Ernesto Barattin, “Nòno Ernesto”: una vita dentro il Gruppo

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Ci sono persone che entrano nella storia attraverso un’impresa eccezionale. E ce ne sono altre che vi entrano in un modo forse ancora più autentico: esserci, anno dopo anno.

Il 28 ottobre 2007 gli amici alpini si presentano con una torta: Ernesto Barattin compie ottant’anni. Il Col Maòr pubblica la fotografia con una didascalia affettuosa, «“Nonno” Ernesto taglia la torta», e per una volta il suo nome sta al centro della pagina.

Di solito non è così. Sfogliando i vecchi numeri del Col Maòr, il nome di Ernesto torna di continuo, ma quasi sempre di lato: in una notizia di famiglia, in un elenco di volontari, fra quelli che sostengono il giornale. È da queste righe sparse, messe una accanto all’altra, che MEMORIA prova a ricomporre l’uomo che molti chiamavano semplicemente “Nòno Ernesto”.

Ernesto e il Gruppo Alpini di Salce

Nelle pagine del giornale il legame fra Ernesto e gli Alpini di Salce non ha l’aspetto di una tessera in tasca. Somiglia piuttosto a quello di una famiglia allargata, che si accorge quando uno dei suoi è in difficoltà.

Ernesto Barattin con Cesare Colbertaldo ed Ezio Caldart nella palestra della scuola elementare di Giamosa, 2005
Giugno 2005, scuola elementare di Giamosa: con il capogruppo Ezio Caldart, i consiglieri Ernesto Barattin e Cesare Colbertaldo per l’iniziativa «Un libro per la Bosnia». (Col Maòr n. 2/2005)

Nel 1987 Ernesto perde la madre, e il Col Maòr gli porge le condoglianze, anche a nome dei soci del Gruppo di Salce. Nel 1990 le notizie brevi sono due: prima il ricovero e l’intervento chirurgico, poi la convalescenza. Entrambe le volte il giornale gli fa arrivare gli auguri del Consiglio e dei soci. Sono poche righe, di quelle che si leggono in fretta; a rileggerle oggi, dicono che cosa voleva dire far parte di un Gruppo alpino di paese.

Ernesto e Lidia: quarant’anni insieme

Nel 1994 nelle pagine del Col Maòr entra la famiglia. Ernesto e la moglie Lidia festeggiano le nozze di rubino, quarant’anni di matrimonio, con accanto i tre figli e un nipotino. Il Consiglio direttivo e il giornale si uniscono alla festa con i loro auguri.

Ernesto e Lidia Barattin nel giorno dei 60 anni di matrimonio, 2014
«Quando l’amore dura una vita…»: nel 2014, al pranzo sociale del Gruppo, Ernesto e Lidia festeggiano i 60 anni di matrimonio. (Col Maòr n. 4/2014)

È una notizia minima, ma grazie a lei Ernesto smette di essere soltanto un nome negli elenchi del Gruppo e diventa anche un marito, un padre, un nonno. Forse è anche da lì che viene il soprannome con cui tanti lo ricordano.

Ernesto Barattin taglia la torta del suo ottantesimo compleanno insieme agli amici alpini, 2007
«“Nonno” Ernesto taglia la torta con cui gli amici alpini hanno voluto festeggiare i suoi primi 80 anni»: 28 ottobre 2007. (Col Maòr n. 4/2007)

Quando c’era da lavorare, Ernesto c’era

Nel 1997 il Col Maòr dà conto di un lavoro fatto dagli alpini a titolo volontario, e lo fa con numeri precisi: sette soci, 175 ore di lavoro gratuito in tutto. Uno dei sette è Ernesto Barattin. Il giornale li descrive come pochi uomini, ma efficienti e volenterosi, contenti di aver fatto qualcosa «per la nostra gente» e per il buon nome del Gruppo. Basta quel nome, in una lista di sette, per immaginarlo con gli attrezzi in mano.

Alpini del Gruppo di Salce al lavoro alla fontana di Salce, fra loro Ernesto Barattin
Il Gruppo al lavoro per la pulizia e la ricostruzione della fontana di Salce: Silverio Tormen e il figlio Paolo con “nono” Ernesto Barattin e Mario De Luca. La fotografia accompagna il ricordo «Alpino semplice, anzi semplicemente Alpino».

Anche il Col Maòr porta il suo nome

Il suo nome compare anche negli elenchi di chi contribuiva al Col Maòr. Il giornale nato insieme al Gruppo ha attraversato decenni di vita di Salce anche grazie a lettori come lui, che lo sostenevano perché sentivano quelle pagine come cosa propria. Oggi è proprio il Col Maòr a restituirci Ernesto: il giornale che lui aiutava a tenere in vita ha conservato le tracce della sua.

2007: un grazie che rimane

Un mese dopo la torta degli ottant’anni, il 25 novembre 2007, il Gruppo tiene la sua assemblea annuale, la quarantatreesima. La giornata comincia con l’alzabandiera, la Messa celebrata dal parroco don Tarcisio Piccolin e gli onori ai Caduti; poi gli alpini si ritrovano nella sede del Gruppo. Il capogruppo Ezio Caldart legge la sua relazione e, davanti a tutti, consegna al consigliere Ernesto Barattin una pergamena e una medaglia d’oro.

Ernesto Barattin con la pergamena e la medaglia d'oro tra il vicesindaco Franco Gidoni e l'assessore provinciale Quinto Piol, 25 novembre 2007
25 novembre 2007: Ernesto Barattin, «Consigliere anziano del Gruppo di Salce», con la pergamena e la medaglia d’oro «per la dedizione, l’intensa ed appassionata attività svolta in favore del Gruppo», tra il vicesindaco Franco Gidoni e l’assessore provinciale Quinto Piol. (Col Maòr n. 4/2007)

La fotografia lo mostra con la pergamena e la medaglia, fra il vicesindaco e l’assessore provinciale, davanti al suo Gruppo. Quello che il Col Maòr aveva raccontato a pezzi, un anno dopo l’altro, in quell’immagine si vede tutto insieme.

Le tracce che restano

Il Col Maòr lo ha seguito fino all’ultimo. Nel numero 4 del 2016 dà la notizia della sua morte, avvenuta «a pochi giorni dal compimento del suo 89° compleanno».

Le carte ci consegnano solo alcuni frammenti della vita di Ernesto Barattin. Ma MEMORIA funziona così: un nome in una vecchia didascalia porta a un’altra pagina, la pagina a una fotografia, la fotografia a un ricordo; e il ricordo, a volte, alla voce di qualcuno che lo ha conosciuto davvero.

Aiutateci a raccontare Nòno Ernesto

Se avete conosciuto Ernesto Barattin, se ricordate il suo servizio militare, il reparto nel quale prestò servizio, il suo lavoro, gli anni trascorsi nel Gruppo Alpini di Salce, un episodio, una frase, una fotografia o semplicemente il motivo per cui tutti lo chiamavano “Nòno Ernesto”, raccontatecelo.

E se in un cassetto c’è una sua fotografia, non è detto che sia soltanto una foto di famiglia: potrebbe essere il prossimo pezzo di questa storia. Magari proprio quella di una giornata d’ottobre del 2007, con una torta e gli amici alpini attorno.

Dietro ogni penna nera c’è una persona: ritratti, biografie e testimonianze raccolte dal Gruppo Alpini di Salce. Puoi leggere gli altri volti raccontati qui.

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