Le bocce davanti alla casa di pietra, la gara della pastasciutta, la corriera che si aspettava «da Supani»: un’osteria che per decenni fu uno dei punti di ritrovo di Salce
Nel Libro del 60° anniversario del Gruppo c’è un nome che ritorna in pagine e in anni diversi, sempre dentro una didascalia e mai spiegato: Osteria Supani. Per chi a Salce ci è cresciuto non c’era evidentemente niente da spiegare. Messe in fila, però, quelle fotografie raccontano più di trent’anni di vita di paese davanti alla stessa porta.
Una casa sullo sfondo
La più antica è del novembre 1939. In primo piano c’è Tecla Ranon, cappotto chiaro e collo di pelliccia, «vestita alla moda», come annota la didascalia. La strada di ghiaia piega dietro di lei e, oltre la siepe, compare una casa bianca: è l’Osteria Supani. La fotografia era per Tecla, non per l’osteria. Proprio per questo è preziosa: mostra il locale come lo vedeva chi passava di lì ogni giorno, senza farci caso.

Le bocce del 1941
Due anni dopo la macchina fotografica si ferma davanti alla casa: una costruzione in pietra a vista, finestre allineate su più piani, un grande portone scuro e, davanti, il terreno battuto dove si gioca a bocce. Uno dei giocatori è accosciato e ha appena lanciato. La didascalia nomina, da sinistra, Silvio Toffoli, Augusto Ranon, Pietro Merlin, Ferdinando Casagrande, Ferruccio Toffoli e Mario Tramontin. Nella fotografia, però, le persone sono di più, e qualcuno resta senza nome.

L’Italia era entrata in guerra da poco. Davanti all’osteria, per il tempo di una partita, la fotografia non lo lascia vedere.
La gara della pastasciutta
Nel 1946 davanti all’Osteria Supani si tiene una gara che oggi fa sorridere: una gara della pastasciutta. È la fotografia che apre questa pagina. Su un lungo tavolo all’aperto i concorrenti stanno chini sui piatti, il viso quasi dentro la pasta; tutt’intorno si accalca mezzo paese. Ci sono uomini in camicia bianca e cravatta, ragazzi arrampicati per vedere meglio, bambini in prima fila e, accanto al tavolo, un uomo in piedi che segue la gara da vicino.
La fotografia non dice chi vinse, né chi ebbe l’idea. Dice però che la guerra era finita da poco più di un anno e che, per una gara come quella, il paese era uscito di casa tutto insieme. I volti sono decine e i nomi, per ora, nessuno: per questo MEMORIA le ha dedicato una pagina a sé, Salce, 1946: la gara della pastasciutta.
Le macchine da benedire
Nel 1964 lo spiazzo davanti all’Osteria Supani serve per la benedizione delle macchine agricole; in primo piano, dice la didascalia, c’è Luigi Coletti. È l’anno in cui il Gruppo Alpini di Salce riceve il suo gagliardetto. Il Gruppo, però, aveva la sua insegna altrove, al Bar «Da Narciso» di Col di Salce, e il rancio sociale del gennaio 1965 lo fece all’osteria «All’Appalto» dell’alpino Primo Pol. Salce aveva più di un’osteria, e ognuna aveva la sua gente.
«Cara Santola Supani»
Il ricordo più vivo dell’osteria non sta in una didascalia ma in una poesia. Luigina Tavi, poetessa dialettale nata a Salce, la scrisse il 4 novembre 1996; il Col Maòr la pubblicò nel primo numero del 2004, annunciando la sua collaborazione al giornale. Si intitola «…rivive momenti…» e comincia alla fermata della corriera: «Co spète l’autubus / a Salce, da Supani». In quel momento la vecchia osteria è coperta di impalcature, senza tetto e senza intonaco, con gli operai al lavoro; e chi aspetta la corriera, guardandola, torna bambina.
Rivede il padre, Luigi Tavi, artigliere da montagna e Cavaliere di Vittorio Veneto, giocare alla morra alla tavola di pietra fuori dalla porta; gli uomini alle carte, dentro; chi ordina «n’ombra» appoggiato al banco. E rivede «la vècia parona», che serviva tutti e che per lei era la madrina: «Cara Santola SUPANI». Dall’osteria si scendeva alla stalla, dove c’era «la tó cara vachèta»; e anche il Santol, finito il lavoro, si gustava in pace «an scudelòt de fasói». Poi arriva la corriera, e quei ricordi restano, scrive, «vivi dentro de mi».
Quello che non sappiamo ancora
Le didascalie dicono soltanto «Salce». Non sappiamo con certezza dove si trovasse la casa, fino a quando l’osteria rimase aperta, chi fosse la «Santola Supani» e che cosa sia diventato l’edificio dopo i lavori del 1996. Nella poesia, fra le cose che non ci sono più, Luigina Tavi nomina anche «al dógo de i sbò’c»: lo stesso luogo compare in un racconto di Paolo Tormen su Col di Salce. Che cos’era, e dov’era?
Aiutaci a ricordare
Ricordate dove si trovava l’Osteria Supani, e che cosa c’è oggi in quella casa? Sapete chi era la «Santola Supani», o fino a quando l’osteria restò aperta? Conservate una fotografia dell’insegna, dell’interno o delle feste che vi si tenevano? Riconoscete le altre persone nella foto delle bocce del 1941? Scrivici: ogni informazione viene verificata prima di essere aggiunta.
Le date
| novembre 1939 | Tecla Ranon fotografata davanti all’Osteria Supani |
| 1941 | Si gioca a bocce davanti all’osteria |
| 1946 | La gara della pastasciutta |
| 1964 | Benedizione delle macchine agricole davanti all’osteria |
| 4 novembre 1996 | Luigina Tavi scrive «…rivive momenti…»: la vecchia osteria è in restauro |
| 2004 | La poesia esce sul Col Maòr, n. 1 |
Nel grafo di MEMORIA
- Salce, 1946: la gara della pastasciutta, la fotografia che aspetta i suoi nomi
- Col di Salce, con il Bar «Da Narciso», prima casa del Gruppo
- Un anno di lutto, poi il gagliardetto: il 1964 del Gruppo Alpini
- Salce, il paese
Le fonti di questa storia
- Libro del 60° anniversario del Gruppo Alpini di Salce (2024), pp. 72, 99, 107, 109
- Col Maòr n. 1/2004, p. 14: Luigina Tavi, «…rivive momenti…» (4 novembre 1996)
- Col Maòr n. 3/1964 (il Bar «Da Narciso», sede del Gruppo) e n. 6/1964 (il rancio all’osteria «All’Appalto» di Primo Pol)