“Avanti, alpini!”, ma non tutti erano i benvenuti

Nota dell’autore (14 maggio 2026). Una prima versione di questo articolo conteneva due imprecisioni che sono state segnalate dai lettori e che ho il dovere di correggere: il Coro Voci d’Alpe di Santa Margherita Ligure e’ Coro A.N.A. da anni, e il Coro Monte Cauriol — pur non essendo iscritto all’Associazione Nazionale Alpini — ha un legame storico, di repertorio e di persone con il mondo alpino che e’ giusto riconoscere. Ringrazio Davide Cordano e Massimo Corso, direttore del Cauriol, per le precisazioni puntuali.

Una seconda integrazione, in coda alla sezione sulle fanfare, raccoglie quanto ricostruito in una telefonata odierna con il consigliere nazionale Carlo Fracassi sulle dinamiche organizzative che hanno portato alla scelta dei cori al Carlo Felice. Il senso dell’articolo, pero’, non cambia, anzi si rafforza: il tema non era e non e’ la “tessera” dei cori, ma l’assenza delle fanfare alpine sul palco del Carlo Felice. Quella resta. E resta una scelta che merita di essere discussa.

Alla 97ª Adunata di Genova, il Teatro Carlo Felice è rimasto chiuso alle Fanfare Alpine. Quelle vere.
Il vero motivo è una storia di campanilismo che offende la memoria dei grandi Alpini genovesi.

Leggerete questo articolo a giochi fatti. Ad Adunata passata. Per evitare inutili polemiche che gia’ hanno ingrigito le ultime settimane e il nostro pre-Adunata.

Ma c’e’ una storia che gia’ girava ad aprile, su Radio Scarpa, tra gli Alpini — sottovoce, per rispetto verso chi quella Adunata l’ha organizzata con sacrificio e dedizione — ma che prima o poi doveva essere raccontata. Non per rancori, non per “campanilismi al contrario”, ma perche’ certi silenzi, a lungo andare, fanno piu’ male delle parole. E ad aprile l’ho scritta, perche’ volevo vedere come andava poi a finire.

Alla 97ª Adunata Nazionale Alpini di Genova, il Teatro Carlo Felice — uno dei templi della musica italiana, capace di emozionare migliaia di persone — e’ stato il palcoscenico di una serata corale dal titolo evocativo: Cori sotto la Lanterna. Un appuntamento che ha unito canti alpini e coralita’ genovese, con l’esibizione del Coro Voci d’Alpe di Santa Margherita Ligure, del Coro Soreghina e del Coro Monte Cauriol.

Bella serata, intendiamoci. Cori di valore, repertori rispettabili, una tradizione corale che merita attenzione. Il problema non e’ cio’ che e’ stato fatto. Il problema e’ cio’ che e’ stato impedito.

📵 Radio Scarpa — Ultima ora — APRILE 2026

“Notizia dell’ultima ora, giunta da fonti bene informate nelle scorse ore: il concerto della Fanfara Brigata Alpina Cadore, che era stato messo in preventivo, non si terrà.

Il motivo? A quanto pare il Comune di Genova non ha dato la disponibilità per l’utilizzo di un teatro.

Per un’esibizione della Fanfara dei Congedanti che a Sant’Arcangelo di Romagna, nel 2022 in occasione dell’Adunata di Rimini, aveva registrato il tutto esaurito! Per un concerto che avrebbe portato musica, memoria e divertimento in una sala pubblica.

La Fanfara terrà comunque una serie di caroselli per le vie cittadine di Arenzano durante la giornata di sabato 9 maggio.”

“Radio Scarpa” ringrazia per la notizia e si riserva futuri aggiornamenti. — FINE TRASMISSIONE —

Questo era il comunicato che avevo diffuso su Facebook, gia’ il giorno 29 aprile scorso. La versione ufficiale: colpa del Comune, indisponibilita’ dei teatri, 5.000 euro richiesti all’ANA per il teatro…

Una spiegazione che aveva un senso, in apparenza. Ma mi sbagliavo. Perche’ le cose, come spesso accade e a ben guardare, stavano diversamente.

Una porta chiusa alle Fanfare dei Congedanti

La Fanfara dei Congedanti della Cadore — una delle realta’ musicali piu’ autenticamente alpine che esistano, un complesso che porta nel sangue le valli e le rocce delle nostre montagne, come tutte le altre Fanfare dei Congedanti — aveva chiesto di poter esibirsi al Carlo Felice. Cosi’ come avevano fatto altre fanfare. La risposta e’ stata no.

Non per ragioni logistiche. Non per problemi tecnici. Non per mancanza di tempo nel programma. Il no e’ arrivato per una precisa, intransigente presa di posizione del presidente della Sezione ANA di Genova, Stefano Pansini, irremovibile nel riservare quella serata esclusivamente ai cori — scelta legittima nel merito, ma che ha avuto come conseguenza l’esclusione totale delle fanfare alpine da uno dei piu’ importanti appuntamenti musicali dell’Adunata.

Sia chiaro: nessuno discute il diritto di un presidente di Sezione di avere opinioni, preferenze, persino simpatie. Ma quando si tratta di un’Adunata Nazionale — sottolineo: nazionale — l’identita’ alpina nella sua interezza, cori e fanfare, dovrebbe avere spazio. Ogni volta. Sempre.

Aggiornamento: cosa e’ davvero accaduto in fase organizzativa

Dopo la pubblicazione di questo articolo ho avuto una conversazione telefonica con Carlo Fracassi, consigliere nazionale A.N.A. e delegato della Commissione Cori e Fanfare, che ha voluto chiarirmi alcuni passaggi della fase organizzativa. Lo riassumo qui per onesta’ verso chi ha letto e verso chi mi ha scritto.

Gia’ in una delle prime riunioni del Comitato organizzatore dell’Adunata, tenutasi a Genova nel settembre 2025, il presidente della Sezione ANA di Genova Stefano Pansini ha posto come condizione irrinunciabile che al Teatro Carlo Felice cantassero i cori della Sezione, arrivando ad anticipare la propria volonta’ di dimettersi qualora questa scelta non fosse stata accolta.

Fracassi — che in qualita’ di responsabile nazionale di Cori e Fanfare aveva una proposta diversa e di lunga tradizione, cioe’ affidare il teatro alle Fanfare dei Congedanti delle Brigate e la cattedrale ai Cori dei Congedanti, come gia’ avvenuto nelle Adunate di Vicenza (2024) e Biella (2025) — ha espresso il proprio dissenso e si e’ detto disponibile a farsi da parte lui, per non bloccare l’organizzazione. La posizione del presidente sezionale e’ stata accolta. Nessuno, ai livelli superiori, l’ha messa in discussione.

La conseguenza l’abbiamo vista tutti: nessuna Fanfara Alpina (e nessun Coro Congedanti) al Carlo Felice, e — come Fracassi mi ha riferito — almeno una ventina di cori ANA esclusi dalla rosa che hanno poi chiesto, legittimamente, perche’ al Carlo Felice fossero stati scelti tre cori (due della Sezione di Genova e uno cittadino non ANA) e non altri.

Le nostre Fanfare dei Congedanti — e i nostri Cori dei Congedanti — hanno una qualita’ che in questa vicenda e’ centrale: sono super partes. Non appartengono a una Sezione, non sono di un Gruppo, non sono di una citta’, sono espressione di tutto l’arco alpino. Di tutti noi Alpini. E’ per questo che a Vicenza e a Biella la loro presenza sui palchi principali non aveva creato attriti: tutti vi si riconoscono, nessuno se ne sente escluso.

Quello che e’ accaduto a Genova e’ diverso, ed e’ il motivo per cui l’articolo che state leggendo e’ stato scritto. Non si tratta di mettere in discussione il valore dei tre cori che hanno cantato — sono cori di qualita’ e ne ho parlato con rispetto — ma di constatare che una scelta sezionale ha prevalso, in un appuntamento nazionale, su una tradizione organizzativa che la nazionalita’ la garantiva per sua natura.

Il programma della serata

Sul palco del Carlo Felice si sono alternati tre cori, tutti meritevoli, due dei quali iscritti all’ANA.

Il Coro Voci d’Alpe di Santa Margherita Ligure — Coro ANA da anni, nato nel 1969 dalla passione di un gruppo di alpini che si ritrovavano a cantare dopo le cene del venerdi’ — ha aperto la serata con quel repertorio alpino che sa di valli e di guerra, passando da Joska la rossa a Monte Pasubio, da Fuoco e mitragliatrici a Sui monti fioccano, fino a Valore Alpino — canti che portano le firme di De Marzi, Susana, De Florian, nomi che ogni alpino conosce a memoria.

Il Coro Soreghina — coro ufficiale della Sezione ANA di Genova — ha proposto un programma che spaziava da La penna dell’alpino a E Cadorna manda a dire, da Era sera fino a Benia calastoria di Bepi De Marzi, con armonizzazioni firmate da Mascagni, Dionisi, Benedetti Michelangeli.

Il Coro Monte Cauriol di Genova — storica realta’ corale cittadina fondata nel 1949 — ha chiuso con un repertorio quasi interamente affidato alle armonizzazioni di Armando Corso e proseguite oggi dal figlio Massimo: Era una notte che pioveva, Sul ponte di Perati, E tu Austria, Il lucertone. Il Cauriol non e’ iscritto all’ANA — e’ per statuto un’associazione apartitica, apolitica e autonoma — ma il suo legame con il mondo alpino e’ di lunga data: parecchi suoi coristi sono stati alpini (il direttore Massimo Corso, classe ’84, dirigeva il coro della Brigata Alpina Taurinense durante la naja), molte armonizzazioni del repertorio alpino nazionale portano la firma dei due Corso, e il coro ha partecipato negli anni a numerose manifestazioni dell’Associazione su invito della stessa ANA. Una realta’, insomma, che pur restando formalmente autonoma ha contribuito e contribuisce al patrimonio dei canti alpini con merito riconosciuto.

Canti belli, eseguiti con cura. Tre cori — due dei quali iscritti all’ANA — di valore indiscutibile.

Ma su quel palco e’ mancato qualcosa — o meglio, mancava qualcuno.

Mancava il suono delle nostre fanfare, quella musica strumentale nata per scandire le marce e che da sempre accompagna le cerimonie degli alpini in servizio e in congedo.

Mancava la Fanfara dei Congedanti della Cadore, che nel 2022 a Rimini aveva riempito un teatro fino all’ultima sedia.

Mancavano le altre fanfare che avevano chiesto di poter suonare. Mancavano quei “ragazzi” che quelle musiche le avevano suonate durante il loro periodo di naja.

Tre cori sul palco del Carlo Felice, dunque, e nessuna fanfara alpina. Una scelta precisa, non una fatalita’.

Quando il campanile oscura il cappello

Questi sono i momenti in cui la mia alpinita’ vacilla.

Non sulle montagne, non nelle alluvioni, non nei terremoti dove gli Alpini sono sempre presenti, sempre i primi, sempre silenziosi nel fare.

L’alpinita’ di tutti noi vacilla quando una scelta organizzativa, in un appuntamento nazionale, finisce per escludere una componente identitaria del nostro mondo. Le fanfare alpine non sono un dettaglio coreografico: sono il suono stesso della naja di centinaia di migliaia di Penne Nere, quel suono che ha scandito marce, sveglie, ammainabandiera, addii. Non averle al Carlo Felice e’ stata un’occasione persa che andava oltre Genova e oltre la sua Sezione.

La Fanfara dei Congedanti della Cadore non aveva bisogno del Carlo Felice per dimostrare il suo valore. Lo dimostra ogni volta che suona. Ma aveva il diritto — e gli alpini di tutta Italia avevano il diritto — di vederla su quel palco, in quella citta’, in quella notte di festa nazionale.

Queste storie, come si dice, sono di bassa lega. E non dovrebbero trovare spazio nell’ANA. Eppure ci hanno trovato posto, eccome.

Memoria e confronto

Questi erano gli Alpini genovesi

Nessuno di loro pensò mai alla propria città prima del proprio cappello.


Generale Antonio Cantore  ·  Sampierdarena (Genova), 1860 – Tofane, 20 luglio 1915

Figlio di un casellante ferroviario di Sampierdarena, Antonio Cantore è il padre spirituale di tutti gli alpini d’Italia. Fondò e comandò l’8° Reggimento Alpini — che i suoi uomini ribattezzarono spontaneamente “Reggimento Cantore” — e cadde il 20 luglio 1915 sulle Tofane, colpito in fronte da un cecchino austriaco mentre si esponeva in prima linea per studiare il terreno. Fu il primo generale italiano a morire in combattimento nella Grande Guerra. Medaglia d’Oro al Valor Militare alla memoria. Ogni alpino che “va avanti” sale al suo Paradiso: quella meravigliosa invenzione poetica che ci racconta tutto di ciò che Cantore fu agli occhi dei suoi uomini. Un genovese che oggi appartiene alle montagne di tutta Italia — alle Dolomiti, alle Alpi Orobie, all’Appennino — non a una sola città. La sua salma riposa a Pocol, sopra Cortina d’Ampezzo. Lontano da Genova. Com’era giusto.


Ferdinando de Magistris e Capitano Maso Lanata  ·  Fondatori, 1919–1922

Il 23 novembre 1920, in una sala del Caffè Belloni di via XX Settembre a Genova, un gruppo di alpini reduci della Grande Guerra si riunisce e fonda la Sezione Ligure dell’ANA. Tra loro c’è Ferdinando de Magistris, genovese, già socio fondatore dell’intera Associazione Nazionale Alpini fin dal 1919 — presente, cioè, all’atto di nascita di tutto. E c’è il Capitano Maso Lanata, che la tradizione alpina ricorda come forse il primo alpino ad aver attraversato il Piave in direzione di Vittorio Veneto. Lanata fu il secondo presidente sezionale, dal 1922. Uomini che avevano costruito qualcosa di grande, non per Genova: per tutti gli alpini d’Italia.


Maggiore Ernesto Robustelli  ·  Tirano, 3 settembre 1888 – Milano, 20 dicembre 1939

Combatté la Grande Guerra, il Maggiore Ernesto Robustelli, nel 5° Reggimento Alpini, Battaglione Tirano. Nel 1921 era vice presidente della Sezione ANA di Genova. Un anno dopo si sposò e si trasferì a Pavia — fuori dalla sua città, lontano dal suo campanile — dove fondò la Sezione ANA locale. Salì poi fino alla Presidenza Nazionale, diventando l’ultimo presidente eletto prima del commissariamento fascista dell’Associazione e della presidenza Manaresi. Governò l’ANA nell’interesse di tutti gli alpini d’Italia, non dei genovesi, non dei pavesi, non di alcuna città. Morì a Milano. La sua vita intera è una risposta alle logiche di piccolo cabotaggio che ogni tanto riemergono nell’associazionismo alpino.


Avvocato Ettore Erizzo  ·  Presidente Nazionale ANA 1956–1965

Presidente della Sezione di Genova dal 1925, Ettore Erizzo percorse tutta la carriera associativa con la pazienza e la solidità di chi sa che le istituzioni si costruiscono nel tempo, mattone dopo mattone. Nel 1956 fu eletto Presidente Nazionale dell’ANA, carica che tenne fino al 1965 — quasi un decennio — nel periodo cruciale della ricostruzione postbellica e del rilancio dell’associazione. Un genovese che guidò tutti gli alpini d’Italia per nove anni, senza che nessuno potesse mai accusarlo di pensare prima alla propria città.


Generale Remigio Vigliero  ·  Presidente Sezionale di Genova 1953–1967

Pluridecorato in tre guerre — Grande Guerra, Africa, fronte greco-albanese — dopo l’8 settembre 1943 il Generale Remigio Vigliero scelse la strada della clandestinità come comandante partigiano di formazioni liguri e piemontesi, fino alla cattura da parte dei tedeschi nel 1944. Dopo la guerra guidò la Sezione di Genova per quattordici anni, dal 1953 al 1967, anno della sua morte. Gli alpini genovesi lo chiamarono “papà Vigliero” perché cercò lavoro per chi non ne aveva, assistenza sanitaria per chi era malato, aiuti materiali per chi era in difficoltà. Servì i suoi alpini come si serve una famiglia. Non una città: una famiglia.

Questi erano gli Alpini che Genova ha dato all’Italia.
Uomini che avrebbero trovato incomprensibile — oltre che indegno — mettere la propria città davanti al cappello.
Lo avrebbero trovato incomprensibile perché per loro il cappello era la loro città.
La città più grande che esiste: quella delle Penne Nere di tutta Italia.

Cosa ci resta

L’Adunata di Genova e’ passata. Le Penne Nere hanno sfilato, hanno cantato, hanno riempito la citta’ con la loro presenza discreta e rumorosa insieme, com’e’ nello stile degli Alpini. Il Carlo Felice ha risuonato di canti belli, eseguiti da tre cori di valore. Nessuno vuole togliere nulla a chi quella serata l’ha vissuta, cantata e ascoltata, con il cuore.

Ma la domanda resta in piedi, e merita una risposta: chi rappresenta una Sezione A.N.A. in un appuntamento nazionale — nazionale — lo fa per se’, per la sua citta’, per le sue preferenze? O lo fa per tutti gli Alpini d’Italia, cori e fanfare insieme?

Cantore, de Magistris, Lanata, Robustelli, Erizzo, Vigliero avrebbero saputo rispondere. Senza esitazione. E senza che nessuno dovesse nemmeno porla, quella domanda.

Michele Sacchet
Gruppo Alpini Salce — 30 aprile 2026
Aggiornamento con precisazioni il 14 maggio 2026

admin

4 thoughts on ““Avanti, alpini!”, ma non tutti erano i benvenuti

  1. Riguardo il legame del coro Monte Cauriol con gli alpini, devo per forza rispondere essendo io il direttore del coro .
    1) Parecchi coristi di oggi e del passato sono stati alpini, me compreso: anzi, quando ero alla Montegrappa (7mo 84) dirigevo il coro della Brigata Alpina Taurinense. Al Carlo Felice quelli di noi che sono stati alpini avevamo il cappello in testa (e c’ erano anche delle nappine dorate).
    2) Dalla fondazione del coro (1949) il Cauriol ha sempre riservato una parte rilevante del repertorio ai canti degli alpini, la maggior parte dei quali armonizzati da mio padre Armando, ma alcuni anche da me. Alpini il Libia per esempio l’ ho armonizzata per il coro della Taurinense, con cui per un anno l ho eseguita, e dopo il congedo l’ ho portata nel Cauriol. Appena tornato ho armonizatto ‘La marcia dei coscritti’ . Di recente ho riarmonizzato Monte Canino, per far solo qualche esempio.
    3) Negli anni è capitato molte volte che partecipassimo a manifestazioni ( ad esempio “l’ alpino dell’anno”, o altre feste degli alpini), quasi sempre convocati dall’ ANA. Quindi il legame c è eccome, anche se il Cauriol da sempre e per statuto è un’ associazione apartitica , apolitica e autonoma.
    Riguardo la mancata partecipazione delle fanfare : ho tanto sperato che si riuscisse, so qualcosa ( ma poco ) dei problemi organizzativi e logistici che sono stati presentati, ma davvero non posso rispondere. So che a naja ho fatto un anno fianco a fianco con la Fanfara della TAU e l avrei risentita molto volentieri. Ricordo bene anche la Cadore, le fanfare almeno ai tempi devo dire erano tutte ottime. Sono certo che nel 2001 si era riusciti: c’ eravamo noi e altri cori, ma c era anche una fanfara.

    Saluto
    Massimo Corso

  2. Come anticipato su facebook ma senza nessuna considerazione il coro voci d’alpe di santa Margherita Ligure risulta essere uno dei due cori insieme al Coro Soreghina ad essere iscitto all’associazione Nazionale Alpini da svariati anni. Il coro durante la sua esibizione così come durante tutte le esibizioni che svolge regolarmente durante l’anno esibisce con fierezza e orgoglio il cappello alpino sulla testa dei coristi.
    In seconda battuta: il Coro Monte Cauriol, che sì non è regolarmente iscritto all’associazione nazionale alpini , risulta però un coro a valenza nazionale circa le canzoni di montagne e le canzoni alpine. Con parecchie interpretazioni e trascrizioni di canti alpini che sono entrati di diritto e con merito nel repertorio comune dei cori ANA. Questo articolo che parla di campanilismo altrui. porta campanilismo e male informa circa la reale corrispondenza dei fatti. Da quanto si legge infatti si deduce che lo scrittore probabilmente non era neanche presente al concerto. Con l’occasione porgo con un abbraccio fraterno alpino i miei saluti

  3. mi fa piacere il trattamento del mio commento che è stato censurato.
    La verità fa male.
    Rappresentativo del livello del giornalismo italiano.

    Buona continuazione

  4. mi fa piacere il trattamento del mio commento che è stato censurato.
    La verità fa male.
    Rappresentativo del livello del giornalismo italiano.

    Buona continuazione

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