I ragazzi del ’99 e il Btg. Bassano

Quest’anno sarà celebrato il novantesimo anniversario della vittoria nella Grande Guerra e per questo motivo è stata scelta come sede per l’Adunata Nazionale degli Alpini la bella città di Bassano, che visse le fasi più drammatiche del conflitto a ridosso della prima linea.

E’ quindi l’occasione per raccontare gli avvenimenti dell’ultimo anno di quel conflitto e dell’importanza strategica che ebbe il Monte Grappa.

Il Monte Grappa Nel numero di Marzo 2006, alla vigilia dell’Adunata di Asiago, abbiamo raccontato della “Strafexpedition”, la famosa spedizione punitiva sferrata dagli Austro-Ungarici nella primavera del 1916. Con quella azione i nemici arrivarono ad un passo dalla Pianura Padana e dal prendere alle spalle il nostro esercito schierato sul fiume Isonzo.

Con grandi sforzi i nostri soldati riuscirono a respingere i nemici, i quali si attestarono saldamente su una linea che correva dal Monte Pasubio al Monte Ortigara passando per Asiago.

Dopo lo scampato pericolo, il Generale Cadorna, che era il comandante supremo delle Forze Armate italiane, pensò di proteggere le spalle del suo esercito commissionando al Genio Militare una serie di imponenti fortificazioni sul massiccio del Monte Grappa.

La costruzione di una forte linea difensiva su quel massiccio aveva il duplice scopo di creare una seconda linea di difesa rispetto all’Altopiano di Asiago, qualora il nemico avesse attaccato ancora da quella parte, e di creare un baluardo difensivo alle spalle del fiume Piave.
In questa occasione la lungimiranza strategica di Cadorna si rivelò decisiva. Solo i più pessimisti infatti potevano immaginare che da lì ad un anno avremmo dovuto difendere la linea del Piave.

I primi giorni di ottobre del 1917 Cadorna si recò sul Grappa per verificare lo stato d’avanzamento dei lavori. Rivolgendosi al comandante del Genio che li dirigeva disse: ”Stia bene attento Colonnello. Il Grappa deve riuscire imprendibile. Deve essere fortissimo da ogni parte, non soltanto verso occidente.

Anzi, metta la maggior cura nel rinforzare più che può la fronte rivolta a nord. Perché se dovesse avvenire qualche disgrazia sull’Isonzo, io verrò qui a piantarmi. Guardi bene. Laggiù l’Altopiano di Asiago, qui il Grappa, a destra il Monte Tomba e il Monfenera, poi il Montello e la Piave. Le ripeto Colonnello, in caso di disgrazia, questa è la linea che occuperemo.”. Le classiche “ultime parole famose”!!

Infatti il 24 ottobre 1917 i nemici sfondarono a Caporetto. Il nostro esercito, un milione e mezzo di uomini allo sbando, abbandonò il Friuli ed il Bellunese. Ancora una volta il nemico aveva la possibilità di dilagare nella pianura veneta. Il Generale Cadorna, ritenuto responsabile della disfatta, fu sostituito dal Generale Diaz.

In quel momento drammatico, il “cielo” diede una mano al nostro esercito: piogge torrenziali rallentarono l’avanzata nemica ed ingrossarono il Piave come non succedeva da anni. Dopo essersi attestati sulla riva destra del fiume, i nostri fanti fecero saltare tutti i ponti.

Per non frenare la loro avanzata, agli Austro-Ungarici non rimaneva che sfondare la linea del Grappa, consapevoli che lo sfondamento di quella linea gli avrebbe anche permesso di avanzare verso i confini francesi, visto che non vi erano altre truppe italiane a difendere le successive linee del Brenta, dell’Adige e del Mincio.

Comunque il Grappa era pronto a sostenere l’offensiva nemica, perché gran parte dei lavori pianificati l’anno precedente erano compiuti.

A presidiare le posizioni del Grappa fu schierata la IV Armata, comandata dal Generale Gaetano Giardino. Bassano ha dedicato una piazza a questo Generale. Al centro della piazza c’è la statua di Giardino che volge lo sguardo verso il Monte Grappa, sulla cui cima sorge il sacrario dove anch’egli è sepolto.

Sia sul Piave che sul Grappa furono schierati i reparti che si erano ritirati da Caporetto. Questi reparti erano stati ripetutamente decimati sul Carso, mandati al massacro da ufficiali superiori e generali che si ostinavano ad applicare le dottrine di guerra napoleoniche, chiaramente inadatte contro i reticolati e le mitragliatrici. A questi uomini, che avevano perso la fiducia verso i loro comandi, vennero affiancati i giovani della classe 1899, le leve che in quel 1917 avevano compiuto i 18 anni. E questi soldati, veterani e ragazzi, compirono atti di valore superiori ad ogni aspettativa.

Il 13 novembre 1917 gli Austriaci sferrarono il loro attacco contro il Grappa. Per dare un’idea dell’intensità di questo attacco, pensate che 50 battaglioni, pari a 50 mila uomini, furono lanciati contro un fronte di 25 km : una media di 2 soldati per metro lineare. Per quaranta giorni i nemici attaccarono con violenza ed insistenza il fronte che andava dal Monte Tomatico (sopra Feltre) al Col Moschin (sopra Valstagna), ma non riuscirono a sfondare. In questa strenua difesa del Grappa la IV Armata di Giardino perse 20 mila uomini.

Durante la stasi invernale la nostra organizzazione difensiva venne ulteriormente rafforzata in previsione di altri e più massicci attacchi. Anche i nemici approfittarono della “sosta invernale” per preparare una nuova offensiva da attuare, viste le asperità del terreno, con il ritorno della bella stagione.

La nuova offensiva nemica fu lanciata nel giugno 1918 e prese il nome di “Battaglia del Solstizio”.

Chi va al mare a Jesolo percorrendo la “Treviso mare”, prima di Caposile attraversa un ponte dedicato a questa battaglia. L’offensiva fu progettata personalmente dal comandante dell’esercito austro-ungarico, il Generale Arz, che disse: “Mi riprometto e vi prometto lo sfacelo militare dell’Italia.”

Le truppe nemiche erano esaltate e sicure di riuscire a sfondare; i soldati sugli elmetti si erano scritti: Nach Venedig, Nach Verona, Nach Mailand (a Venezia, a Verona, a Milano). Il giorno 15 giugno fu lanciato un attacco che andava dall’Altopiano di Asiago fino alla foce del Piave; un fronte di oltre 150 km.

Sul Piave le truppe austro-ungariche riuscirono ad infiltrarsi sul Montello (furono i giorni in cui trovò la morte il Maggiore Baracca, vi ricordate?) e sul Grappa sfondarono qualche linea difensiva sul versante occidentale. Ma il Generale Arz aveva commesso un errore grossolano, aveva sparpagliato l’attacco su un fronte troppo ampio e le truppe rimasero presto a corto di rincalzi, munizioni e viveri.

”Se avessimo avuto un carro di patate, saremmo arrivati fino a Roma!” ripeteva spesso il nonno di un mio amico, che aveva combattuto tra le file austriache. Ovunque i contrattacchi italiani respinsero il nemico, che il 24 giugno fu costretto a ritirarsi nuovamente sulla sponda sinistra del Piave e sul Grappa dovette tornare sulle sue postazioni di partenza. Dopo queste vittorie, i nostri alleati francesi ed inglesi sollecitarono i comandi italiani a proseguire l’offensiva oltre il Piave. Diaz invece, con buon senso, si arrestò. L’organico del nostro esercito, a causa delle gravissime perdite, cominciava ad essere agli sgoccioli e tra le truppe era comparsa l’epidemia della Spagnola (un’influenza) che iniziava a mietere anch’essa le sue vittime. Per proseguire l’offensiva Diaz avrebbe dovuto portare in linea i giovani della classe 1900, che non erano assolutamente preparati.

Le cose però cambiarono in settembre quando le sommosse popolari in diversi paesi dell’Impero Asburgico indicarono un imminente crollo del grande Impero.

Diaz preparò un’offensiva che iniziò il 24 ottobre. L’Armata del Grappa aveva il compito di sfondare a nord e di irrompere nel Feltrino, mentre le truppe sul Piave avrebbero dovuto passare il fiume e spingersi verso il Friuli. L’esito positivo dell’azione avrebbe chiuso il nemico nella pianura trevisana. Questa volta il “cielo” aiutò i nostri nemici. L’azione sul Piave andò molto a rilento a causa delle abbondanti piogge che avevano nuovamente gonfiato il fiume. Sul fronte del Grappa invece i nostri reparti si gettarono in ripetuti e sanguinosissimi attacchi. Il giorno 30 ottobre gli Italiani passarono il Piave ed il 31 gli Alpini entrarono a Feltre. A questo punto i reparti ungheresi, cechi e boemi si rifiutarono di proseguire i combattimenti ed anche gli austriaci abbandonarono le postazioni e presero la strada di casa.

Così terminò la guerra dell’Italia e non ci fu nessuna battaglia risolutiva a Vittorio Veneto. La vittoria italiana fu siglata con l’armistizio del 3 novembre 1918, che fissò la fine delle ostilità alle ore 15:00 del 4 novembre, probabilmente per dar modo ai soldati dei due eserciti di ammazzarsi per altre 24 ore.

In quegli ultimi giorni di battaglia (dal 24 ottobre) la IV Armata perse altri 25 mila uomini.
Sulla sommità del massiccio del Grappa a quota 1776 sorge il Sacrario, dove sono custoditi i resti mortali di 13 mila soldati. In cima alla scalinata che porta al vertice del monumento c’è la tomba del Maresciallo d’Italia Gaetano Giardino, sepolto tra i suoi soldati della IV Armata, passata alla storia con il nome di “Armata del Grappa”.

I Ragazzi del 1899

A Bassano è stato dedicato un parco a questi Ragazzi, con all’interno un monumento che ne ricorda le gesta. Ma le parole più appropriate le ho lette a Cuneo, su una targa in bronzo posta accanto al monumento “Ai caduti del 2° Alpini”. C’è scritto: “Ai Ragazzi del 99. I diciottenni che seppero morire prima ancora di aver imparato a vivere”.

Il Battaglione Alpini Bassano (nappina verde)

Bassano è una di quelle città che ha il privilegio di dare il proprio nome ad un reparto alpino. Il Battaglione Bassano fu costituito nel 1886 in seno al 6° Reggimento Alpini.

Nella Grande Guerra operò sul Monte Rombon, sul Monte Kukla, sull’Altopiano di Asiago, sull’Ortigara, in Val Brenta e sul Monte Grappa. Durante la seconda guerra mondiale operò inquadrato nell’11° Reggimento sui fronti occidentale (Francia), Greco-Albanese e Jugoslavo.

Dopo l’8 settembre 1943 divenne uno dei reparti della Divisione Alpina Monterosa della Repubblica Sociale Italiana. Nel 1951 fu ricostituito e posto nuovamente alle dipendenze del 6° Reggimento Alpini. Nel 1975, in seguito allo scioglimento dei Reggimenti e la costituzione delle Brigate, venne assegnato alla Brigata Alpina Tridentina e gli fu assegnata la gloriosissima Bandiera di Guerra del 6° Reggimento; la bandiera più decorata delle Truppe Alpine. Tra le decorazioni spicca la Medaglia d’Oro al Valor Militare per la campagna sul fronte russo (agosto 1942 – febbraio 1943).

Chi scrive ha avuto l’onore di svolgere il proprio servizio di prima nomina nella 62^ Compagnia di questo glorioso Battaglione che ha sede a San Candido in Val Pusteria. Scrisse D’Annunzio: “Battaglione Bassano! Che trionfa sul nemico e sulla montagna.”.

 

(Articolo di Daniele Luciani per “Curiosità Alpine” del Col Maòr n. 1 del 2008)

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