Adunata Genova 2026 · Giorno 3: Genova
Diario dell’Adunata · Puntata 3 di 4
Sabato si va a Genova, fra cappelli, canzoni e abbracci – Poi? Pesceeeee!!!
Il sabato è arrivato, finalmente. Quel sabato che si aspetta per mesi, di cui si parla tutto l’anno, che si sogna persino nei giorni grigi di novembre quando l’Adunata sembra lontanissima. Oggi tocca a noi entrare nella città dell’Adunata. Oggi tocca a Genova!

In treno, dalla stazione di Chiavari
L’accampamento è a due passi dalla stazione di Chiavari, una fortuna che avevamo già apprezzato e di cui avevamo approfittato nell’Adunata del 2001, anche allora ospiti della Bocciofila Chiavarese. Il treno per Genova è già pieno di cappelli alpini quando saliamo a bordo: si riconoscono subito i compagni di altri Gruppi, ci si saluta a voce alta, ci si chiede da dove si arriva.

Ed è qui che ritroviamo, nel giro di pochi minuti, una folla di amici alpini bellunesi: gli zoldani, quelli di Lentiai, le maglie arancione di Tambre, e tanti altri. Sembra di essere a casa, in mezzo alle Penne Nere delle nostre valli, e invece il treno ci ha portato lungo il mare e nel cuore della Liguria.

Brào Lucio! T’es valènt!
Genova in festa
Scendere a Genova Brignole in un giorno di Adunata è un’esperienza che vale il viaggio. La città è letteralmente in festa: bandiere tricolori da ogni balcone, suoni di fanfare che arrivano dagli angoli delle strade, bancarelle, cori improvvisati, gente che applaude ai cappelli con la penna che sfilano sui marciapiedi. Il tutto già di prima mattina.

C’è la signora che ci chiede di indossare il cappello per una foto col nipotino, chi tira fuori il telefono per una foto, chi ci offre un bicchiere di vino senza nemmeno chiederci chi siamo. Genova ha aperto le braccia, e noi ci buttiamo dentro a capofitto.
Le nostre “stelle alpine” sotto i riflettori
Le vere protagoniste, però, sono loro: le nostre “stelle alpine”. Mara, Domenica, Marilisa, Lorenza e Lorella — tutte vestite in tema tricolore, con una eleganza scherzosa e patriottica che non passa inosservata.

Letteralmente prese d’assalto da fotografi improvvisati, sorridono pazienti a ogni richiesta, posano con bambini, anziani, turisti, e perfino con un giornalista genovese (Paolo Dellepiane) che ha scattato loro la foto di copertina di questo articolo. Le nostre stelle alpine, oggi, brillano più del sole.
Un fiore per Guido Rossa
C’è un momento, in mezzo alla festa, in cui ho voluto fermarmi. Un momento mio, e poi del Gruppo. Ho chiesto agli amici di accompagnarmi al monumento dedicato a Guido Rossa, l’operaio dell’Italsider ucciso dalle Brigate Rosse il 24 gennaio 1979 davanti a casa sua, in via Fracchia. Cesiolino di nascita, bellunese delle nostre valli, Alpino paracadutista, amante della montagna — uno di noi, in tutti i sensi che contano. Un uomo giusto che pagò con la vita la denuncia di un brigatista nella sua fabbrica, perché credeva che non si potesse tacere davanti al male.

Ci siamo arrivati in silenzio. E lì, al momento della foto ricordo, ho capito una cosa che mi ha lasciato un sapore amaro in bocca: molti dei miei amici — per non dire tutti — non sapevano nemmeno della sua esistenza. Eppure è un nostro fratello: bellunese, alpino, alpinista. Eppure è un eroe civile di questo Paese, di quelli che andrebbero raccontati nelle scuole, nei gruppi, nelle famiglie. Mi sono fermato a spiegare chi era, brevemente, con la voce che si faceva un po’ bassa. Qualcuno ha annuito, qualcuno ha tolto il cappello, qualcuno ha tirato fuori il telefono per cercare il nostro articolo dedicato a lui sul sito del Gruppo.

Avrei voluto che fosse con noi anche Sabina Rossa, sua figlia, con cui avevo scambiato qualche messaggio nelle settimane precedenti. Ma Sabina mi aveva spiegato che il 9 maggio, proprio nei giorni dell’Adunata, sarebbe stata a Roma per la Giornata in ricordo delle vittime delle stragi e del terrorismo. Un impegno che non si può rimandare — quello della memoria, soprattutto quando porti il cognome che porta lei. Le abbiamo mandato una foto da sotto il monumento, con i nostri cappelli alpini, e le abbiamo promesso che torneremo. Magari insieme, una prossima volta.
Guido Rossa non va dimenticato. È un dovere — soprattutto nostro, di noi Alpini, che la memoria la portiamo sul cappello come una piuma.
Carlotta, guida d’eccezione
A unirsi al Gruppo, per portarci in giro per il centro, arriva Carlotta — figlia di Michele, nostro consigliere — che abita proprio a Carignano, zona di ammassamento per la sfilata di domenica. A dire il vero ci ha raccontato di un paio di gruppetti di alpini avvinazzati che, bevenrdì notte, la hanno tampinata con frasi sconvenienti e, uno, ha addirittura fatto a finta di inciampare per rubare una palpata di tette… Queste sono le cose che odiamo e che Carlotta, comunque, ha imparato a scrollarsi di dosso con leggerezza, ben sapendo che gli Alpini, quelli veri, sono come papà e i suoi amici di Salce.

Ci accompagna con orgoglio fra le sue vie genovesi, ci spiega scorci, ci suggerisce dove mangiare, dove bere, dove sedersi un attimo all’ombra. È bello vederla camminare in mezzo ai suoi “veci”, fra canzoni alpine — anche un po’ stonate, va detto — e gente allegra che ci segue come fossimo una piccola fanfara errante.
Né sete né solitudine
Diciamolo francamente: non abbiamo certo sofferto la sete. I bar di Genova, in questi giorni, sono prolungamenti naturali della festa di strada, e i genovesi — che pure hanno fama di parsimoniosi — ci hanno coperti di applausi, foto e abbracci.

Ogni vicolo è un piccolo teatro, ogni piazza un’osteria a cielo aperto. Si cammina poco, si ride molto, si bevono bianchi profumati di mare e rossi corposi di entroterra. Ma quello di cui avevamo bisogno era un bel caffè e in una delle piazzette del centro storico ci siamo imbattuti in un gruppo di ragazze bellunesi, con la nostra amica Paola Caldart, originaria di Mier. D’obbligo la solita foto ricordo. CLICK!
Al porto, con il sindaco di Longarone
Dopo aver pranzato in allegra compagnia siamo scesi al Porto Antico, fra l’Acquario e le navi all’ormeggio, dove ci ha raggiunti un volto familiare e a noi caro: Roberto Padrin, sindaco di Longarone, sempre presente quando ci sono gli Alpini. E sempre presente alle nostre tavolate in adunata, pranzi, cene o aperitivi che siano.

È uno di quei sindaci che capiscono — perché vengono dalla nostra terra e dalla nostra storia — quanto le Adunate siano molto di più di una festa: sono memoria, sono identità, sono comunità in marcia. La sua presenza ci scalda il cuore.
La cena di pesce alla Bocciofila
Si torna a Chiavari verso sera, stanchi ma carichi di quella allegria che soltanto Genova sa regalare. E lì, ad attenderci, una cena da raccontare ai posteri. Offerta da Antonello Solari, dalla moglie Patrizia Sacchet (sorella di Michele) e dagli amici della Bocciofila Chiavarese, è un trionfo di mare ligure: gamberi e scampi in gran quantità, trofie al pesto profumatissimo, pesce spada alla griglia. Si mangia come si deve, con la fame onesta di chi ha camminato tutto il giorno.

Il Prosecco? Offerto dalle nostre “stelle alpine” — Mara, Domenica, Marilisa, Lorenza e Lorella — che lo avevano comprato apposta per l’occasione, due settimane fa, durante la nostra gita a Guia di Valdobbiadene. Brave, bravissime!
È di gesti come questi che si tiene insieme un Gruppo Alpino: piccoli pensieri preparati per tempo, attenzioni costruite nei mesi, una bottiglia portata da casa per brindare in trasferta.
Domani, la sfilata
Il cielo, intanto, ha cominciato a coprirsi. Si parla di pioggia per domani. Ma chi se ne importa: un Alpino non ha mai fatto retromarcia davanti a un po’ d’acqua.

Si rientra nel tendone con i piedi che cantano la loro stanchezza, e ci si addormenta sognando già la grande sfilata di domani, domenica.
Ne scriveremo nella quarta e ultima puntata.
— dal taccuino di viaggio del Gruppo Alpini di Salce
Terza giornata · Sabato a Genova
Tappe: Stazione di Chiavari · Genova Brignole · Centro storico · Carignano · Porto Antico · Cena alla Bocciofila Chiavarese
Diario dell’Adunata · 4 puntate
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Bravi, brave e complimenti, anche da parte di Albertino e Roberto