Il decano del Gruppo, il «vecio muratore» della fontana di Giamosa, il nonno di tutti
Nel novembre del 2014, a ottantasette anni, Ernesto Barattin decise di «mettere giù lo zaino». Lo disse così, all’assemblea del Gruppo, «per raggiunti limiti di età». Il Consiglio non lo lasciò andare del tutto: lo nominò consigliere emerito. E il Col Maòr, raccontando la serata, aggiunse la frase che tutti a Salce avrebbero sottoscritto: «Resterà sempre, infatti, il nostro caro “Nòno Ernesto”!»
Quel soprannome non era un titolo onorifico. Se l’era guadagnato in trent’anni di presenze, di lavori fatti con le mani, di feste in cui il Gruppo si sentiva un po’ la sua famiglia.
Un nome che torna
Ernesto era nato il 28 ottobre 1927. Nel Col Maòr compare la prima volta nel 1987, con le condoglianze per la morte della madre; poi nel 1990, quando il giornale ne segue il ricovero e la convalescenza. Sono le notizie che un piccolo notiziario di paese dà degli amici. Ma dal dicembre del 1993, quando l’assemblea lo elegge nel Consiglio per il triennio successivo, il suo nome comincia a comparire anche fra quelli di chi il Gruppo lo manda avanti. Sarà rieletto nel 1999 e ancora nel 2011, quando aveva più di ottant’anni e Cesare Colbertaldo diventava capogruppo.
I veci muratori
Più delle cariche, però, contano i lavori. Nel 1997 Ernesto è uno dei sette soci che restaurano la vecchia fontana di Giamosa: centosettantacinque ore di lavoro gratuito, divise fra lui, Caldart, Donadel, D’Incà, Girardi e i Tormen. Nel giugno del 2003, all’esercitazione triveneta di Protezione Civile «Pasubio 2003», il Col Maòr lo segnala con Mario De Luca come uno dei «veci muratori» del Gruppo. Con loro, quel giorno, c’erano anche Toni Fratta, Cesare Colbertaldo e Giuseppe Savaris.
Nel 2005 la scena cambia ma lo spirito è lo stesso. Con il capogruppo Ezio Caldart e con Cesare Colbertaldo entra nella scuola elementare di Giamosa per l’iniziativa «Un libro per la Bosnia». Lo stesso anno sfila all’Adunata nazionale di Parma accanto a Toni Fratta e a Bepi Savaris.

Ottant’anni
Il 28 ottobre 2007 gli amici alpini si presentano con una torta. Ernesto compie «i suoi primi 80 anni», scrive il Col Maòr, e nella fotografia è lui a tagliarla, circondato dagli amici. Un mese dopo, all’assemblea annuale del 25 novembre, il Gruppo gli consegna una pergamena con medaglia d’oro «per la dedizione, l’intensa ed appassionata attività svolta in favore del Gruppo». Accanto a lui, nella foto, ci sono il vicesindaco Franco Gidoni e l’assessore provinciale Quinto Piol; quell’anno il giornale lo chiama «Consigliere anziano».


Nel 2008 è lui ad allevare l’agnello che fa da primo premio alla lotteria, e l’anno dopo, alla cena per la Protezione Civile, il primo premio è di nuovo «l’agnello di “nonno” Ernesto». Nel 2012, da decano, premia il «Gran Maestro del Brùf». Sono piccole cose, e il Col Maòr le annota con l’affetto che si riserva ai nonni.
Ernesto e Lidia
Accanto a lui c’è sempre Lidia. Si erano sposati nel 1954, e il giornale del Gruppo ha seguito il loro matrimonio come si segue quello di parenti stretti: le nozze di rubino nel 1994, quando avevano tre figli e un nipotino; le nozze d’oro nel novembre 2004, con un omaggio floreale all’assemblea dei quarant’anni del Gruppo; i sessant’anni di matrimonio nel 2014, festeggiati al pranzo sociale, proprio nell’anno in cui Ernesto lasciava il Consiglio.

Il congedo
Ernesto morì nel 2016, «a pochi giorni dal compimento del suo 89° compleanno», come scrisse il Col Maòr di dicembre salutando il «mitico “nono Ernesto”». Il ricordo, firmato Cesare, lo definiva «davvero un prototipo d’Alpino» e si chiudeva con un pensiero per Lidia e i figli.
Di lui restano soprattutto fotografie in cui sta in mezzo agli altri: ai banchi di una scuola, al taglio di una torta, a un pranzo sociale con la moglie. E una fontana a Giamosa che, nel 1997, sette alpini rimisero in piedi con le loro mani.
Le date
| 28 ottobre 1927 | Nasce Ernesto Barattin: il 28 ottobre 2007 compie «i suoi primi 80 anni» (Col Maòr n. 4/2007) |
| 1954 | Sposa Lidia: nel novembre 2004 festeggiano i cinquant’anni di matrimonio |
| dicembre 1993 | Eletto nel Consiglio del Gruppo per il 1994-96 |
| 1997 | Uno dei sette soci che restaurano la fontana di Giamosa: 175 ore di lavoro volontario |
| dicembre 1999 | Rieletto consigliere |
| 15 giugno 2003 | Volontario all’esercitazione di Protezione Civile «Pasubio 2003» |
| 2005 | «Un libro per la Bosnia» a Giamosa; Adunata nazionale di Parma |
| 25 novembre 2007 | Riceve pergamena e medaglia d’oro all’assemblea annuale |
| 2011 | Ancora eletto consigliere, quando Cesare Colbertaldo diventa capogruppo |
| 2014 | Nominato consigliere emerito; festeggia con Lidia i 60 anni di matrimonio |
| 2016 | Muore, pochi giorni prima di compiere 89 anni |
Nel grafo di MEMORIA
- Ernesto Barattin, «Nòno Ernesto»: una vita dentro il Gruppo, il racconto dalle pagine del Col Maòr
- Antonio «Toni» Fratta, con lui a «Pasubio 2003» e all’Adunata di Parma del 2005
- Antonio «Toni» Tamburlin, l’alfiere, compagno di Consiglio
- Lidia Barattin, la moglie
- Ezio Caldart e Cesare Colbertaldo, capigruppo; Mario De Luca, l’altro dei «veci muratori»
Le fonti di questa storia
- Col Maòr n. 2/1987; n. 2 e n. 3/1990; n. 6/1993; n. 6/1994; n. 5/1997 (fontana di Giamosa); n. 6/1999
- Col Maòr dicembre 2003 (Pasubio 2003); n. 3/2004; n. 2/2005; n. 4/2007 (80 anni e assemblea del 25 novembre); n. 1/2008; n. 1/2009; n. 4/2011; n. 4/2012
- Col Maòr n. 4/2014 e relazione morale all’assemblea del 29 novembre 2014
- Col Maòr n. 4/2016, p. 13
- Fotografie: archivio del Gruppo Alpini di Salce e del Col Maòr
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