Monumento ai Caduti di Salce

Memoria · Luoghi di Salce

Domenica 2 aprile 1967 Salce inaugurò il suo monumento ai Caduti delle due guerre, con una sfilata di cittadini e di alpini. Sopra c’erano i nomi di tutti: i caduti in guerra, i dispersi, i caduti civili, «senza alcuna eccezione». Così aveva deciso il comitato che lo aveva voluto, e proprio quella scelta, poche settimane dopo, sarebbe arrivata fino in Parlamento.

Ottanta capifamiglia

Il primo annuncio era comparso sul Col Maòr già nel 1964: si pensava di costituire un comitato. Il 29 giugno 1965 circa ottanta capifamiglia si riunirono e gli diedero vita. Lo presiedeva il sindaco di Belluno, Annibale De Mas; a coordinarlo era Mario Dell’Eva. Nel verbale del luglio successivo il Comitato mise per iscritto la decisione che avrebbe fatto discutere: sul monumento sarebbero entrati i nomi di tutti i caduti, dei dispersi e dei caduti civili.

Intanto si raccoglievano i fondi. A metà del 1965 erano 800 mila lire. Il Gruppo Alpini ne versò quasi 80 mila in due anni, e il Col Maòr poteva scrivere che soci e consiglieri avevano fatto «da spalla destra al Comitato».

Il progetto porta la firma di Giovanni Dal Pont, che del Gruppo Alpini di Salce era stato il primo capogruppo. Il monumento nasceva a poco più di vent’anni dalla fine della seconda guerra mondiale, per ricordare tutti i caduti della comunità. Sta a Salce, nel comune di Belluno.

Fino in Parlamento

Il giorno dell’inaugurazione l’oratore ufficiale fu l’onorevole Arnaldo Colleselli, e alla cerimonia erano presenti i rappresentanti di tutte le parti. Due giorni dopo, il 4 aprile, Tina Merlin contestava su «L’Unità» la scelta del Comitato. Il 16 maggio l’onorevole Mario Lizzero si rivolse con un’interrogazione ai ministri dell’Interno e della Difesa: chiedeva che il monumento fosse rimosso.

A giugno il Col Maòr rispose che nessuno doveva farne occasione di «speculazione politica o di parte». Il monumento è rimasto dov’era, e nel 2017 Salce ne ha ricordato i cinquant’anni con una serata.

Di quella domenica di aprile il Libro del 60° anniversario del Gruppo pubblica due fotografie della sfilata, con il credito «Foto Eddy». Chi si firmasse così resta ancora da chiarire.

Un nome che manca

Un monumento pensato per «tutti i nomi» ne ha dimenticato almeno uno. Nel marzo 2006 il Col Maòr segnalò che il nome di Luigi Triches, sepolto a Prade, sul monumento non è scritto.

Dall’archivio

  • Col Maòr n. 3, giugno 1967 — «Salce ha il SUO Monumento»: la notizia dell’inaugurazione e il contributo del Gruppo.
  • Col Maòr n. 4, dicembre 2005 — «Accadeva nel 1965»: la nascita del Comitato.
  • Col Maòr n. 2, agosto 2014 — «Quella volta che la riappacificazione finì in Parlamento», di Roberto De Nart, pubblicato anche su questo sito.

Nel grafo di MEMORIA

  • Mario Dell’Eva — coordinatore del Comitato.
  • Giovanni Dal Pont — progettista, primo capogruppo del Gruppo Alpini di Salce.
  • Annibale De Mas — sindaco di Belluno, presidente del Comitato.
  • Arnaldo Colleselli — oratore ufficiale dell’inaugurazione.
  • Col di Salce — il paese sul cui sagrato sorge il monumento.

Le date

1964 Il Col Maòr annuncia l’intenzione di costituire un comitato.
29 giugno 1965 Circa ottanta capifamiglia danno vita al Comitato.
luglio 1965 Il verbale stabilisce di iscrivere i nomi di tutti i caduti.
2 aprile 1967 Inaugurazione del monumento.
4 aprile 1967 Articolo di Tina Merlin su «L’Unità».
16 maggio 1967 Interrogazione dell’on. Mario Lizzero.
2017 Serata per i cinquant’anni del monumento.

Le fonti di questa storia

  • Col Maòr n. 3, giugno 1967, pp. 6-7.
  • Col Maòr n. 4, dicembre 2005, p. 15; n. 1, marzo 2006, p. 3.
  • Col Maòr n. 2, agosto 2014, p. 16.
  • «A spas par al loc», testo per il cinquantesimo del monumento, 2017.
  • Gruppo Alpini «Gen. Pietro Zaglio» di Salce, libro del 60° anniversario, 2024, p. 49.

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