Alpini al mare…

Mario rispolvera un vecchio taccuino di appunti di un “vecio” mandato con gli Alpini a Ravenna, in occasione dei moti rivoluzionari detti della “settimana rossa”

Ho trovato alcuni appunti, o meglio ricordi di un “vecio”, sono momenti trascorsi sotto la “naja” molti anni fa.

In maggio di quest’anno siamo entrati nel clima “ufficiale” del cinquantenario dell’entrata in guerra.

Si sono mobilitati un po’ tutti: RAI-TV, Governo e Governanti, riviste e stampa. Tutti cercano di trarre profitto dalle celebrazioni delle Associazioni d’Arma o Combattentistiche, un utile, un tornaconto elevando i loro peana (così sembra a noi poveri e comuni mortali) che sopiscano lievemente il clima scandalistico settimanale, il quale, per essere tale, deve aggirarsi nelle cifre favolose dei miliardi.

Piccole cose Alpine

Trovare questi appunti e sentirsi subito trasportati in un ambiente più sereno, più tranquillo, sgompro da nubi ed a compromessi, è una cosa che capita tutti I giorni.

I “boce”, forse, non riescono ad afferrare l’essenza intima di questi sentimenti, ma è doveroso che a loro raccontiamo anche le nostre piccole cose alpine; che comprendano come il soldato italiano sia in fondo anche permeato di tanto umanità che altri soldati ed altri popoli non posseggono.

È doveroso che facciamo loro sapere che l’Alpino, valoroso in guerra, è parimenti affabile, bonaccione e riempie immediatamente l’ambiente che lo circonda di serenità, di comprensione e soprattutto di fiducia. Ha imparato presto a soffrire in silenzio fra i monti, ad essere educato alla scuola del sacrificio e della fraternità.

Riportiamo quindi questi ricordi, così come stanno; nulla aggiungendo, ma anche nulla togliendo.

Fa male al piè…

“Nel 1914 mi trovavo a Selva di Cadore e precisamente nella chiesa di Santa Fosca, alla 78ª Compagnia, Plotone allievi caporali.

Un bel giorno ordine di partenza. E, destinazione, per il momento, ignota. Rivista al corredo e distribuzione degli oggetti mancanti o in disordine, di cartucce e viveri di riserva: tutto in ordine. Nel pomeriggio partenza per Caprile, Alleghe e Cencenighe; pernottamento. Alla mattina sveglia e partenza per Agordo e sempre a piedi, zaino affardellato.

Alla sera, dopo aver camminato tutta la giornata, ci troviamo a Sedico-Bribano per formare un treno con tutto il battaglione “Belluno”. Partenza per Padova. Pernottamento nella caserma San marco in via Savonarola dov’era la nostra sede invernale. Alla mattina si doveva proseguire in treno per Ancona.

Ad un certo momento ordine di non proseguire in treno, perché a Rimini avevano fatto saltare in aria i binari i dimostranti della “settimana rossa“. Quindi per il momento destinazione Venezia; qui era pronto un piroscafo: per via mare sempre per Ancona.

Ora vediamo come la situazione nellacittà di Ancona. I dimostranti volevano sopraffare il Presidio Militare (c’erano bersaglieri e fanteria). I civili avevano sparato contro i soldati; le forze armate, a loro volta, avevano sparato contro i civili. Qualche morto e feriti. Per questo i dimostranti avevano fatto saltare i binari a Rimini, in modo che non entrassero altre truppe ad Ancona.

Alpini in… …spiaggia!

Il mattino seguente siamo arrivati noi Alpini. La nostra presenza non so quale impressione abbia fatto; siamo scesi a terra: tutto silenzio, qualche civile cercava di avvicinarsi per domandare di dove si veniva, cosa eravamo venuti a fare, cosa serviva quel bastone che avevamo in mano. Le rispostere erano queste: “Veniamo dalla montagna. Siamo venuti a vedere Ancona e questo bastone ci serve per appoggiarci montagna. Non siamo venuti a fare del male a nessuno, perché gli alpini voglio bene a tutti”.

Un po’ dovunque ci siamo accantonati; i cucinieri si sono messi subito a preparare il rancio. Dopo aver mangiato fu disposto il servizio per la notte: chi al Tribunale, chi alla Prefettura e in tutti gli Uffici Pubblici; un pattuglione agli ordini del capitano Gregori, che comandava la 78ª compagnia.

E durante la notte è ancora tutto silenzio.

Si domandava all’ufficiale di ispezione che novità c’erano fuori e la risposta è questa: “Tutto silenzio; non si vede nessuno”.

E così è trascorso più di un mese. Abbiamo cominciato in seguito ad andare in libera uscita: i primi giorni a gruppi di cinque o sei. Ci invitavano in qualche esercizio e volevano offrire sempre loro, ma l’Alpino, sempre vigile e diffidente stava allerta per non lasciarsi prendere in qualche imboscata.

Erano però sinceri e ci volevano proprio bene. Ricordo in questo frattempo ero stato mandato, assieme ad altri cinque miei compagni, in una stazione dei Carabinieri. E, questi non potevano più uscire, nemmeno per farsi la spesa: non potevano vederli. Siamo arrivati noi ed abbiamo preso subito servizio di vigilanza: due Carabinieri e due Alpini. Mai nessun inconveniente.

I carabinieri ci dicevano: “Hanno paura degli Alpini”. Ma non era vero; ci volevano bene e ci rispettavano; eravamo diventati amici con tutti!”.

Amaro in fundo…

Probabilmente questi appunti erano stati buttati giù con qualche scopo, perché si chiudevano con l’amara e realistica conclusione “Non mi firmo perché c’è sempre rischio che mi facciano Cavaliere al merito della Repubblica e non ho soldi per prendermi… …il cavallo; Infatti la pensione per noi vecchi combattenti non si vede arrivare, dopo tante promesse”.

Dem

(Dal Col Maòr n° 3 del 1965)

Condividi:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.