Tiràr do da le spese…

Nella nostra parlata locale questo modo di dire significa letteralmente “eliminare fisicamente”, “far fuori”, “uccidere” riferito generalmente a persone, ma anche, pur se meno di frequente, ad animali.

Tiràr do da le spese si può tradurre in italiano come “togliere dai costi”, “sottrarre dalle passività”. Le spese infatti, in un’economia rurale povera ma estremamente parsimoniosa e ai margini della sussistenza, erano quasi esclusivamente rappresentate dagli oneri sostenuti per garantire magnàr e vestìr ai prestatori d’opera, cristiani o bistiàn che fussero.

Il riferimento alle “spese” lo si ritrova spesso nelle descrizioni di usi e costumi relativi a forme di accordo associativo o collaborativo che prevedevano il vitto e alloggio quale unica contropartita a prestazioni lavorative o produzioni zootecniche (cior par le spese, guarnàr  par le spese, ecc.).

Quindi eliminare una bocca da sfamare poteva dunque assumere anche il significato di togliere di mezzo una negatività del bilancio relazionale e rappresentare un immediato “guadagno” nei rapporti interpersonali, perpetuato in modo certamente non corretto e condivisibile, ma pur sempre “contabilmente giustificato”.

Si comprende meglio percui in gergo giornalistico e principalmente ad altre latitudini, per descrivere un efferato delitto si utilizzi spesso il termine “regolamento di conti”.

 

Dal Col Maòr n. 4 del 2016

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