Pemba, una questione ancora aperta
Quattro domande all’ANA Nazionale. Una risposta, parziale e fumosa. Tre silenzi. Ma i soci chiedono risposte.
Precisiamo subito, per chi legge: questo articolo non nasce dalla bufera esplosa in questi giorni per la consegna dei 180 cappelli alpini ai volontari delle Olimpiadi di Milano Cortina. Nasce da prima. Nasce dal nostro articolo “Il Cappello e il Silenzio”, dalla risposta ufficiale che l’ANA Nazionale ci ha chiesto di pubblicare — e che abbiamo pubblicato volentieri — e dal diritto di cronaca che ne consegue. Lo pubblichiamo per giusto onore di cronaca, fuori da ogni polemica contingente.
Quando il Segretario Nazionale Mauro Azzi ci ha inviato la sua risposta sul progetto Mozambico, chiedendone la pubblicazione con pari dignità, lo abbiamo fatto senza esitazione. Era corretto farlo. Era doveroso farlo. E lo rifaremmo domani.
Ora, con lo stesso spirito, pubblichiamo la precisazione che Ivano Gentili, a nome del gruppo Alpini per il Cambiamento, ha redatto in risposta a quella comunicazione ufficiale. Non perché siamo d’accordo con tutto. Non perché vogliamo alimentare polemiche. Ma perché chi ha sollevato una questione ha il diritto di replicare — e chi legge ha il diritto di farsi un’opinione con tutti gli elementi in mano.
Il documento di Gentili — cosa dice e cosa chiede
Prima di riportare il testo integrale, vale la pena chiarire di cosa si tratta. Non è un attacco. Non è propaganda. È una verifica bibliografica: Gentili prende ogni affermazione contenuta nella risposta ufficiale del Segretario Azzi e la confronta con quanto effettivamente pubblicato su L’Alpino, l’organo informativo ufficiale dell’Associazione. Numero per numero. Pagina per pagina.
Il risultato è scomodo. Non perché dimostri irregolarità contabili — Gentili stesso dichiara esplicitamente di non voler mettere in discussione la correttezza amministrativa delle delibere. Ma perché dimostra qualcosa di diverso, e forse più significativo: la base non è stata informata adeguatamente. Le cifre sono cambiate — dal preventivo iniziale di 230.000 euro si è passati a 300.000 euro, con modifiche sostanziali al progetto — ma queste variazioni non hanno trovato adeguato spazio sulle pagine di L’Alpino. Le relazioni morali del Presidente, approvate ogni anno all’unanimità, non riportano importi. I CDN si sono riuniti otto volte sull’argomento, ma i resoconti pubblicati sono quattro, sintetici, privi di dati economici.
La richiesta finale di Gentili è semplice e difficile da contestare: concedere maggiore spazio alle decisioni del CDN su L’Alpino, così che i soci — molti dei quali hanno contribuito con donazioni personali — sappiano dove vanno i loro soldi, perché il progetto è cambiato, e cosa è stato realizzato.
Riportiamo il documento integralmente, così come ci è stato trasmesso.
Documento originale — Alpini per il Cambiamento
Progetto Mozambico — Precisazione in risposta alla comunicazione del Segretario Nazionale ANA
Con il nostro primo comunicato relativo all’iniziativa denominata “Pemba” in Mozambico a ricordo del trentennale della missione Albatros (1993) il gruppo Alpini per il Cambiamento chiedeva in sostanza di far conoscere i dettagli economici e programmatici dell’intervento stesso. La richiesta ci sembra legittima perché non riscontriamo particolari esaustivi nell’organo informativo ufficiale ANA: L’Alpino.
Dal sito del Gruppo Alpini Salce, Sezione Belluno, apprendiamo che a seguito della pubblicazione dell’articolo “Il Cappello e il Silenzio”, il Comitato di Presidenza dell’ANA ha preso visione del contenuto e ha ritenuto di inviare un riscontro ufficiale al Presidente della Sezione ANA di Belluno, Umberto Soccal, con richiesta esplicita di pubblicazione con pari dignità.
Seguono le comunicazioni del Segretario Nazionale Mauro Azzi — qui riportate in corsivo — e le nostre osservazioni in tondo.
Consiglio Direttivo Nazionale del 22-11-2022 — iscritto al punto 8 dell’odg: Operazione Albatros 1993. È stato presentato il progetto con preventivo di spesa 230.000 €. Approvato all’unanimità.
L’Alpino di gennaio 2023, a pag. 32, fa cenno alla nuova operazione in Mozambico a favore dei Padri Cavanis con importo presunto di € 200.000.
Consiglio Direttivo Nazionale del 22-04-2023: è stato comunicato che la spesa per realizzare la chiesa come proposta sarà di 300.000 € in considerazione delle modifiche al progetto originario, la recinzione della struttura, un pozzo d’acqua ed altri interventi.
Non mettiamo in discussione quanto deciso dal CDN, ma perché su L’Alpino non si trovano riscontri in merito alle varianti e soprattutto al nuovo impegno economico? Vedi i numeri di maggio 2023, pag. 20 (un cenno alla raccolta fondi di almeno € 300.000 per copertura spese); dicembre 2023, pag. 19; giugno 2024, pag. 32; luglio 2025, pag. 55.
Raccolta fondi: i fondi raccolti per l’iniziativa sono stati oggetto di una raccolta alla quale sono intervenuti sia gli iscritti dell’ANA che privati cittadini.
Consiglio Direttivo Nazionale del 27-5-2023 — iscritto al punto 8 dell’odg: è stato presentato il progetto. Approvato all’unanimità.
Anche qui: sì, è stato presentato al CDN che lo approva. Vorremmo però che tutti questi passaggi vengano riportati su L’Alpino, magari in forma non stringata come di consuetudine.
Dell’operazione Mozambico se n’è parlato nei CDN dei mesi di giugno, luglio, settembre, ottobre, dicembre 2023 e nei mesi di gennaio, aprile, maggio 2024, per illustrare l’avanzamento dei lavori.
Su L’Alpino, nella pagina riservata al CDN, troviamo sintetiche comunicazioni solo sui numeri di dicembre 2022, giugno 2023, gennaio 2024 e marzo 2025. Francamente ci sembra una scarsa corrispondenza verso la base.
L’operazione Mozambico è stata citata in tutte le relazioni morali del Presidente Nazionale e sempre totalmente approvate.
Le relazioni morali del Presidente Nazionale si riscontrano su L’Alpino nei numeri di giugno 2023, pag. 42; giugno 2024, pag. 42; giugno 2025, pag. 42. Dove di importi non troviamo traccia.
Concludiamo e suggeriamo alla Sede Nazionale ANA di concedere maggiore spazio alle decisioni del CDN, così da partecipare gli alpini della vita associativa — soprattutto quando vengono prese decisioni che incidono sulla coerenza, ideologia e natura associativa.
Ivano Gentili — Alpini per il Cambiamento
Quello che i social raccontano — e che L’Alpino non ha raccontato
A rafforzare ulteriormente le perplessità di Gentili, è sufficiente guardare ai canali social ufficiali dell’ANA. Il 18 febbraio scorso la pagina Facebook dell’Associazione Nazionale Alpini ha pubblicato un aggiornamento sui lavori della chiesa di San Francesco a Pemba, annunciando la firma di un contratto di appalto con la ditta italiana Edil Pemba e confermando che l’edificio principale sarà completato fino al tetto entro sei-otto mesi. Il post descrive un progetto di considerevole portata: tre edifici su una superficie complessiva di 7.200 metri quadri, tra chiesa, casa parrocchiale, uffici, aule per l’insegnamento e spazi formativi.
È una notizia rilevante. Eppure quel post ha raccolto soltanto cinque commenti — come se la notizia fosse di scarso interesse per gli iscritti, o come se gli iscritti semplicemente non ne fossero a conoscenza in misura sufficiente. Tra i pochi che hanno commentato figurano Nino Geronazzo — storico consigliere nazionale emerito — e lo stesso Ivano Gentili, entrambi con richieste di chiarimento. Richieste a cui, stando a quanto risulta, l’ANA non ha mai risposto. Nel segno della continuità dimostrata finora.
Post ufficiale ANA — Facebook, 18 febbraio 2025
“Proseguono i lavori per la chiesa di San Francesco e l’annesso oratorio che l’Associazione Nazionale Alpini sta costruendo a Pemba (Mozambico). Per dare nuovo impulso ai lavori i responsabili delle Grandi opere ANA Gian Piero Maggioni e Renato Spreafico hanno finalizzato un contratto di appalto con Edil Pemba, una ditta italiana che opera nel Paese e che ha garantito che in 6/8 mesi l’edificio principale sarà completato fino al tetto. Ricordiamo che il progetto, intrapreso in collaborazione con i Padri Cavanis, è destinato a sostenere la popolazione fiaccata dai conflitti interni e prevede la costruzione di tre edifici su una superficie complessiva di 7.200 metri quadri che comprendono la chiesa e altri due edifici destinati alla casa parrocchiale, agli uffici, ai servizi, alle aule per l’insegnamento e agli spazi formativi. L’impegno dell’Associazione a Pemba è stato importante e dal 2023 la maggior parte delle campagne solidali sono a sostegno di questo progetto.”
Commenti ricevuti: 5. Tra cui richieste di chiarimento da parte di Nino Geronazzo e Ivano Gentili, rimaste senza risposta.
C’è poi un secondo episodio che vale la pena segnalare, sempre nell’ottica della comunicazione verso la base. Il 30 luglio 2025 l’ANA ha pubblicato sul proprio profilo X (già Twitter) un post con foto che annunciava la consegna dei fondi raccolti attraverso la campagna solidale “L’uovo dal cuore alpino” — nella foto, visibilmente, un assegno con il ricavato della raccolta destinato al progetto di Pemba. Il post citava gli hashtag #mozambico e #pemba e rimandava a un articolo su lalpino.net.
Post ufficiale ANA — X (@ana_web), 30 luglio 2025
“Consegnati i fondi della campagna solidale ‘L’uovo dal cuore alpino’ — lalpino.net/2025/07/30/consegnati-i-fondi-della-campagna-solidale-luovo-dal-cuore-alpino/ — #alpini #associazionenazionalealpini #solidarietà #uovoalpino #promoser #mozambico #pemba”
Allegata al post: una fotografia con l’assegno del ricavato della raccolta fondi “L’uovo dal cuore alpino”, destinato al progetto di Pemba. L’importo raccolto non è indicato nel post.
Ora: non mettiamo in discussione la bontà dell’iniziativa né la generosità di tutti i soci e amici che hanno partecipato alla raccolta. Sono cose che fanno onore all’Associazione. Ma ci permettiamo di osservare che un post su X con un assegno fotografato non è rendicontazione. Non dice quanto è stato raccolto, non dice a quanto ammonta il totale raggiunto, non dice quanto manca al completamento del progetto. Chi ha comprato le uova per sostenere Pemba meritava — e merita — qualcosa di più di un’immagine e tre hashtag.
Cinque commenti su Facebook su un progetto da 300.000 euro. Una foto con un assegno senza cifre su X. Relazioni morali approvate all’unanimità senza importi. Sono questi i fatti che Gentili allinea, uno dopo l’altro, senza urlare. E sono questi i fatti che l’ANA Nazionale dovrebbe spiegare.
E i Panettoni Alpini? Anche lì, Mozambico
C’è un terzo canale attraverso cui i soci — spesso senza saperlo con chiarezza — hanno contribuito al progetto di Pemba. I Panettoni Alpini, la tradizionale iniziativa solidale che molti Gruppi, come il nostro, propongono ogni anno sotto Natale. Nel materiale informativo ufficiale legato alla vendita, la destinazione dei proventi era indicata così:
Destinazione dei proventi — Panettoni Alpini (materiale ufficiale ANA)
Costruire Speranza in Mozambico: Come indicato nella circolare del Presidente Nazionale, la quota riservata alla Sede Nazionale, compresa nel prezzo di acquisto, sarà destinata al progetto “Costruire Speranza in Mozambico” in occasione del trentennale dell’operazione Albatros, l’ultima missione di pace degli Alpini di leva. Questo progetto prevede la costruzione di una chiesa con oratorio nella città di Pemba.
60% all’Associazione Luca ODV ETS: Per sostenere la loro missione nel migliorare la vita dei bambini malati di cancro.
40% per realtà solidali locali: Per sostenere altre iniziative di beneficenza nel territorio.
Dal sito del Gruppo ANA 8° Reggimento Alpini
https://www.gruppo8rgtalpini.it/il-panettone-2024/
Dunque: chi ha comprato nelle ultime edizioni un panettone alpino sotto Natale ha destinato una quota alla Sede Nazionale, esplicitamente indicata come contributo al progetto di Pemba. È una raccolta fondi capillare, distribuita su migliaia di gruppi in tutta Italia, che coinvolge soci, famiglie, amici, datori di lavoro, parrocchie. Persone che hanno messo mano al portafoglio in buona fede, fidandosi del nome degli Alpini.
Ebbene: quante di queste persone sanno che il progetto originario da 200.000 euro è diventato nel frattempo un cantiere da 300.000 euro? Quante sanno che la sede è stata spostata rispetto alla zona di tradizionale intervento degli alpini in Mozambico? Quante hanno letto una rendicontazione chiara su quanto raccolto e quanto ancora manca?
Non lo sappiamo. E questo, più di qualsiasi altra considerazione, è il punto che l’ANA Nazionale dovrebbe affrontare con chiarezza. Non per difendersi da accuse — che nessuno in questo articolo formula — ma per rispettare chi ha donato. Perché la trasparenza non è un optional: è il minimo sindacale che un’associazione deve ai propri soci quando chiede loro dei soldi.
Edil Pemba: una “ditta italiana”?
C’è un ultimo punto che merita attenzione, e che nessuno ha ancora sollevato pubblicamente. Nel post Facebook del 18 febbraio, l’ANA Nazionale definisce Edil Pemba una “ditta italiana che opera nel Paese”. Siamo andati a verificare sul sito ufficiale dell’azienda — www.edilpemba.com. Quello che si legge racconta una storia diversa.
Edil Pemba Lda. è una società di diritto mozambicano, con sede legale a Pemba, in Mozambico. È stata fondata nel 2014 da un ingegnere italiano insieme a un gruppo di imprenditori locali mozambicani che — come indicato esplicitamente sul sito della stessa società — detengono la maggioranza delle quote societarie. Non è quindi una “ditta italiana” nel senso corrente del termine: è una società mozambicana a controllo mozambicano, con un fondatore di origine italiana. Una distinzione che non è un dettaglio tecnico irrilevante, soprattutto quando si parla di un appalto finanziato con il denaro raccolto tra i soci ANA.
Non stiamo mettendo in discussione la competenza di Edil Pemba né la qualità dei suoi lavori — opera in Mozambico da oltre dieci anni su commesse internazionali di rilievo nel settore delle costruzioni. Ma ci sono domande legittime, semplici, che l’ANA Nazionale non ha ancora risposto:
Come è stata selezionata Edil Pemba per questo appalto? È stata effettuata una gara, una comparazione di preventivi, una procedura trasparente di selezione? O è stata individuata per canali informali? I soci che hanno donato hanno diritto di saperlo.
Chi ha fatto il collegamento tra l’ANA e questa specifica società operante a Pemba? I responsabili delle Grandi Opere ANA — Gian Piero Maggioni e Renato Spreafico, citati nel post ufficiale — hanno visitato il cantiere? Hanno valutato alternative locali? Su quale base è stata accordata la fiducia a questa ditta in particolare?
Perché nel post ufficiale ANA è stata definita “ditta italiana” una società che, stando al suo stesso sito, è a maggioranza mozambicana? Si tratta di un’imprecisione involontaria, o di una scelta comunicativa intenzionale per rendere l’appalto più accettabile agli occhi dei soci?
Ripetiamo: non ci sono accuse in queste domande. Ci sono solo le domande. Quelle che qualsiasi socio diligente avrebbe tutto il diritto di fare — e a cui l’ANA Nazionale, finora, non ha risposto.
La domanda che resta sul tavolo
La risposta del Segretario Azzi era corretta nella forma e disponibile nel tono. La abbiamo pubblicata volentieri e la rispettiamo. Ma il documento di Gentili dimostra che quella risposta, pur elencando con precisione le delibere del CDN, non risponde alla domanda sostanziale: perché i soci non hanno potuto leggere tutto questo su L’Alpino, in modo chiaro e completo, mentre accadeva?
Non si tratta di mettere in dubbio la correttezza amministrativa. Non si tratta di accusare nessuno di nulla. Si tratta di un principio semplice: chi ha donato alla raccolta fondi per il Mozambico aveva il diritto di sapere — in tempo reale, non a cose fatte — che il progetto era cambiato, che il costo era cresciuto del 30%, che le varianti erano significative. Le relazioni morali approvate all’unanimità, se non riportano importi, sono approvazioni formali. Non sono trasparenza.
La richiesta di Gentili non è rivoluzionaria. È quella che qualsiasi socio di qualsiasi associazione seria avrebbe il diritto di fare. E merita una risposta altrettanto seria.
Quattro domande, una risposta — e un silenzio che pesa
Vale la pena ricordare il contesto più ampio in cui si inserisce questa vicenda. Il gruppo Alpini per il Cambiamento non ha presentato all’ANA Nazionale una sola questione: ne ha presentate quattro. Quattro richieste di chiarimento su altrettanti temi che riguardano la gestione dell’Associazione, la sua trasparenza interna, il rapporto tra vertici e base.
Di queste quattro, l’ANA ha scelto di rispondere a una sola: quella sul Mozambico. E lo ha fatto — come dimostra punto per punto il documento di Gentili che abbiamo pubblicato — in modo che definiremmo, con rispetto ma con franchezza, ancora fumoso: elencando delibere e date, senza rispondere alla domanda sostanziale sulla comunicazione verso la base, senza spiegare la scelta di Edil Pemba, senza fornire un rendiconto chiaro dei fondi raccolti.
Le altre tre richieste? Silenzio. Nessuna risposta. Nessuna comunicazione. Come se non esistessero.
E mentre questo silenzio si prolungava, è esplosa la polemica sui 180 cappelli alpini consegnati ai volontari delle Olimpiadi di Milano Cortina. Una decisione che ha scatenato in poche ore centinaia di commenti indignati da parte della base, lettere aperte di ufficiali e sottufficiali, annunci di mancato rinnovo della tessera, e persino un Generale degli Alpini che ha pubblicamente dichiarato che all’Adunata di Genova si toglierà il cappello davanti alla tribuna d’onore.
Il quadro complessivo, dunque, è questo: la Sede ANA nazionale che risponde in modo parziale a una delle quattro questioni sollevate, tace sulle altre tre, e nel frattempo prende una decisione sul cappello alpino che spacca l’Associazione nel momento in cui è già sotto pressione per la questione della trasparenza.
Non è un quadro rassicurante. Non per chi ama questa Associazione — e noi la amiamo, per questo scriviamo. La pagina, come sempre, è aperta. Aspettiamo risposte. Tutte e quattro.
W GLI ALPINI! SEMPRE!
Michele Sacchet — Gruppo Alpini Salce, Belluno
Foto dalla pagina FB dell’Associazione Nazionale Alpini – 18 febbraio 2026