Veniva da Verona, faceva il farmacista sul Garda, e di Belluno diceva di sentirsi «come un figlio adottivo». Egidio Piacentini non fu mai socio del Gruppo di Salce, ma ne fu amico fino all’ultimo giorno, e anche oltre.
Sulle Tofane e alla Bainsizza
Nella Grande Guerra Piacentini era ufficiale del battaglione Belluno. Combatté sulle Tofane e sulla Bainsizza, dove il 26 agosto 1917 si guadagnò una medaglia di bronzo al valor militare, come il suo sergente Silvio Dell’Eva. Dopo Caporetto conobbe l’umiliazione del campo di prigionia austriaco.
Richiamato nel 1940, dopo l’8 settembre 1943 fu catturato dai tedeschi: si era sacrificato per far scappare tutti i suoi soldati da un convalescenziario militare. Per la seconda volta nella vita, sopportò la prigionia.
Un farmacista con la penna nera nel cuore
Laureato in farmacia, esercitò la professione a Malcesine, sul lago di Garda, dove visse fino alla morte e dove fondò il Gruppo Alpini. Il Col Maòr lo ricorda coraggioso e faceto, a volte pungente nei giudizi, spesso in versi satirici, ma sempre allegro, intelligente e acuto.
Dei bellunesi con cui aveva combattuto non si dimenticò mai: il legame più stretto era con i sottufficiali Primo De Min, Silvio Dell’Eva e Angelo Schiocchet. E fu un sostenitore generoso del Col Maòr, il giornalino del Gruppo di Salce.
Con le Penne Bianche a Conegliano, 1972
Il 3 settembre 1972 Conegliano festeggiava il centenario delle truppe alpine con l’adunata triveneta. Pioveva, ma migliaia di alpini sfilarono lo stesso lungo via Garibaldi, fino al Duomo. Lo racconta il giornale della Sezione di Conegliano, «Fiamme Verdi» del dicembre 1972.
Tra loro c’era anche il drappello delle «Penne Bianche», gli ufficiali superiori. Il primo nominato è il tenente colonnello Egidio Piacentini di Malcesine, «già del Btg. Belluno». Con lui marciavano altri due reduci dello stesso battaglione: il colonnello medico Emilio Sartorelli di Udine e il colonnello Momola di Conegliano.

La lettera del 1976
Il 30 giugno 1976 scrisse a Mario Dell’Eva, il «dem», una lettera da aprire dopo la sua morte. Sentiva le forze calare e voleva sistemare le sue cose «secondo il mio gusto». In fondo, un poscritto: «Allego assegno per il Gruppo di Salce».

Naturalmente non posso dimenticare Belluno, di cui mi sento come un figlio adottivo, perchè amo non solo gli alpini del Belluno, ma la Città e quella gran parte della sua provincia che ho potuto visitare.
Egidio Piacentini a Mario Dell’Eva, 30 giugno 1976
Morì all’ospedale di Negrar, a 86 anni, dopo un delicato intervento. Nel 1980 il Col Maòr pubblicò la sua lettera e lo salutò così: «Grazie Egidio, per l’amicizia di cui mi hai onorato e per il ricordo che hai avuto per il “Col Maor” e per il Gruppo di Salce». Ai funerali, con il «dem», c’erano Benciolini di Verona, Forcellini di Mantova, De Menech di Belluno, che con lui avevano combattuto, e Arrigoni di Padova.
Hai una fotografia di Egidio Piacentini?
Non abbiamo ancora un ritratto di Egidio Piacentini né una foto dei suoi incontri con gli Alpini di Salce. Se ne conservi una, o una sua lettera, scrivici: ogni informazione viene verificata prima di essere aggiunta.
Fonte: Col Maòr, n. 2/1980, articolo firmato «dem».