Il Maestro sul Monte Santo
Arturo Toscanini al fronte dell’Isonzo — agosto 1917
Quattro giorni e quattro notti su una cima conquistata da poche ore, con la banda militare che porta gli strumenti a duemila piedi di quota e l’artiglieria austriaca che cerca di farla tacere. La storia, poco conosciuta, del più grande direttore d’orchestra italiano che portò la musica ai soldati dell’Isonzo.
Ci sia perdonata questa digressione: ma anche questa è storia. E vale la pena raccontarla, perché riguarda un grande, amato e stimato italiano, legato non soltanto alla musica ma anche alla Grande Guerra.
Arturo Toscanini nasce a Parma il 25 marzo 1867 e muore a New York il 16 gennaio 1957. È considerato uno dei più grandi direttori d’orchestra di tutti i tempi: un uomo di rigore assoluto, di memoria prodigiosa, di carattere indomabile. Ma nell’estate del 1917, mentre l’Italia combatteva la sua guerra più dura, il Maestro non era sul podio della Scala. Era al fronte. E non per caso.
Il contesto: la Bainsizza e la caduta del Monte Santo
Per inquadrare l’episodio bisogna risalire alle giornate precedenti. È in corso l’undicesima battaglia dell’Isonzo, l’ultima grande offensiva italiana di quella guerra. Nella notte del 23 agosto 1917 gli austro-ungarici abbandonano in buon ordine l’altopiano della Bainsizza, ripiegando su nuove linee approntate in fretta più a est. Gli italiani, sfiniti dopo giorni di combattimenti, non sfruttano l’occasione: Cadorna, per una volta, è troppo cauto per ordinare l’inseguimento.
Gli austriaci abbandonano anche il Monte Santo — 681 metri, oggi in Slovenia — la vetta che per oltre due anni aveva sbarrato l’accesso meridionale all’altopiano. Gli italiani vi salgono il giorno successivo, salutando la conquista come la più grande vittoria dalla presa di Gorizia nell’agosto del 1916. Invece di puntare a est dalla Bainsizza, Cadorna decide di attaccare il Monte San Gabriele, l’ultimo dei “Tre Santi” che dominavano Gorizia da nord-est, sperando di sfondare poi con cavalleria e ciclisti. È un calcolo che non darà i frutti sperati.
Un padre al fronte, una banda da mettere insieme
Tra coloro che esultano per la conquista del Monte Santo c’è proprio Arturo Toscanini. Si trova al fronte da qualche giorno, ma non come ospite illustre o testimonial: è venuto a trovare il figlio Walter, che presta servizio nell’artiglieria della Seconda Armata. Un padre come tanti, in quei mesi, andato a cercare il proprio ragazzo tra i camminamenti dell’Isonzo.

È in quella circostanza che il Maestro convince il comandante della Seconda Armata, il generale Luigi Capello, a lasciargli mettere insieme una banda militare per portare un po’ di sollievo morale alle truppe. Concorre all’iniziativa anche il generale Antonino Cascino, che lo invita a dirigere le esecuzioni sul fronte dell’Isonzo. Toscanini accetta senza esitare: recluta alcuni musicisti, raggiunge il teatro dei soldati a Cormons e si mette a disposizione dell’esercito.
Duemila piedi di salita con gli strumenti
Il 26 agosto 1917 — meno di tre giorni dopo che la vetta era ancora in mano austriaca — la banda riesce nell’impresa di portare gli strumenti per oltre duemila piedi (poco più di seicento metri di dislivello) fino in cima al Monte Santo. Chiunque abbia camminato in montagna con un tamburo a tracolla o una tuba sulle spalle sa cosa significhi: non un’escursione, una piccola epopea logistica.

Lassù, sulla cima appena conquistata, Toscanini rimane quattro giorni e quattro notti. Dirige la banda nel repertorio che ogni soldato conosce a memoria: marce, inni, canti militari, la Marcia Reale, l’Inno di Mameli. Tra gli uomini commossi ed esultanti.
“Viva l’Italia!” sotto il tiro. La banda suona dal tardo pomeriggio fino a notte fonda, accolta con entusiasmo dalle truppe schierate nei dintorni. Dopo ogni brano Toscanini grida “Viva l’Italia!”. Il fronte del Monte San Gabriele dista meno di un miglio: gli austriaci tentano di far tacere la banda con l’artiglieria. Non ci riescono. Una scheggia di shrapnel squarcia la grancassa, ma nessun musicista resta ferito. La musica continua.
Nonostante la situazione precaria — il fronte è ancora attivo, e attorno cadono i colpi — la musica diretta dal Maestro si ode fino all’altopiano della Bainsizza. È uno di quegli episodi che entrano nella memoria collettiva di un esercito: il direttore d’orchestra più famoso del mondo che impugna la bacchetta come un’arma, su una cima appena strappata al nemico, e tiene testa alle granate con la Marcia Reale.
La Medaglia d’Argento al Valor Militare
Per quel gesto — dirigere un’orchestra sotto il tiro delle artiglierie, su una vetta conquistata da poche ore — Toscanini fu decorato con la Medaglia d’Argento al Valor Militare, conferitagli dal generale Capello. L’episodio è considerato uno dei momenti più iconici del sostegno morale che intellettuali e artisti italiani seppero dare ai combattenti durante la Grande Guerra.
Quanto al Monte San Gabriele, su cui Cadorna contava per sfondare a est, sarebbe rimasto saldamente in mani austriache. Pochi mesi dopo, il 24 ottobre, sarebbe arrivata Caporetto. Ma per quattro giorni di fine agosto, sulla cima del Monte Santo, l’Italia aveva avuto la sua orchestra di prima linea.
C’è qualcosa, in questa storia, che parla direttamente a noi Alpini: l’idea che anche nelle ore più buie un canto, una marcia, una banda possano tenere insieme gli uomini meglio di qualunque ordine scritto. Chi ha cantato in coro sotto una tenda, o in una chiesa di montagna, sa di cosa parliamo.
Per chi passa da Parma. Non perdete una visita in via Rodolfo Tanzi, nei pressi del Parco Ducale: lì si trovano la casa natale di Arturo Toscanini e il museo dedicato al Maestro, con cimeli, documenti e testimonianze di una vita straordinaria.
Michele Sacchet
Gruppo Alpini “Gen. Pietro Zaglio” — Salce (Belluno) · Col Maòr