Quando fui sui Monti Scarpazi…

Quando a Cortina d’Ampezzo il motto era “Mit Gott, fur Kaiser und Vaterland” (Con Dio, per l’Imperatore e per la Patria)

Un anno fa, all’inaugurazione della mostra fotografica a Salce, il coro “Adunata” intonò la canzone “Sui monti Scarpazi”.

“Quando fui suoi Monti Scarpazi, Miserere sentivo cantare “
“O mio sposo eri andato soldato per difendere l’Imperatore”

Non avevo mai prestato attenzione alle parole di questa canzone : Monti Scarpazi? Imperatore?
“Ma di chi parla questa canzone?” mi chiesi. Ecco la risposta …..

Il prologo.

Dopo aver già conquistato gran parte del Veneto, nell’ottobre 1511 l’imperatore tedesco Massimiliano d’Asburgo sottrasse ai Dogi di Venezia (la Serenissima) anche la comunità d’Ampezzo, la quale passò ufficialmente sotto l’Impero d’Austria con il trattato di Worms nel 1521. Sotto gli Austriaci visse serenamente ed in autonomia fino agli inizi del XIX secolo (il 1800), quando nel 1806 insieme al Tirolo fu annessa alla Baviera e nel 1810 passò sotto il regno napoleonico. Nel 1813 tornò all’Austria e per Cortina iniziò provabilmente un’epoca irripetibile della sua storia. Una intelligente gestione del territorio consolidata nei secoli (Laudi) e la sua vicinanza alla laguna, alla pianura veneta ed al Tirolo svilupparono i commerci. Ebbe un’ottima amministrazione che valorizzò e sviluppò il turismo rendendola ricchissima economicamente e culturalmente, infatti grazie al turismo Cortina era frequentata dalla ricca borghesia internazionale attratta dalla “perla delle dolomiti”. I giovani ampezzani frequentavano le università di Vienna e di Innsbruck.

Alla vigilia della prima guerra mondiale (1914-1918) Cortina era quindi perfettamente integrata nell’impero asburgico e gli Ampezzani erano fedeli e soddisfatti sudditi del l’Imperatore Francesco Giuseppe I (il famoso “Cecco Beppe”) e, come vedremo di seguito, combatterono con grande senso del dovere e di lealtà per il loro sovrano.

L’arruolamento nell’esercito.

I giovani ampezzani venivano comunemente inquadrati nei Kaiserjager (cacciatori imperiali) oppure nei Landesschutzen.

I Kaiserjager.

Questi soldati sono l’immagine più nota del soldato asburgico da montagna e divennero il corpo d’élite dell’esercito e guardia personale dell’Imperatore. Questo corpo era composto da quattro reggimenti : Il 1° con sede ad Innsbruck, il 2° a Bressanone, il 3° a Trento ed il 4° ad Hall in Tirolo.
Vi appartenevano giovani abili tra i 20 ed i 32 anni. Nel 1914 i reggimenti erano formati dal 55% da soldati di linqua tedesca, dal 40% di lingua italiana ed il resto da altre nazionalità dell’impero.

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I Landesschutzen.

Erano anch’esse truppe di fanteria alpina. I tre reggimenti originari erano composti per un terzo da Tirolesi. Nel 1909 furono formati tre nuovi reggimenti di “Tiroler Landesschutzen” denominati: Trient (Trento) il 1° , Bozen (Bolzano) il 2° e Innichen (San Candido) il 3°, composti da uomini tra i 20 ed i 32 anni.
Nel 1917 l’imperatore Carlo I (successore di Francesco Giuseppe) li onorò del titolo di “Kaiserschutzen”, fucilieri dell’imperatore.

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I Landsturm.

Vi era inoltre una formazione di riservisti, la “Landsturm” con uomini dai 33 ai 45 anni.
Allo scoppio della Grande Guerra furono formati due reggimenti: Innsbruck I^ e Imst II^.

Scoppia la guerra.

Per gli Ampezzani, come per tutti i sudditi dell’Impero asburgico, la guerra iniziò il 28 luglio 1914, data in cui fu indetta la mobilitazione generale nell’Impero.
Le cause dello scoppio della prima guerra mondiale furono molteplici: il contrasto austro-russo per l’egemonia dei Balcani, la rivalità navale anglo-tedesca, il contrasto franco-tedesco dopo la vittoria prussiana del 1870 ed il desiderio di indipendenza di alcuni territori annessi all’impero asburgico.

Il pretesto per far scoppiare la guerra fu l’assassinio a Sarajevo il 28 giugno 1914 del principe ereditario d’Austria Francesco Ferdinando e della consorte. Il 28 luglio l’Austria, che sapeva di poter contare sull’aiuto della Germania, dichiarò guerra alla Serbia. La Russia si alleò alla Serbia e la Francia corse in aiuto della Russia. In seguito, poichè la Germania aveva invaso il neutrale Belgio per giungere più facilmente in Francia, l’Inghilterra si vide minacciata per il predominio nel Mare del Nord ed intervenne nel conflitto.

Il primo agosto, i Kaiserjager, i Landesschutzer ed i Landsturm del Capitanato d’Ampezzo partirono per due settimane di esercitazioni militari a Dobbiaco e San Candido. Successivamente partirono dalla stazione di Dobbiaco, passarono il Brennero, Innsbuck, Salisburgo, Vienna, Bratislava, Budapest, attraversarono i Monti Carpazi (gli Scarpazi della canzone) ed arrivarono a fine agosto in Galizia, la regione allora di confine tra l’Ungheria e la Russia. Oggi la Galizia è divisa tra la Polonia e l’Ucraina.
Ecco quindi a chi si riferisce la canzone: ai soldati ampezzani arruolati nelle file dell’esercito austro-ungarico ed inviati a combattere sui confini orientali dell’impero asburgico.

galizia

Qui il 28 agosto ebbero il loro battesimo del fuoco contro le armate russe dello Zar Nicola I.
Il 31 agosto cadde sul campo di battaglia il primo ampezzano, il ventisettenne Landesschutzen Michele Michieli Buranona.
Il bilancio delle prime sei settimane di guerra in quei territori fu catastrofico per gli Austo-Ungarici. Più di 200 mila tra morti e feriti e 100 mila prigionieri. I quattro reggimenti di Kaiserjager persero quasi 10 mila uomini, il 70% del loro organico. E parte della Galizia fu occupata dai Russi.

Il 23 maggio giunse la notizia della dichiarazione di guerra dell’Italia all’Austria.
Il nostro paese dal 1882 aveva un trattato di alleanza con l’Austria e la Germania, la così detta “triplice alleanza”. Fu quindi con comprensibile stupore che i due ex alleati ricevettero questa dichiarazione di guerra e di conseguenza accusarono l’Italia di tradimento.
A questo punto l’imperatore Francesco Giuseppe ordinò la mobilitazione generale anche delle “milizie territoriali”, gli Standschutzen, composte da giovani tra i 16 ed i 20 anni e da anziani (militarmente parlando) tra i 42 ed i 50 anni. I Standschutzen affiancati dagli esperti Alpenkorps germanici furono posti a difesa del fronte dolomitico contro l’ex alleato. Molta gente abbandonò Cortina per timore dell’esercito italiano. Chi restò accolse i soldati italiani con freddezza e distacco. Altro che Tricolori alle finestre e fiori alle truppe.

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Cartolina anti italiana: ”Giù le mani traditore, questo è suolo sacro!”

Fu scritto in quei giorni sul registro comunale: ”Li 28 maggio. Li Ampezzani lasciano entrare li Taliani senza nessuna oposizione” … “Entrano sempre di più che parevano le formiche, opure le mosche di agosto” … “Li 29 li soldati principiarono a fare delle trincee e a rovinare molti prati.”

Con l’ingresso in guerra dell’Italia i soldati ampezzani sperarono di essere richiamati in patria per difendere la loro terra. Nel luglio 1915 invece furono rimpatriati per essere impiegati sul fronte dell’Isonzo.

La guerra continuò fino alla resa dell’Austria il 4 novembre 1918. Gli Ampezzani fatti prigionieri tornarono a casa tra il 1919 ed il 1920, dopo la liberazione dai vari campi di prigionia sparsi in Europa.
Molti di loro non vedevano i familiari da oltre 5 anni.

Cortina italiana.

In seguito agli accordi di pace di Versailles, il 10 settembre 1919 il Capitanato d’Ampezzo fu annesso al Regno d’Italia. Questo trattato fu ratificato (approvato) dal Governo di Roma il 26 settembre 1920: da quella data gli Ampezzani diventarono ufficialmente cittadini italiani.
Scrisse il capocomune (sindaco) Agostino Demai :”Li 10 ottobre 1920 è venuto l’ordine di essere Taliani; tutti afflitti e anno levato la Madonna della Difesa e portata alla Parrocchia”.
Nel 1923 Cortina venne assegnata alla provincia di Belluno.

L’Adunata Nazionale.

Il 4 settembre 1921 l’Associazione Nazionale Alpini organizzò la sua seconda Adunata (allora era chiamata “raduno”) a Cortina in concomitanza con l’inaugurazione del monumento al generale Cantore.
In Italia si stava vivendo un momento di particolare esaltazione patriottica, dovuto al coinvolgente apparato organizzativo per la selezione e la celebrazione del Milite Ignoto, in piena attività in quei mesi.
Inutile dire che gli Alpini portarono a Cortina un clima di euforia per la recente vittoria ed il loro spirito nazionalista. Si dice che in città si respirasse un clima teso e gli Ampezzani preferirono starsene a casa piuttosto che poter dar adito a scontri.

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La medaglia dell’Adunata Nazionale di Cortina del 1921

Il ricordo dei caduti.

Dal 1914 al 1918 dal distretto di Cortina partirono per la guerra circa 700 uomini ; i caduti sui campi di battaglia risultarono essere 110, 14 i dispersi e 21 i morti civili, per un totale di 145 caduti per cause belliche.

Il primo monumento in onore dei caduti ampezzani fu la croce di Tummelplatz, il cimitero militare di Innsbruck. Fu innalzata nel 1915 e sotto la scritta “Den Tapferen der Gemeinde Ampezzo” (ai valorosi d’Ampezzo) vi vennero via via scritti i nomi dei caduti. Ancor oggi è conosciuta come la “croce degli Italiani”.

Dopo l’annessione all’Italia e con l’avvento del fascismo, per la comunità ampezzana era impensabile chiedere la costruzione di un monumento a ricordo dei suoi figli caduti combattendo per l’Austria.

Nel 1929 all’interno del cimitero fu costruita una cappella “ricordo” con elencati i nomi delle 145 vittime.
Il 14 luglio 2001, dopo oltre 80 anni, è stata inaugurata una lapide con i nomi di quei caduti.
Il giusto riconoscimento al sacrificio di quei soldati che obbedienti al richiamo della Patria, che allora era l’Austria, avevano combattuto e dato la vita per compiere il loro dovere di cittadini leali.

“Maledetta la sia questa guerra che mi ha dato si tanto dolore
Il tuo sangue hai donato a la terra, hai distrutto la tua gioventù”

(Articolo di Daniele Luciani peril Col Maòr n. 4 del 2005)

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