A Genova si distribuiscono fischietti contro le penne nere. Sulla sharia, sui delitti d’onore, sul velo obbligatorio: silenzio. Una riflessione alpina sulla geografia delle proteste.
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Da Rimini 2022 (500 segnalazioni, 11 denunce, nessun colpevole) al cartello “Fucilarli tutti per non educare nessuno”. La parabola di un movimento, vista da un alpino che c’era.
Il racconto dell’Adunata del 1923 in un articolo apparso su La Stampa di Torino il 13 giugno 1923. Un testo firmato P.M., che non può farci venire in mente che il mitico Paolo Monelli (che era in redazione a La Stampa proprio in quegli anni e aveva combattuto anche all’Ortigara), con un’anima inconfondibilmente alpina: passo sicuro, lingua schietta, ironia ruvida e una commozione mai esibita. Un ex “scarpone”, autore del libro Le scarpe al sole (1921), ambientato anche tra Valsugana e Altopiano di Asiago, capace ora di restituire il senso profondo di una festa “senza autorità e senza cerimonie”, disordinata quanto autentica.
Tre fratelli, un appuntamento fisso, un rito che si rinnova ogni anno: l’adunata degli Alpini. La lettera di Laura Ganz, tratta dal volume celebrativo del 65° della Sezione di Belluno (1986), ritrae con affetto irriverente i fratelli Riccardo, Renzo e Rinaldo.