Un anno di lotta dietro le linee nemiche: il Capitano Ardoino

“Usciti fuori dal fiume, perse ormai ormai tutte le speranza di potersi ricongiungere con i nostri, rivolsi parole di conforto e di consiglio agli uomini fra il dirotto pianto per il crudele destino toccatosi, ordinai agli uomini di sciogliersi, di affidarsi al destino, di sbandarsi per la campagna, di trattare come si conviene con la popolazione e di tenere alto il buon nome della Patria, perché un giorno che prevedevo non lontano, si sarebbe rinnovata la nuova era in cui il valore italiano avrebbe ottenuto il meritato trionfo della gloria e della libertà. Quindi consigliai di aver fede e di tenersi sempre pronti al minimo cenno. Dopo di chè ci separammo: ognuno si diede alla campagna.

Alla data del 10 novembre … mi sono dato alla macchia per non cadere prigioniero del nemico nelle terre invase, ed ho condotto fino al giorno della liberazione vita selvaggia, piena di sofferenze e patimenti indescrivibili. Dopo aver peregrinato in diverse famiglie dei Comuni di Limana e di Belluno, ebbi cordiale ospitalità in quelle di Orsetti Antonio = Piol Vittorio = De Barba Giacomo = Pomio Natalina (da Limana) le quali provvedettero, malgrado le continue imposizioni di servaggio del nemico, al mio mantenimento e ospitalità.

Il giorno 8 e 12 febbraio tenni in Tassei e in Val Morel, due conferenze ai capi famiglia sul modo di nascondere viveri e masserizie che il nemico continuamente requisiva, sui sentimenti di fede per la Patria e sulle relazioni che si dovevano tenere col nemico.

Nell’aprile, coadiuvato da borghesi, ed in speciale modo dalle suddette famiglie da Pezzin Luigi = Serg. Sacchet Vincenzo = caporal maggiore De barba Agostino (da Trichiana) e da militari prigionieri fuggiaschi, costituì un battaglione sotto la denominazione di “Battaglione Volontari Col Visentin” allo scopo di agire alle spalle del nemico al momento opportuno.

Nel giugno, durante l’offensiva nemica, ho fatto tagliare in diverse località le linee telefoniche tra il Comando del 15^ Corpo d’Armata e la 6^ Armata, e tra il primo e i comandi avanzati. Nell’agosto entrai, a mezzo di colombigramma, in relazione con l’Ufficio Informazioni dell’ 8^ Armata per il quale facevo servizio di spionaggio.

Nel periodo suddetto ho soccorso con denaro e con generi di alimento, per quel che potevo, nostri prigionieri fuggiaschi ed ho istituito in Val Morel apposito segnale d’allarme per sottrarli dalle ricerche dei gendarmi austriaci. Tale segnale era esercitato dal sig. Melanco Anacleto di Giovanni (Limana).

Nell’ottobre un comitato di donne con a capo la signorina Prade Plinia (studentessa) mi offriva la bandiera pel battaglione e che doveva sventolare al momento opportuno nella lotta di rivendicazione del diritto italiano. Nei giorni della nostra offensiva (Ottobre = Novembre 1918), non avendo potuto, causa le spie, riunire il battaglione come era da me progettato, costituivo sotto la stessa denominazione una banda di circa 100 uomini, con la quale ho agito alle spalle del nemico, agevolando l’avanzata delle truppe italiane, e con questa ho depurato le retrovie del nemico che ancora qua e là era rimasto annidato, catturandolo prigioniero e consegnandolo ai campi di concentramento.

Scioglievo la banda in seguito ad ordine del Comando della 60^ divisione comandata dal Generale Mozzoni, il giorno 5, in Belluno, versando le armi alla Caserma dei RR.CC. Allego copia della relazione presentata al Comando dell’ 8^ armata, a maggior schiarimento di quanto sopra.”

IL CAPITANO (Ardoino Luigi)

ARDOINO Luigi, capitano 8° reggimento bersaglieri

Assunto il comando del proprio battaglione, in seguito a grave ferita riportata dal titolare, lo guidò con slancio ed ardimento in aspro combattimento contro nemico in forze soverchianti.

Sfuggito alla cattura con pochi superstiti, dopo inutili tentativi di passaggio del Piave, datosi alla macchia gli riuscì di vivere clandestinamente per un intero anno in territorio occupato dal nemico organizzando, con fine accorgimento ed alto sentimento patriottico, una banda formata di volontarie prigionieri nostri, in previsione della riscossa.

Durante la vittoriosa avanzata delle nostre truppe, partecipò coi reparti di avanguardia di una nostra colonna d’inseguimento ad alcuni scontri colle retroguardie nemiche, dando prova mirabile di animoso e risoluto coraggio e di valore personale.

– Ponte delle Alpi, 10 novembre 1917 – Casere Navenze Polentes (Belluno) 30-31 ottobre 1918

(Dalla Tesi di Laurea di Piero Andrea Breda – Università Cà Foscari di Venezia – Anno Accademico 2013 / 2014)

Nella foto di testa: Volontari del paese di Fadalto uniti alle nostre truppe per fugare il nemico – 1918 (Museo Centrale del Risorgimento)

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