Tanto di cappello!!!

È più che attuale la domanda che da anni ricorre nella stampa alpina e che costituisce oggetto di profonde riflessioni dei dirigenti nazionali, ma anche periferici e della base degli iscritti: “ANA, quale futuro?”, riferendosi alla problematica del ruolo degli Amici degli Alpini.

In una  riunione di presidenti di Sezione, il presidente nazionale Corrado Perona ha ribadito, senza tanti giri di parole, che non è in discussione il futuro dell’ANA e tanto meno la sua “natura”, che lo statuto non sarà modificato, che il cappello alpino è degli Alpini, ma che sono maturi i  tempi per regolare la presenza nelle nostre Sedi di persone che hanno scelto di condividere i nostri ideali e collaborare fattivamente con le   nostre iniziative, in particolar modo nelle squadre di Protezione Civile.

Come non essere d’accordo in pieno con il Presidente Perona!!!

Però bisogna fare i conti con i cosiddetti “puri e duri”, i quali sostengono che l’ANA non ha più ragione di esistere quando l’ultimo Alpino  tesserato sarà “andato avanti”, ribadendo che è una Associazione d’arma.

È confortante notare però che con il passare degli anni questo contingente continua a restringersi e l’orgoglio alpino trasformarsi in condivisione.

Allora il problema si sposta e l’argomento dibattuto oggi è quello del cappello degli Amici. Da anni questa testata sta sostenendo che è un non problema.

Ogni Alpino ha ricevuto il giorno di vestizione il suo cappello, che è strettamente personale e unico capo da poter trattenere, anzi indossare con vestiti borghesi il giorno del congedo per far festa.

Per gli alpini a fornirlo è l’Esercito, per gli Amici dovrebbe provvedere l’Associazione con un copricapo adatto alla loro funzione, in modo che portino un segno esteriore potendo dire: “c’ero anch’io”. Non è utile condividere quando c’è bisogno e dividere quando fa comodo.

All’adunata di Latina qualcuno ha messo in evidenza che non è opportuno che componenti delle fanfare, soprattutto femminili, indossino il cappello alpino se non alpini. Ma allora è altrettanto inopportuno che politici,  amministratori e sindaci sfilino, proprio dietro vessillo e dirigenti sezionali, con cappello alpino essendo non alpini.

Allora “tanto di cappello” a quegli amministratori e sindaci che partecipano senza cappello inquadrati nella sfilata con assoluta osservanza e doveroso rispetto dello Statuto dell’ANA e di ogni singolo Alpino, in attesa che si decida di dare un copricapo attestante la loro vicinanza ai nostri valori e condivisione dei nostri ideali. Sembrerebbe una cosa tanto semplice quanto normale!

50° AUC

(Dalla prima pagina del Col Maòr n. 2 del 2009)

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  1. Penso, mia opinione personale, che ogni Alpino dovrebbe portare il cappello usato all’atto del congedo ( su questo non ci sono dubbi), relativamente agli AMICI REGOLARMENTE TESSERATI, che generalmente fanno molto e con grande passione nell’ambito dell’ANA, si potrebbe optare per il regolare cappello della truppa con nappina ma RIGOROSAMENTE SENZA PENNA. Naturalmente RIPETO questa è solo una mia OPINIONE PERSONALE

    • Caro Carlo, il nostro Gruppo (proprio recentemente) ha voluto regalare a due soci e “amici degli Alpini” (ma non Alpini) un cappello personalizzato, come giusto riconoscimento per quanto fanno assieme a noi.
      Buon Anno!

      • Lo ritengo giusto e la cosa mi fa molto piacere. Senza retorica, io che cappello lo portato oltre quarant’anni, sono pienamente d’accordo