“Nomine tanto firmissima”, Julia!

Da duemila anni il nome “Julia” risuona sulle Alpi

Gli Alpini nascono ufficialmente con il Regio Decreto del 15 ottobre 1872, che stabiliva la costituzione di 15 compagnie alpine sperimentali.

Ma i loro più lontani antenati si possono far risalire a 18 secoli prima e precisamente ai tempi di Augusto (sono gli anni della nascita di Cristo). Fu infatti il grande imperatore romano a voler costituire tre legioni alpine, dando loro il nome di Julia.

Esse avevano compiti ed impieghi analoghi ai reparti moderni, o meglio del secolo scorso, specializzati per il presidio e la difesa in montagna, fedeli al loro motto: “Di qui non si passa”.

Le legioni dovevano essere rinforzate da reparti a reclutamento locale (montanari), le “cohortes alpinorum” o “montanorum”, quelle coorti che furono oggetto di studio da parte di Giuseppe Perucchetti (il papà degli Alpini) e che probabilmente gli ispirarono le proposte che partirono dalla costituzione delle milizie alpine.

La “Prima Julia Alpina” era di stanza nella Valle della Dora Riparia, la “Secunda Julia Alpina” nel Canavesano (Ivrea) e la “Tertia Julia Alpina” in Val d’Osta; è da ritenere che ci fossero stati altri reparti nella zona orientale, ma non sono documentati. Nelle insegne delle legioni predominava il verde, colore che diventerà poi quello caratteristico degli Alpini.

Per trovare notizie storiche, dopo i romani, dell’impiego di montanari in operazioni militari, dobbiamo arrivare al 1413. In quell’anno infatti, Friulani e Cadorini coalizzati, si opposero alle truppe del Duca d’Austria per difendere le loro terre, riuscendo a batterle e ricacciarle. Nel 1447 furono gli abitanti dell’altopiano di Asiago e delle valli circostanti ad opporsi all’invasione di Massimiliano d’Austria, sceso in campo contro Venezia.

Da allora, sotto il dominio della Serenissima, gli alpigiani ebbero una funzione determinante per la difesa del territorio contro gli invasori fino al 1797. Poi arrivarono in alternanza, i francesi e gli austriaci. Contro i francesi si batterono i montanari della “Valtellina e delle valli fino alla Val Venosta”.

Dal 1805 al 1809 furono i tirolesi, alla guida del famoso Andreas Hofer, a contrastare i francesi ed i bavaresi; ed ecco al Risorgimento, quando il 2 maggio 1848 i volontari cadorini, guidati da Pier Fortunato Calvi, sconfissero duemila austriaci. Si arrivò così fino all’unità d’Italia, quando si costituirono le compagnie alpine sperimentali.

Per ritrovare il nome “Julia” si dovrà arrivare al 1935, con la costituzione dell’omonima divisione. Partecipò all’occupazione dell’Albania (1939) e si distinse valorosamente sul fronte greco-albanese (1940-41), rimanendo in Grecia come truppa d’occupazione. Rientrata in patria nel 1942, venne mandata in Russia nell’estate dello stesso anno ove, inquadrata nell’ARMIR, si schierò sul fiume Don con le altre divisioni del Corpo d’Armata alpino. Per il valoroso comportamento su quel fronte, dove subì gravissime perdite, i suoi tre reggimenti furono decorati di medaglia d’oro al Valor Militare. Le sue tradizioni rivivono ora con la Brigata Alpina Julia, in Friuli, nella quale è inquadrato il 7° Reggimento Alpini, con sede nella caserma Tomaso Salsa di Belluno. Della Divisione morirono durante la 2^ Guerra mondiale, anche cinque soldati che risiedevano in parrocchia di Salce e dei quali tracceremo in seguito un loro profilo nella pagina “Per non dimenticarli”. Sono Basilio Candeago, Pietro ed Antonio Coletti, Pietro De Martin e Nicolò Lot.

(Articolo di Armando Dal Pont per il Col Maòr n. 2 del 2005).

Alberto Padoin
2015-05-17 12.14.42-1 (Medium)Da qualche anno presta servizio permanente effettivo alla Brigata Julia il nostro giovane socio 1° caporal maggiore Alberto Padoin, figlio di Angelo e Anna Fratta, inquadrato nel 14° RGT Alpini presso la caserma Ferruglio di Venzone (UD) impiegato anche all’estero in missioni di pace in Bosnia e Kossovo, nonchè distintosi nell’attività addestrativa tanto da meritarsi un Elogio la cui motivazione si conclude: “…..Non dimeno il 1° Caporal maggiore PADOIN ha costantemente operato animato da straordinario senso di responsabilità ed altissimo spirito di sacrificio. Significativo esempio di ammirevole dedizione al servizio ed attaccamento al Reparto, cui si onora di appartenere. Il Comandante Col. G. Romitelli” Venzone (UD), 5 gennaio 2005”. Complimenti! con l’augurio di rivederlo presto alla caserma Salsa.

 

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