Maestro, giornalista, segretario del Gruppo: l’uomo che per trentotto anni scrisse il Col Maòr
Il primo numero uscì il 1° aprile 1964, e non era stampato: era ciclostilato. Qualcuno aveva scelto il nome del giornale – quello di un colle di Salce – e aveva spiegato perché, in un articolo firmato con una sigla breve: «Dem.». Quello stesso qualcuno aveva scritto anche la frase che il Col Maòr si porta dietro da sessant’anni: «Esce quando può; non è un numero unico, ma ogni numero è unico».
Era Mario Dell’Eva, maestro elementare, alpino, segretario del Gruppo. Nel 2004, ricostruendo quarant’anni di giornale, il Col Maòr lo dirà così: «ideato, scritto e ciclostilato da Mario Dell’Eva».
Colui che aveva iniziato
Mario era nato il 28 gennaio 1923. Quando il 19 marzo 1963 una cinquantina di alpini di Salce decise di costituirsi in Gruppo, lui ne era il segretario fin dal primo giorno. L’inaugurazione ufficiale, rinviata di un anno per il lutto del Vajont, arrivò solo il 25 ottobre 1964; ma già nell’aprile di quell’anno, presentando le prime cariche, il capogruppo Giovanni Dal Pont volle ringraziare in pubblico «l’alpino Mario Dell’Eva che ha iniziato e molto abilmente ha saputo portarci a questa unione». Nelle prime cariche Mario era segretario e cassiere. La nascita del Gruppo, insomma, porta anche la sua firma.
Il giornale diventò il filo che teneva insieme il Gruppo. Mario lo guidò per 234 numeri, dal 1964 al 2002, raccontando assemblee, feste, lutti e Adunate. Dal febbraio 1987 il Col Maòr diventò anche il «Notiziario della Sezione di Belluno e Gruppo A.N.A. di Salce», e i suoi articoli firmati «Dem.» arrivarono a tutta la Sezione. Sul sito se ne può leggere uno, «Non mi piggiano…», scritto nel 1965 per ricordare il generale Antonio Cantore; gli altri aspettano nell’archivio del Col Maòr.
Un monumento per Salce
Il giornale non gli bastava. Fra il 1965 e il 1967 coordinò il Comitato che, presieduto dal sindaco di Belluno Annibale De Mas, diede a Salce il suo Monumento ai Caduti. Lo progettò Giovanni Dal Pont, e il 2 aprile 1967 fu inaugurato con i nomi dei caduti della comunità. Con don Gioacchino Belli, Mario firmò anche il libro «La Parrocchia di Salce».
Della sua vita a Salce, prima e fuori dagli Alpini, le carte lasciano intravedere qualche lampo: nel 1952 il «maestro elementare Mario Dell’Eva» sale sul palco dell’asilo come interprete dell’operetta «Marco il pescatore»; mezzo secolo dopo organizza la festa per i cinquant’anni della schola cantorum.
Dalla penna alla Sezione
Per molti anni Mario fu anche segretario della Sezione ANA di Belluno, e nel 1996 ne divenne presidente. Scrisse libri sulla Sezione, sul 7° Alpini, sulla Divisione «Pusteria», sul rifugio del Visentin; fu addetto stampa della Sezione e, per un periodo, nel comitato di redazione de «L’Alpino». La città di Belluno gli conferì il Premio San Martino.

Nel 2002 lasciò il Col Maòr. Morì nell’autunno del 2003, e il Col Maòr di dicembre gli dedicò il suo ricordo: «Ciao Mario, ciao Dem – Sei andato avanti». Il giornale che aveva inventato gli è sopravvissuto: Ezio Caldart lo fece ripartire, e più di sessant’anni dopo quel primo numero ciclostilato esce ancora quando può.
Dalle sue parole
Esce quando può; non è un numero unico, ma ogni numero è unico.
Mario Dell’Eva, Col Maòr n. 1, aprile 1964
Le date
| 28 gennaio 1923 | Nasce Mario Dell’Eva. |
| 1952 | Interprete dell’operetta «Marco il pescatore» all’asilo di Salce. |
| 19 marzo 1963 | Si costituisce il Gruppo Alpini di Salce: lui ne è il segretario. |
| 1° aprile 1964 | Esce il n. 1 del Col Maòr, ideato, scritto e ciclostilato da lui. |
| 25 ottobre 1964 | Inaugurazione ufficiale del Gruppo e del gagliardetto. |
| 1965 – 1967 | Coordina il Comitato per il Monumento ai Caduti di Salce. |
| 2 aprile 1967 | Inaugurazione del Monumento ai Caduti. |
| febbraio 1987 | Il Col Maòr diventa il «Notiziario della Sezione di Belluno e Gruppo A.N.A. di Salce». |
| 1996 | Diventa presidente della Sezione ANA di Belluno. |
| 2002 | Lascia il Col Maòr dopo 234 numeri. |
| 2003 | Muore (il 10 ottobre, secondo il libro del 60° anniversario); il Col Maòr di dicembre lo ricorda. |
Nel grafo di MEMORIA
- Egidio Piacentini, l’amico veronese del «Belluno», che nel 1976 gli affidò la sua lettera d’addio
- «Esce quando può»: sessant’anni di Col Maòr, la storia del giornale che fondò
- La nascita del Gruppo Alpini di Salce, 1963-1964
- Il Monumento ai Caduti di Salce, inaugurato il 2 aprile 1967
- Beppe Giaccone, alpino di San Damiano d’Asti e suo amico
- Antonio «Toni» Tamburlin, di cui nel 1992 annunciò il debutto come alfiere
- Antonio «Toni» Fratta, con lui a Portomaggiore nel 2001
- Giovanni Dal Pont, primo capogruppo; don Gioacchino Belli, coautore; Ezio Caldart, che nel 2004 fece ripartire il Col Maòr
- Così scriveva il Dem: i suoi articoli sul sito
Le fonti di questa storia
- Col Maòr n. 1, aprile 1964, pp. 1-4; n. 4, 1964, p. 7.
- Col Maòr, dicembre 2003 (ricordo di Mario Dell’Eva).
- Col Maòr n. 1, 2004, pp. 1-2, «40 anni di impegno e solidarietà 1964-2004».
- Col Maòr n. 2, 2005, p. 14; n. 3, 2024, p. 16.
- Gruppo Alpini «Gen. Pietro Zaglio» di Salce, libro del 60° anniversario, 2024.
- «La Parrocchia di Salce», con don Gioacchino Belli.