partenza per la marcia successiva, dove a metà strada abbiamo incontrato il comandante della brigata alpina Taurinense gen. Paolo Figliuolo e il comandante delle Truppe alpine gen. D. Alberto Primicerj, che ci hanno ringraziato di aver partecipato a questa esperienza, augurandoci di proseguire.

Sono così volate le nostre tre settimane di addestramento nel progetto “Pianeta Difesa” e tra lacrime e sorrisi ci siamo salutati dopo la cerimonia del 1° Ottobre nella caserma della Taurinense a Torino. Anche in questa occasione le emozioni sono state intense, soprattutto dopo la consegna del cappello alpino.

Lo ammetto, ho trattenuto a stento le lacrime, perché come detto da Figliuolo “la vita Militare è come un morbo,una cosa che ti entra dentro e che non ti abbandona più”. Non so cosa la vita ha in riserbo per me in questo momento, però  spero di poter servire la Patria e poter far parte del corpo degli Alpini per tutta la vita!

Chiara Feltrin

 

 

(Articolo per il Col Maòr n. 1 de 2011)

Condividi:

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.