Ricordiamo Guido Rossa

Il senso civile di un bellunese sconosciuto ai più, colpito a morte nei giorni bui del terrorismo.

“Il 24 gennaio ricorreva il 39° anniversario del vile assassinio del compagno Guido Rossa da parte delle brigate rosse. Pochi lo hanno ricordato perché oggi pochi hanno memoria di chi fosse. Guido Rossa non fu un eroe, era semplicemente un uomo giusto, di quelli che non si tirano indietro. Mai.”

Con queste parole – nel 2018 – il sito del PCI ricordava Guido Rossa (Cesiomaggiore, 1 dicembre 1934 – Genova,
24 gennaio 1979), operaio e sindacalista presso l’Italsider di Genova, bellunese ed eroe dei nostri tempi, Alpino Paracadutista e uomo di montagna.

Dal canto nostro, a 40 anni dalla morte, vogliamo ricordarlo pubblicando una sua accorata lettera a un amico, con cui lui, fortissimo scalatore, dichiarò l’intenzione di rinunciare all'”andar sui sassi”, amareggiato dallo scarso impegno sociale di molti rocciatori.

“Caro Ottavio, l’indifferenza, il qualunquismo e l’ambizione che dominano nell’ambiente alpinistico in genere, ma soprattutto in quello genovese, sono tra le squallide cose che mi lasciano scendere senza rimpianto la famosa lizza della mia stazione alpina.

Da parecchi anni ormai mi ritrovo sempre più spesso a predicare agli amici, l’assoluta necessità di trovare un valido interesse nell’esistenza, che si contrapponga a quello quasi inutile (e non nascondiamocelo, forse anche a noi stessi) dell’andar sui sassi.

Che ci liberi dal vizio di quella droga che da troppi anni ci fa sognare e credere semidei o superuomini chiusi nel nostro solidale egoismo, unici abitanti di un pianeta senza problemi sociali, fatto di lisce e sterili pareti sulle quali possiamo misurare il nostro orgoglio virile, il nostro coraggio, per poi raggiungere (meritato) un paradiso di vette pulite, perfette e scintillanti di netta concezione tolemaica, dove per un attimo o per sempre, possiamo dimenticare di essere gli abitati di un mondo colmo di soprusi e di ingiustizie, di un mondo dove un abitante su tre vive in uno stato di fame cronica, due su tre sono sottoalimentati e dove su sessanta milioni di morti all’ anno, quaranta muoiono di fame!

Per questo penso, anche noi dobbiamo finalmente scendere giù in mezzo agli uomini a lottare con loro, allargando fra tutti gli uomini la nostra solidarietà che porti al raggiungimento di una maggiore giustizia sociale, che lasci una traccia, un segno, tra gli uomini di tutti i giorni e ci aiuti a rendere valida l’esistenza nostra e dei nostri figli.

Ma probabilmente queste prediche le rivolgo soprattutto a me stesso, perché anche se fin dall’età della ragione l’amore per la giustizia sociale e per i diritti dell’uomo sono stati per me il motivo dominante, finora ho speso pochissime delle mie forze per attuare qualche cosa di buono in questo senso (……).

L’Italia con i suoi gravi contrasti presenta una situazione politica particolare (……), io penso che il compito nostro non sia quello di elaborare modelli della società (…..).

Da poco mi hanno eletto con regolari votazioni delegato di reparto. Inizia qui e probabilmente finisce la mia carriera di sindacalista.

Avrei voluto rimanerne fuori, ma mi hanno messo alle strette, dico che parlarne solo non basta! E fin dal primo giorno sono partito all’attacco, tanto per tre o quattro anni non potranno buttarmi fuori….

Genova, 15 febbraio 1970”

Il 24 gennaio 1979 Guido Rossa verrà freddato dal piombo delle Brigate Rosse. Quell’ennesimo attentato può essere considerato il “suicidio delle BR” e segnerà il definitivo distacco dei pochi simpatizzanti delle classi per le quali le BR si proponevano di lottare e “riscattare”.

Dopo l’infame esecuzione gli operai manifestarono infatti con cartelli “NÉ CON LO STATO NÉ CON LE BR”.

Con il sacrificio di Guido si determinò una rottura fra le Brigate Rosse e la classe operaia all’interno delle fabbriche, dove i terroristi non trovarono più accoglienza e la storia di quei tristi anni cambiò.

Dopo il funerale di Guido Rossa, l’allora  Presidente della Repubblica Sandro Pertini volle incontrare i camalli del
porto genovese e così tuonò, sulle BR:

“Questa è la ragione per la quale voglio parlare con loro! Io oggi non sono qui come il Presidente della Repubblica, ma come il compagno Sandro Pertini! Io le Brigate Rosse le ho viste in faccia! Ma quelle vere! Quelle che hanno combattuto contro i  fascisti e non quelle che hanno combattuto contro i democratici!”

Questa la motivazione della Medaglia d’Oro al Valor Civile che gli fu assegnata: «Sindacalista componente del consiglio di fabbrica di un importante stabilimento industriale, costante nell’impegno a difesa delle istituzioni democratiche e dei più  alti ideali di libertà. Pur consapevole dei pericoli cui andava incontro, non esitava a collaborare a fini di giustizia nella lotta contro il terrorismo e cadeva sotto i colpi d’arma da fuoco in un vile e proditorio agguato tesogli da appartenenti ad organizzazioni eversive. Mirabile esempio di spirito civico e di non comune coraggio spinti fino all’estremo sacrificio.
Genova, 24 gennaio 1979.»

Ricordare Guido in tempi in cui il senso civile è quasi nullo ci sembra doveroso.

Michele Sacchet

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