Walter De Barba: l’Alpino campione di volley

Nell’aprile dell’85, in occasione dell’inaugurazione del nuovo palasport di Pordenone, il suo nome figura tra i 17 premiati del 7° referendum “Il Triveneto sceglie il suo campione”, indetto dal quotidiano sportivo La gazzetta dello sport. Insieme a lui, tanto per capirci, c’era Reinhold Messner per l’alpinismo, Zico per il calcio, Agnese Possamai per l’atletica e Maurilio De Zolt per lo sci.

Stiamo parlando di Walter De Barba, neo cinquantenne di Salce, 1 metro e 91, campione di pallavolo, attività che ha praticato per 22 anni; alpino alla Brigata Cadore  Comando Trasmissioni 79ma Compagnia, oggi agente generale della Sai assicurazioni e dal 2003 presidente della Giesse Pallavolo Sedico, società che si occupa di pallavolo specialmente settore giovanile (10-18 anni).

La sua carriera sportiva inizia nel 1972 a 15 anni, nella Sai Pallavolo Belluno con la quale esordisce nel 1974 in  serie C. Dal ’75 al ’78 si realizza il sogno della pallavolo Belluno, che dalla serie C sale fino in A1.

Cosa ricordi di quegli anni?

«Presidente della società era il compianto Carlo Zanella, al quale va riconosciuta la lungimiranza di aver saputo guardare al di là dei confini nazionali e di aver individuato con il cecoslovacco Jiri Svoboda, un allenatore-giocatore che ci fa fare un salto di qualità importante. Nel ‘76 Con Svoboda aumenta la quantità e la qualità degli  allenamenti, viene perfezionato un gioco più veloce ed imperniato nell’eliminazione degli errori. Viviamo una situazione favorevole, con l’affiatamento dell’intero gruppo (dirigenti, allenatore, giocatori) che ci porta in A2.
Infine nel ’77 con il cecoslovacco Mirco Nekola e Arrigo Savaris allenatore, passiamo alla promozione A1».

Quando avviene il passaggio alla fase di semi-professionismo?

«Nel 1978 possiamo dire che si esce definitivamente dalla fase della pallavolo “di oratorio” per entrare nel semiprofessionismo. Ed in questo periodo aumentano anche gli allenamenti, sia nel numero che nella intensità.»

In che periodo la squadra raggiunge l’apice del successo?

«Negli anni dal 1981 al 1984. In particolare l’83-84, con la squadra Damiani. E’ anche la stagione che avviene il
cambio della presidenza da Zanella a Paniz. Con noi ci sono due stranieri, l’americano Dodd e il finlandese Parkkaly. Diciamo che sotto il profilo del risultato e delle capacità tecniche la squadra raggiunge lo standard più elevato. Avevamo tutti sui 25 anni, quindi eravamo nel massimo dell’espressione tecnico fisica. Per un periodo siamo stati quinti in classifica nella massima serie italiana. Abbiamo attraversato un periodo di grande soddisfazione, battendo squadre come Santal e la Panini. E anch’io, come allenatore, ero stato giudicato tra i migliori della graduatoria nazionale».

Ed il periodo meno piacevole?

«E’ stato nel 1980 con l’allenatore bulgaro Tcholof. Lo chiamavamo il pastore”, per i suoi metodi rozzi. Una
brutta stagione nella quale ci siamo salvati a stento. E soprattutto non eravamo riusciti ad entrare in sintonia con
lui».

Dopo il 1984 cosa succede?

«Diciamo che inizia un lento declino. La società cambia alcune denominazioni, dopo la Damiani c’è la Lozza, la Belunga, Luxottica. Nell’88 vado a Pordenone con la Zanussi-Rex nel campionato A2. Poi ritorno a Belluno.Nel ’90 riparto dalla C2 con il Sedico, per arrivare in B nel ’92. E nel 1993 finisco la mia carriera di giocatore, per
iniziare quella di dirigente sportivo».

Hai qualche episodio curioso da raccontarci?

«Beh, una volta ci siamo dimenticati un giocatore in autogrill. Eravamo diretti a Mantova in pullman per una partita, dopo una breve sosta in autogrill siamo ripartiti e solo dopo un po’ ci siamo accorti che mancava Jamka, un giocatore cecoslovacco. Ritornare indietro era troppo tardi. Non c’erano telefonini all’epoca e così, dopo aver
chiamato qualcuno a Belluno, ci ha raggiunto al palazzetto di Mantova. Un altro episodio curioso è successo a San Giuseppe Vesuviano, provincia i Napoli. Giocavamo contro la squadra locale in una palestra con il tetto in cellophane. Il punteggio era 2 a 2 ed eravamo al terzo set 14 pari. Chi faceva gli ultimi due punti aveva vinto. Una situazione perdente, considerato il tifo locale. Invece facciamo il punto e siamo a 15-14 a nostro favore. L’arbitro sbaglia, fischia un fallo dubbio alla squadra locale e assegna a noi la vittoria. C’è un’invasione di campo, noi allarghiamo le braccia, come dire, avete ragione, ma è stato l’arbitro noi non c’entriamo nulla. Ce ne andiamo silenziosamente. Anche l’arbitro sparisce. Saliamo sul pullman e via. Ma dopo un po’ di chilometri, in una curva, vediamo due auto fuori strada. Rallentiamo e ci accorgiamo che era stato versato dell’olio sull’asfalto. Non sappiamo se il souvenir era destinato a noi o all’arbitro…»

Parliamo di oggi. Sei presidente della Giesse pallavolo Sedico. Come va la società?

«Nata per promuovere il settore femminile della pallavolo, in pochi anni è diventata una realtà con 15 allenatori e
120 atlete suddivise in varie fasce d’età che partecipano a tutti i campionati giovanili. Quest’anno abbiamo raggiunto ben tre finali provinciali under 18, 16 e 14 vincendo la under 16 e rappresentando Belluno a livello regionale. Lo sport, dunque, è un ottimo veicolo per preparare i giovani attraverso la fatica, lo spirito di squadra e l’impegno ad affrontare meglio il futuro. Proprio come dei veri alpini.» (A.D.P.)

 

(Articolo tratto dal Col Maòr n. 3 del 2007)

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